Sul Caos e l’Editoria

Negli ultimi giorni, quando brontolo per il lavoro che non va, amici e conoscenti se ne escono con

“Ma non ti lamentare che ti sei trovato una carriera da scrittore”

convinti che lo scrivere libri sia un ottimo metodo per arricchirsi. Purtroppo, non è così. I dati  parlano chiaro

In Italia ci sono 9676 case editrici e buona parte di loro non pubblica beppure un libro l’anno.Nei tavoli dei redattori delle case editrici arrivano circa 300.00 manoscritti l’anno. E’ probabile che vi siano in giro più scrittori che lettori

I 131.000 libri distribuiti ogni anno dalla Feltrinelli vendono in media 10 copie ognuno.

Si stampano 60.000 volumi l’anno, di cui il 50% non vende neppure una copia.

Per farla breve, citando sempre il Cigno Nero, il mondo dell’editoria è un Estremistan, dove pochi prosperano ai danni di tanti, tanti falliti.

I motivi sono di ordine culturale e matematico. Il primo è abbastanza ovvio: l’alfabetizzazione di massa, grazie al cielo, ha eliminato qualsiasi barriera per accedere e per produrre sapere. Chiunque voglia mettere su carta qualche pensiero, a differenza della precedente storia dell’Umanità, può farlo senza problemi.

Il che ha avuto l’effetto collaterale di generare tanto rumore di fondo che può nascondere le poche buone idee che possono saltare fuori (anche perchè in Italia è diffusa la strana opinione che si possa produrre narrativa senza una minima cognizione tecnica e senza fatica alcuna… Non è così. Leggete i manuali di scrittura creativa e seguite i loro consigli)

Il secondo è più sottile. I sistemi relazionali, sia ecologici, sia economici, sia sociali, sono basati su reti a feedback e queste generano sistemi caotici, dalle interessanti proprietà:

  • Autosomiglianza, ciò che avviene nel piccolo, avviene anche nel grande
  • Dipendenza dalle condizioni iniziali, variazioni infinitesimali delle cause, provocano effetti totalmente differenti
  • Autopoiesi, con la presenza inevitabile di catastrofi nel sistema
  • La non validità della legge dei grandi numeri, ossia tendono a verificarsi eventi strani e le risorse disponibili, invece che distribuirsi equamente, tendono a concentrarsi in pochi picchi.

Per farla breve: in qualsiasi sistema economico che coinvolga più di tre persone, sia questo capitalista, comunista, socialista o chi più ne ha, ne metta, ci saranno sempre crisi.

Sempre in economia, non esistono leggi miracolose, visto che non si possono prevedere gli effetti a  medio termine delle scelte compiute. Chi ha salvato le banche, un paio d’anni fa, non sospettava che  questa azione avrebbe provocato la crisi del debito sovrano, ma non per incompetenza o per dolo, ma per  deficit previsionale.

Per cui, dubitate di qualsiasi politico che si proponga di salvare l’Italia con decreti, si chiami  Monti, Berlusconi o Bersani. Chi dice questo o è ignorante o al confronto il Maestro do Nascimento è un  dilettante.

Ed esisteranno sembre delle ripartizioni diseguali di ricchezza e reddito che la legge e la volontà umana possono mitigare, ma non eliminare.

Nel caso dell’editoria ? Pochi titoli si spartiranno tutta la torta, mentre il resto si litigherà le briciole… I vincenti potranno esserlo per merito, per tempistica o semplice, imperscrutabile fortuna.

Quindi se pubblicate un romanzo, un grande in bocca al lupo…

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Lisa Borgiani

Se vi è un’artista e fotografa multiforme, questa è Lisa Borgiani. Ha cominciato dai reportages, avendo parecchi amici che li fanno di mestiere, vi assicuro che per scattare quel tipo di foto serve fatica, sacrificio, dedizione e occhio, per poi passare ad una sperimentazione che, a suo modo, attualizza le ricerche rinascimentali sulla città ideale.

Ora è concentrata sull’autoritratto e sulla rielaborazione delle visioni di Piranesi: il primo tema, il liberarsi dalle maschere per svelare il proprio io profondo è un atto di coraggio.

Il secondo è un riflettere sul mondo attuale. Piranesi, con i suoi capricci, le carcere e le visioni di Roma, non vuole rappresentare.

La prospettiva non costruisce lo spazio, ma i modi in cui l’architettura può essere sognata. Il desiderio domina sulla ragione. Le immagini non risultano frammenti di passato o visioni congelate del presente, ma dispositivi ludici che utilizzano ricordi e sogni.

Piranesi anticipa la società dello spettacolo e del virtuale e contemporaneamente ne critica la potenza ipnotica e alienante. E con le sue rielaborazioni, Lisa recupera e attualizza l’energia eversiva, contro il conformismo del senso comune.

Così Lisa compie un’azione simile a quella compiuta nello steampunk de Il Canto Oscuro. Proiettare i nostri incubi nel Passato, per riflettere sulle contraddizioni del Presente

Per scoprire il suo universo intellettuale, ecco un’intervista su Quaz Art

Romanico lombardo

Per una volta, non parlo del romanzo… Anche perchè sospetto sia palloso sentire ogni volta quant’è bello, quanto è fico e compratelo altrimenti non riesco a pagare la rata del mutuo.

Mi piacerebbe invece segnalare, per chi abita in Lombardia, l’evento Romanico in Lomellina... L’occasione per scoprire luoghi affascinanti, ma ignorati dal turismo tradizionale ed esplorare le origini italiane di questo stile architettonico

La scrittura

La scrittura è un rito religioso: è un ordine, una riforma, una rieducazione al riamore per gli altri e per il mondo come sono e come potrebbero essere. Una creazione che non svanisce come una giornata alla macchina da scrivere o in cattedra. La scrittura resta: va sola per il mondo. Tutti la leggono, vi reagiscono come si reagisce a una persona, a una filosofia, a una religione, a un fiore: può piacergli o meno. Può aiutarli o meno. La scrittura prova delle emozioni per dare intensità alla vita: offri di più, indaghi, chiedi, guardi, impari e modelli: ottieni di più: mostri, risposte, colore, forma e sapere. All’inizio è un atto gratuito. Se ti fa guadagnare tanto meglio.

La cosa peggiore, peggiore di tutte, sarebbe vivere senza scrittura

Sylvia Plath

Michela Ezekiela Riba

Ieri, mentre frugavo nella posta condominiale, il postino è pigro e spesso si dimentica di infilare la corrispondenza nella cassetta giusta, ho trovato una lettera della pittrice Michela Ezekiela Riba.

La apro… Michela, augurandomi un grande in bocca al lupo per Il Canto Oscuro, mi ha spedito un segnastorie per il mio libro, realizzato con le sue mani.

Gesto che mi ha commosso. Michela, in un mondo sempre più affogato nella Bruttezza, è una delle poche artiste che crede nella forza dirompente e rivoluzionaria del Bello.

Così definisce la sua pittura

Il più grande ostacolo alla comprensione di un’ opera d’ arte
è quello di voler capire
capire…
bho?! un parolone
io noto solo il brutto delle cose…
eliminandolo ne rimane il bello

La bellezza e le dimesioni dei suoi quadri sono stranianti. Come gli Houyhnhnms a Gulliver, ci mostrano la piccolezza di ciò che siamo, ricordando ciò che dovremmo essere

On Art

Pubblico una bella riflessione sull’Arte di Mia de Schur

Art is the material trace that every human being leaves behind as the thinking process develops; it is like the humble trail of the snail on its way to the present —which is both eternal and limited in time and space. One tends to interpret the art as a reflection of the divine. But, as the history of the art develops, there is less and less divine outside the human mind that creates the art. The human being tends to aggrandize the self through the notion of creating the art. Negative competition arises. Scams of all kinds develop around the artist, who is seen as owning a possession that others don’t have. That interpretation is common, but it reflects the self-addiction of the human mind trying to deify itself. And it reflects fear and the attempt to use the art for exerting control.

Every human being has art inside. There is nothing glorious in the creative process, except that it makes people happy to use their hands by producing something that holds a meaning, a value. Creativity makes people peaceful, because they learn self-realization by producing their own objects. Ideally, the artistic creation should be understood as a subjective process and should not be used to stigmatize the viewers, or to produce a controlled emotion on the viewer. Using the creative process to instigate dogmas of any kind, is a disservice to the creative energy that lies in all peoples. That energy has no name and it is neither godly nor demonic. It is only art