L’antipolitica

Visto che non si vive di sola letteratura, una riflessione sull’antipolitica della scrittrice Rossana Massa

Il termine antipolitica è di recente acquisizione e secondo me è inesatto. Per un semplice motivo: non si tratta di alternativa né al sistema né ai sistemi. E’ organizzata per gruppi che sono costituti secondo i parametri solti: territoriali, gerarchici, tesi ad usare la metodologia comune ( manifestazioni, picchetti, propaganda), passando per la modalità di porsi solita, partecipando agli appuntamenti elettorali puntualmente e mostrando un approccio totalmente simile alla politica cosiddetta tradizionale. Di conseguenza già nella forma non è possibile distinguerla.

Mi si potrebbe obiettare: questa *è* la forma. Non è possibile attivarsi diversamente. I canoni democratici sono questi, diversamente si sovverte e non si partecipa. E’vero, ma ciò sottolinea un’altra verità: l’antipolitica ha le stesse modalità di porsi della politica. Procediamo: i contenuti. L’antipolitica fa sua la protesta. Una protesta generalizzata contro l’azione sia del governo che dell’opposizione.Condanna la Casta. Fa accenno alle Caste, che sono più di una , non solo politica, ne esistono svariate e ognuna domina in modo corporativo un settore della vita del Paese, inclusa la cultura spesso connotata in senso progressista ( come se il progresso fosse qualcosa che si può monopolizzare, concetto risibile di per sé, tant’è che la miglior lettura restano i classici…). Fa suoi i metodi di qualsiasi nuova formazione sia comparsa sulla scena politica di sempre, ci sono passi del “Mein Kampf” contro la corrotta e perdente classe politica al governo tedesco, che riproduceva se stessa che si possono prendere tali e quali e trasferirli in un proclama dell’antipolitica propriamente detta, senza che nessuno se ne accorga.

Ciò dimostra che cavalcare la tigre dell’insoddisfazione popolare è molto facile, così come è altrettanto semplice distruggere. Le difficoltà consistono nel costruire. Nell’edificare. Spesso è più saggio ricostruire, ristrutturare che radere il suolo. Anche perché partecipando ad elezioni nella modalità comune, in fondo, la cosiddetta antipolitica che vuol fare? Prendere il posto di chi già ci sia, né più né meno. Sostituire un assetto. Mi pare di sentire una musichetta di sottofondo che fa “Fatti più in là…oh oh…”. Mi sorge il dubbio che l’antipolitica farebbe meglio a chiamarsi opposizione a oltranza.Con ciò non metto in dubbio la buonafede di chi la pratichi.

Tendo a considerare buono l’impegno per…deformazione generazionale.Sono di quelle per cui “il personale è politico”, anche se sono convinta che al giorno d’oggi si verifichi l’opposto, tutto ciò che è personale diventa gossip politico. La qual cosa non è di per sé negativa,anche se non sempre utile e intelligente, la satira si basa soltanto su questo…ma è riduttivo pensare alla politica come pratica satirica e basta. Riduttivo e deleterio.E l’antipolitica, che riesce a ritagliarsi ampie fette di consenso anche nella pratica politica comune,è purtroppo… fatta di retorica, proclami rumorosi, risate alle spalle dei vizi altrui esaltando le personali virtù. Ecco, questo non mi piace. Preferisco chi voli basso. Un po’ perché i sogni sono belli ma è bene capire che sono tali, un po’ perché anche il volo va commisurato al carburante.

2 pensieri su “L’antipolitica

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