Trattoria Sant’Anna

Ci sono due categorie di scrittori: quelli che per riempire la pagina hanno bisogno del silenzio assoluto, ad esempio Proust, e quelli che amavano circondarsi di persone e di tanto alcool, come si narra di Joyce.

Io appartengo alla seconda categoria. Non per le mie elevate capacità di concentrazione, non le possiedo, anzi mi distraggo con facilità… E che mi piace osservare il mondo: da tale difetto, dal notare i piccoli atteggiamenti di chi mi è accanto, dall’immaginare destini alternativi delle persone che conosco o dall’ immaginare la vita di chi incontro per caso, nascono i miei racconti…

Il Canto Oscuro, il cui editing è avvenuto nella The Room Gallery, è nato nella Taverna Sant’Anna, all’incrocio tra Viale Manzoni e Via Giolitti, tra un piatto di matriciana e uno di trippa.

Con i due proprietari che mi tolleravano pazienti e il cuoco indiano che mi usava come cavia dei suoi piatti divini.

Trattoria che non esiste più. Soffocati dalle tasse e dalla concorrenza di ristoranti “trappole per turisti”, i proprietari hanno venduto tutto.

Adesso si chiama Taverna Italia o qualcosa del genere… Il cuoco è rimasto, almeno quello, però… I nuovi proprietari abbordano i clienti con un pessimo inglese e il locale sembra freddo e plasticoso. Dell’atmosfera vibrante che lo animava, è rimasto ben poco.

Tranne l’ombra che sopravvive nelle mie pagine

Presentazione Ferro Sette

Questa sera, alle 18.30 o pressappoco, siamo a Roma e il traffico è quello che è, presso Caffè letterario in Via Ostiense 95, zona metro Piramide ci sarà la presentazione di Ferro Sette, di Francesco Troccoli, edito dall’Armando Curcio Editore.

Oltre a Francesco, e gli tocca, parleranno

Francesco Grasso, scrittore, due volte vincitore del Premio Urania
Alberto Panicucci dell’associazione RiLL
Francesca Costantino (Armando Curcio Editore)

L’occasione per fare il punto sulla fantascienza italiana, ingiustamente negletta, e per riflettere su un romanzo che, tra le sue tematiche, tratta anche della difesa dei diritti del lavoratori, nella nostra Italia messi in discussione da un governo non legittimato democraticamente e che sacrifica il benessere dei propri cittadini a favore degli interessi delle grandi banche 

Il Caldo Buono

Sabato 28 aprile, alle 18 a Morano Calabro (CS), vi sarà la presentazione dell’antologia di racconti Il Caldo Buono, curata da Mara Venuto e pubblicata dall’Aljon Editrice.

No, tranquilli, non c’è racconto del sottoscritto, poichè l’antologia è scritta da veri scrittori che trattano tematiche più serie di computer a vapore e intrighi cardinalizi

Una silloge che un canto d’amore per il Sud e un atto di speranza per quelle terre, spesso inaridita nel cuore dei loro stessi abitanti.

Insomma, se siete di quelle parti, partecipate numerosi…

Sulla Critica

Prima premessa: nonostante mi diverta a fingere d’essere un critico d’arte, sono sempre più convinto della soggettività del giudizio estetico, ossia del

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”

Il nostro rapporto con un libro o con un quadro è istintivo, figlio più dello stomaco che del cervello. A posteriori, ci formiamo poi una serie di costruzioni intellettuali, per giustificare le nostre sensazioni.

Alla fine, che mi piaccia Pollock invece che Sandro Chia, è una questione di pelle, imponderabile… Sono attrazioni che possono anche variare nel corso della vita… Ad esempio, dieci anni fa non avrei mai immaginato di innamorarmi di De Dominicis.

Sono anche convinto che la critica sia totalmente inutile nell’indirizzare i gusti del pubblico. Il successo di un libro o di un artista dipendono da fattori imponderabili, ben descritti ne Il Cigno Nero

Seconda premessa: non conosco la blogger di Gamberi Fantasy, nè il mio post è un captatio benevolentiae, visto che stroncherebbe con violenza il mio libro, dato che i miei presupposti stilistici, la parodia e ricreazione del romanzo tardo ottocentesco, sono opposti ai miei… E detto tra noi, stroncatura per stroncatura, preferisco che il mio libro sia demolito da Massacri Fantasy o da Zwei, almeno leggendo le loro critiche, posso farmi qualche salutare risata…

Tra l’altro se condivido molte delle sue recensioni negative, ho trovato illegibili diversi libri da lei consigliati

Detto questo, posso permettermi di spezzare una lancia a suo favore, contro i miei colleghi scrittori brontoloni e poco sportivi.

Chiara Gamberetta ha una ventina d’anni, immagino e la sua conoscenza di alcuni aspetti della narrativa è notevole: molti scrittori, me compreso, dovrebbero andare a ripetizione da lei… Quindi titoli per giudicare ne ha.

Una persona che legge con quella attenzione puntigliosa i libri, merita la mia ammirazione. Poi, le recensioni che vi dedica, sono lunghe e approfondite. Conoscendo la fatica di scrivere, beata la Strazzulla che lo considera un gesto naturale come lo starnutire, apprezzo il suo lavoro.

Inoltre ha un metodo critico, basato su dei presupposti, lo show don’t tell, il rifiuto della divagazione, la coerenza strutturale e realismo descrittivo che in parte non condivido e che considero limitativi, perchè sono una gabbia che a volte impediscono di cogliere altri aspetti, come l’analisi psicologica o la citazione culturale, che lei, cosa rara nella critica italiana, segue con rigore e onestà intellettuale.

Per questo, non vedo l’ora che ricominci a bloggare sui libri

Il Teatro Apollo a Tordinona

Il buon Propp, nella sua Morfologia della Fiaba, definì lo schema in cui si articola il narrare. Schema articolato in quattro fasi.

  • Equilibrio iniziale (inizio);
  • Rottura dell’equilibrio iniziale (movente o complicazione);
  • Peripezie dell’eroe;
  • Ristabilimento dell’equilibrio (conclusione).

Equilibrio iniziale che non è detto sia sempre piacevole per il protagonista: l’uomo si abitua tanto facilmente alla fortuna, quanto alla disgrazia e continuerebbe a rimanere, per mancanza di coraggio o pigrizia, nella sua condizione esistenziale, finchè l’imprevisto non irrompe nella sua vita, costringendolo a rimettersi in discussione.

Tale rottura, ne Il Canto Oscuro, avviene nel teatro Apollo a Tordinona, fondato nel 1670 per volontà di Cristina di Svezia, dove una volta vi erano delle famigerate carceri e demolito nel 1888, per la costruzione degli argini del Tevere.

Perchè tale scelta ? L’Apollo era uno dei luoghi storici del melodramma, lo spettacolo prediletto dalla buona società dell’epoca e mi dava l’occasione di far interagire tra loro i personaggi.

Inoltre la scelta dell’opera rappresentata, la Tosca, permetteva di creare il primo correlativo oggettivo del romanzo, un simbolo che entrando nel retrocranio del lettore, gli cominciava a introdurre alcuni temi portanti della trama: la sensualità, l’intrigo e il tradimento.

Infine, l’aver scelto un luogo non più esistente, mi ha permesso di accentuare il distacco tra la nostra Roma reale e quella immaginaria, in un gioco di specchi, richiami e correlazioni

The Room Gallery

 

Ognuno nella vita si vizia come può. Io, ad esempio, ogni tanto, per sfuggire alla tirannia delle donna delle pulizie, mi rifugio a scrivere o da Fassi, i romani sanno di cosa parlo, oppure nella The Room Gallery, a via Cairoli.

Un luogo meno conosciuto che, però, merita di essere visitato. Per chi non lo sapesse, la zona dell’Esquilino dalle parti di Piazza Vittorio è costituita per la maggior parte da terra di riporto. Nell’Ottocento, quando i piemontesi costruirono i palazzi per gli impiegati “buzzurri”, per raggiungere la pietra nativa, dovettero scavare dei pozzetti, che fungevano a loro volta da base per una serie di arcate sovrapposte.

Conseguenza di questo tipo di fondamenta, oltre l’instabilità dei palazzi, aumentata negli ultimi anni a causa delle vibrazioni della metro, la presenza di estesi locali di servizio sotterranei.

Quello di via Cairoli era una carbonaia, abbandonata da anni. Un collettivo d’artisti l’ha recuperata, trasformandola in una della gallerie più internazionali di Roma e in un goloso bistrot.

Sarò strano io, ma mi considero fortunato a buttar giù racconti tra splendide installazioni, con il sottofondo di buona musica jazz e sorseggiando ottimo tè, accompagnato da biscottini al cioccolato e con focaccine ripiene di mascarpone e marmellata…

Che si vuole più dalla vita ?

Le regolette di Umberto Eco

Può un sito dedicato a un romanzo non pubblicare le regole di Umberto Eco sulla scrittura… Certo che no..

1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
18. Metti, le virgole, al posto giusto.
19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.
20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.
24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.
28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.
29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.
31. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
34. Non indulgere ad arcaismi, (h)apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
36. Una frase compiuta deve avere

Con ironia, fanno riflettere su tante cattive abitudini del romanziere in erba, in parte risolvibili da un buon lavoro di editing…

Però… I grandi scrittori, non è il mio caso, ovviamente, hanno costruito il stile violando canoni e regole. I consigli di Eco, lo show don’t tell, i suggerimenti dei manuali di scrittura creativa sono mezzi, non dogmi.

Ciò che importa è emozionare, scuotere e far sognare il lettore.–