Sulla Critica

Prima premessa: nonostante mi diverta a fingere d’essere un critico d’arte, sono sempre più convinto della soggettività del giudizio estetico, ossia del

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”

Il nostro rapporto con un libro o con un quadro è istintivo, figlio più dello stomaco che del cervello. A posteriori, ci formiamo poi una serie di costruzioni intellettuali, per giustificare le nostre sensazioni.

Alla fine, che mi piaccia Pollock invece che Sandro Chia, è una questione di pelle, imponderabile… Sono attrazioni che possono anche variare nel corso della vita… Ad esempio, dieci anni fa non avrei mai immaginato di innamorarmi di De Dominicis.

Sono anche convinto che la critica sia totalmente inutile nell’indirizzare i gusti del pubblico. Il successo di un libro o di un artista dipendono da fattori imponderabili, ben descritti ne Il Cigno Nero

Seconda premessa: non conosco la blogger di Gamberi Fantasy, nè il mio post è un captatio benevolentiae, visto che stroncherebbe con violenza il mio libro, dato che i miei presupposti stilistici, la parodia e ricreazione del romanzo tardo ottocentesco, sono opposti ai miei… E detto tra noi, stroncatura per stroncatura, preferisco che il mio libro sia demolito da Massacri Fantasy o da Zwei, almeno leggendo le loro critiche, posso farmi qualche salutare risata…

Tra l’altro se condivido molte delle sue recensioni negative, ho trovato illegibili diversi libri da lei consigliati

Detto questo, posso permettermi di spezzare una lancia a suo favore, contro i miei colleghi scrittori brontoloni e poco sportivi.

Chiara Gamberetta ha una ventina d’anni, immagino e la sua conoscenza di alcuni aspetti della narrativa è notevole: molti scrittori, me compreso, dovrebbero andare a ripetizione da lei… Quindi titoli per giudicare ne ha.

Una persona che legge con quella attenzione puntigliosa i libri, merita la mia ammirazione. Poi, le recensioni che vi dedica, sono lunghe e approfondite. Conoscendo la fatica di scrivere, beata la Strazzulla che lo considera un gesto naturale come lo starnutire, apprezzo il suo lavoro.

Inoltre ha un metodo critico, basato su dei presupposti, lo show don’t tell, il rifiuto della divagazione, la coerenza strutturale e realismo descrittivo che in parte non condivido e che considero limitativi, perchè sono una gabbia che a volte impediscono di cogliere altri aspetti, come l’analisi psicologica o la citazione culturale, che lei, cosa rara nella critica italiana, segue con rigore e onestà intellettuale.

Per questo, non vedo l’ora che ricominci a bloggare sui libri

Il Teatro Apollo a Tordinona

Il buon Propp, nella sua Morfologia della Fiaba, definì lo schema in cui si articola il narrare. Schema articolato in quattro fasi.

  • Equilibrio iniziale (inizio);
  • Rottura dell’equilibrio iniziale (movente o complicazione);
  • Peripezie dell’eroe;
  • Ristabilimento dell’equilibrio (conclusione).

Equilibrio iniziale che non è detto sia sempre piacevole per il protagonista: l’uomo si abitua tanto facilmente alla fortuna, quanto alla disgrazia e continuerebbe a rimanere, per mancanza di coraggio o pigrizia, nella sua condizione esistenziale, finchè l’imprevisto non irrompe nella sua vita, costringendolo a rimettersi in discussione.

Tale rottura, ne Il Canto Oscuro, avviene nel teatro Apollo a Tordinona, fondato nel 1670 per volontà di Cristina di Svezia, dove una volta vi erano delle famigerate carceri e demolito nel 1888, per la costruzione degli argini del Tevere.

Perchè tale scelta ? L’Apollo era uno dei luoghi storici del melodramma, lo spettacolo prediletto dalla buona società dell’epoca e mi dava l’occasione di far interagire tra loro i personaggi.

Inoltre la scelta dell’opera rappresentata, la Tosca, permetteva di creare il primo correlativo oggettivo del romanzo, un simbolo che entrando nel retrocranio del lettore, gli cominciava a introdurre alcuni temi portanti della trama: la sensualità, l’intrigo e il tradimento.

Infine, l’aver scelto un luogo non più esistente, mi ha permesso di accentuare il distacco tra la nostra Roma reale e quella immaginaria, in un gioco di specchi, richiami e correlazioni

The Room Gallery

 

Ognuno nella vita si vizia come può. Io, ad esempio, ogni tanto, per sfuggire alla tirannia delle donna delle pulizie, mi rifugio a scrivere o da Fassi, i romani sanno di cosa parlo, oppure nella The Room Gallery, a via Cairoli.

Un luogo meno conosciuto che, però, merita di essere visitato. Per chi non lo sapesse, la zona dell’Esquilino dalle parti di Piazza Vittorio è costituita per la maggior parte da terra di riporto. Nell’Ottocento, quando i piemontesi costruirono i palazzi per gli impiegati “buzzurri”, per raggiungere la pietra nativa, dovettero scavare dei pozzetti, che fungevano a loro volta da base per una serie di arcate sovrapposte.

Conseguenza di questo tipo di fondamenta, oltre l’instabilità dei palazzi, aumentata negli ultimi anni a causa delle vibrazioni della metro, la presenza di estesi locali di servizio sotterranei.

Quello di via Cairoli era una carbonaia, abbandonata da anni. Un collettivo d’artisti l’ha recuperata, trasformandola in una della gallerie più internazionali di Roma e in un goloso bistrot.

Sarò strano io, ma mi considero fortunato a buttar giù racconti tra splendide installazioni, con il sottofondo di buona musica jazz e sorseggiando ottimo tè, accompagnato da biscottini al cioccolato e con focaccine ripiene di mascarpone e marmellata…

Che si vuole più dalla vita ?

Le regolette di Umberto Eco

Può un sito dedicato a un romanzo non pubblicare le regole di Umberto Eco sulla scrittura… Certo che no..

1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.
2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.
3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.
4. Esprimiti siccome ti nutri.
5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.
6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.
7. Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione.
8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.
9. Non generalizzare mai.
10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.
11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.
12. I paragoni sono come le frasi fatte.
13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).
14. Solo gli stronzi usano parole volgari.
15. Sii sempre più o meno specifico.
16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.
17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.
18. Metti, le virgole, al posto giusto.
19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.
20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.
21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?
22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.
23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.
24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.
25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!
26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.
27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.
28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.
29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).
30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.
31. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.
32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.
33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.
34. Non indulgere ad arcaismi, (h)apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.
35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.
36. Una frase compiuta deve avere

Con ironia, fanno riflettere su tante cattive abitudini del romanziere in erba, in parte risolvibili da un buon lavoro di editing…

Però… I grandi scrittori, non è il mio caso, ovviamente, hanno costruito il stile violando canoni e regole. I consigli di Eco, lo show don’t tell, i suggerimenti dei manuali di scrittura creativa sono mezzi, non dogmi.

Ciò che importa è emozionare, scuotere e far sognare il lettore.–

Intervista per l’Asino Rosso

Forse non tutti lo sanno, ma Ferrara è una delle capitale dell’avanguardia italiana. Nell’ultimo decennio, si è creato un circolo di scrittori, intellettuali e artisti che si considerano eredi dell’esperienza futurista.

Nel 2009 ad esempio, hanno celebrato il centenario del Manifesto di Marinetti, con un festival di Video Arte, a cui ha partecipato Graziano Cecchini, l’artista di Fontana di Trevi Rossa, per chi non lo conoscesse

Per diffondere il loro verbo, hanno creato l’Asino Rosso, il loro web magazine, in cui hanno pubblicato una mia intervista su Il Canto Oscuro, in cui si sintetizzano parte dei temi trattati in questo blog

Perché l’ambientazione

Lo Steampunk è le revisione critica dei miti, sogni e ideali dell’Ottocento. Frase retorica e generica che nasconde una verità più ampia.

Esistono diverse mitologie ottocentesche, ognuna legata a una differente nazione. Per la Gran Bretagna, vi è quella dell’industrializzazione e del colonialismo, celebrato da Kipling.

Negli USA, vi è quella della guerra civile e della conquista del West. In Francia, tutte le sequenze delle rivoluzioni, culminate nella Comune di Parigi.

In Italia ? A prima vista, si potrebbe parlare del Risorgimento, ma questo, affogato in una melassa di retorica, non ha più la capacità di smuovere cuore e mente.

Paradossalmente, in un’Italia sempre più frammentata e disunita, culturalmente e politicamente, la mitologia ottocentesca più viva è quella legata agli stati preunitari. La Lega, nelle sue diverse declinazioni, recupera i sogni del Granducato di Milano e della Repubblica Veneta.

Nel Sud, ci sono nostalgici neoborbonici. A Roma, scherzano, gente rimpiange il Papa Re.

Per questo, ho deciso di ambientare Il Canto Oscuro di un’Italia ucronica, dove, a causa del buon esito dell’attentato di Felice Orsini, non si realizza l’Unità.

Un’Italia non idealizzata, ma che rappresenta uno specchio dei nostri difetti: perchè gli italiani sono quelli che sono, anarchici, attenti al proprio particolare e capaci di pervertire qualsiasi forma di governo che è loro imposta.

L’antipolitica

Visto che non si vive di sola letteratura, una riflessione sull’antipolitica della scrittrice Rossana Massa

Il termine antipolitica è di recente acquisizione e secondo me è inesatto. Per un semplice motivo: non si tratta di alternativa né al sistema né ai sistemi. E’ organizzata per gruppi che sono costituti secondo i parametri solti: territoriali, gerarchici, tesi ad usare la metodologia comune ( manifestazioni, picchetti, propaganda), passando per la modalità di porsi solita, partecipando agli appuntamenti elettorali puntualmente e mostrando un approccio totalmente simile alla politica cosiddetta tradizionale. Di conseguenza già nella forma non è possibile distinguerla.

Mi si potrebbe obiettare: questa *è* la forma. Non è possibile attivarsi diversamente. I canoni democratici sono questi, diversamente si sovverte e non si partecipa. E’vero, ma ciò sottolinea un’altra verità: l’antipolitica ha le stesse modalità di porsi della politica. Procediamo: i contenuti. L’antipolitica fa sua la protesta. Una protesta generalizzata contro l’azione sia del governo che dell’opposizione.Condanna la Casta. Fa accenno alle Caste, che sono più di una , non solo politica, ne esistono svariate e ognuna domina in modo corporativo un settore della vita del Paese, inclusa la cultura spesso connotata in senso progressista ( come se il progresso fosse qualcosa che si può monopolizzare, concetto risibile di per sé, tant’è che la miglior lettura restano i classici…). Fa suoi i metodi di qualsiasi nuova formazione sia comparsa sulla scena politica di sempre, ci sono passi del “Mein Kampf” contro la corrotta e perdente classe politica al governo tedesco, che riproduceva se stessa che si possono prendere tali e quali e trasferirli in un proclama dell’antipolitica propriamente detta, senza che nessuno se ne accorga.

Ciò dimostra che cavalcare la tigre dell’insoddisfazione popolare è molto facile, così come è altrettanto semplice distruggere. Le difficoltà consistono nel costruire. Nell’edificare. Spesso è più saggio ricostruire, ristrutturare che radere il suolo. Anche perché partecipando ad elezioni nella modalità comune, in fondo, la cosiddetta antipolitica che vuol fare? Prendere il posto di chi già ci sia, né più né meno. Sostituire un assetto. Mi pare di sentire una musichetta di sottofondo che fa “Fatti più in là…oh oh…”. Mi sorge il dubbio che l’antipolitica farebbe meglio a chiamarsi opposizione a oltranza.Con ciò non metto in dubbio la buonafede di chi la pratichi.

Tendo a considerare buono l’impegno per…deformazione generazionale.Sono di quelle per cui “il personale è politico”, anche se sono convinta che al giorno d’oggi si verifichi l’opposto, tutto ciò che è personale diventa gossip politico. La qual cosa non è di per sé negativa,anche se non sempre utile e intelligente, la satira si basa soltanto su questo…ma è riduttivo pensare alla politica come pratica satirica e basta. Riduttivo e deleterio.E l’antipolitica, che riesce a ritagliarsi ampie fette di consenso anche nella pratica politica comune,è purtroppo… fatta di retorica, proclami rumorosi, risate alle spalle dei vizi altrui esaltando le personali virtù. Ecco, questo non mi piace. Preferisco chi voli basso. Un po’ perché i sogni sono belli ma è bene capire che sono tali, un po’ perché anche il volo va commisurato al carburante.

Sul booktrailer

Premetto una cosa: sono scettico sull’utilità dei booktrailer. Ho difficoltà a capire perchè uno, dopo aver visto un video su Youtube o Vimeo, debba precipitarsi su Amazon per comprare il libro pubblicizzato. Forse è un limite culturale mio o forse trovo la maggior parte di booktrailer che vedo bruttarelli.

Un’eccezione è forse Ale D’Agostino, grande scrittrice, i cui video sono veri capolavori

Per questo, quando vari amici mi hanno suggerito di provvedere anche io ad un booktrailer, mi sono mostrato alquanto titubante.

Poi mi è caduto l’occhio su Steampunk Heart, di Francesca Fuochi, donna rinascimentale, capace di eccellere nei campi più disparati, dalla poesia all’arte digitale, e me ne sono innamorato.

Perchè quel video, realizzato in maniera indipendente da Il Canto Oscuro, ne raccoglie uno dei temi principali: la consapevolezza dell’individuo schiacciato dai meccanismi del Fato, dalle manipolazioni di chi gli è accanto e di quel Leviatano informe che è lo Stato.

Cosi, ho deciso che fosse il mio booktrailer… E ne sono felice

Sulla Scrittura Creativa

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Tratto dal gruppo AVAS su Facebook, un breve saggio sulla scrittura creativa di Sergio Ragno

Uno scrittore che si approssima a creare un’opera narrativa deve dunque sempre tenere in mente che l’elemento finale della sua opera è inevitabilmente il suo lettore ideale. Lo scrittore deve quindi farsi carico di questa responsabilità e deve mettere in cantiere che il lettore ideale è piuttosto difficile da individuare.

In sociologia si sono fatti studi approfonditi nell’ultimo secolo per individuare questo fantomatico lettore ideale. Studi che hanno più che altro costituito una base del marketing dell’editoria mondiale. Se da una parte gli studi di alcune scuole di sociologia (come quella di Chicago di Irving Goffman) hanno tracciato un identikit di un lettore ideale tendenzialmente relazionato al tipo di opera, gli studi recenti tendono ad abbandonare questa strada. La sociologia moderna, strettamente legata al marketing, non parla più di lettore ideale ma di lettore potenziale. Cioè il lettore, catalogato dal mercato come utente, non viene più visto come fruitore di un’opera artistica, ma piuttosto come un consumatore i cui bisogni vanno stimolati.

L’artigiano della scrittura, nel suo processo creativo non tiene conto di queste logiche di mercato. La sua espressione artistica non dovrebbe essere imbrigliata e condizionata da questi fattori. Tuttavia c’è da sottolineare come le opere più di successo abbiano una qualità approssimata e risultino spesso piuttosto omogenee.

Uno scrittore dovrebbe dunque cercare di maneggiare con abilità gli strumenti, universalmente riconosciuti, per poter costruire una struttura narrativa comprensibile, mirata al lettore in primis o se vogliamo alla concezione sociologica più romantica della scuola Goffmaniana del lettore ideale.
“Il testo letterario” dice il sociologo Hans Robert Jauss, “è una struttura d’appello, il cui significato e valore sono costruzioni del lettore, non operate in modo individuale ma secondo le attese e le motivazione iscritte nella cultura della sua epoca.”

Una volta appurato lo scopo finale di uno scrittore cerchiamo di capire in che modo esso possa riuscire a trovare il suo lettore ideale. La prima operazione che deve fare è un lavoro su sé stesso e sulla propria comunicazione.

La comunicazione opera a vari livelli, che essenzialmente si possono ridurre in due grandi macro area di competenza, la comunicazione diretta e la comunicazione pubblica o mediatica. Nel primo caso la comunicazione avviene su una base strettamente confidenziale che comprende un massimo di due interlocutori che si scambiano messaggi, nel secondo caso invece la comunicazione si basa su un comunicatore che con l’ausilio di mezzi mediatici arriva invia i suoi messaggi a un vasto numero di persone. Nel nostro caso, l’area che più ci interessa è sicuramente la seconda, anche se avremo modo di sviscerare le particolarità della prima nel corso del nostro cammino, quando affronteremo i dialoghi.

Sfere della comunicazione
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1) Sfera intima
2) sfera personale
3) sfera sociale
4) Sfera pubblica

Si parte dal cerchio più stretto, quello intimo, fino ad arrivare alla sfera pubblica passando dalla sfera personale, sfera sociale. Questo schema è di particolare interesse per uno scrittore. Dal proprio intimo, dalla sua creatività, deve nascere un’opera che deve superare tutte le sfere e arrivare all’ultima, lo scopo finale, quella che rappresenta il già citato lettore ideale.
Altra cosa di cui tener conto è che il mezzo mediatico dello scrittore è la scrittura stessa. Questo significa che dovrà basare la sua capacità comunicativa solo sul testo scritto, cercando di trasformare i segni analogici della comunicazione in segni simbolico-numerico.

Infatti, dicendo che il suo mezzo mediatico è la scrittura stessa, è naturale dire che lo scrittore non potrà disporre di tutto quello che potenzialmente ha nel suo pacchetto comunicativo: la mimica facciale, la gestualità, la modulazione del tono, i rituali orali e tutti quei segni paralinguistici che fanno parte della natura comunicativa umana. Lo scrittore dovrà essere capace di sostituire in altro modo se non vuole rendere vani i suoi tentativi di riprodurre una realtà alternativa

Sulle copertine

Non avrei mai immaginato che scegliere la copertina del mio libro fosse un’impresa lunga e faticosa. Perchè è come un bell’aspetto in una donna: non è abbastanza per far scoccare la scintilla, ma sicuramente attira l’attenzione.

Che caratteristiche deve avere una copertina ? Negli ultimi giorni, la pubblicazione di Ferro Sette, bel libro di Francesco Troccoli, che consiglio vivamente, ha aperte un bel dibattito tra gli appassionati di fantascienza.

Alcuni affermano che la copertina, per attrarre nuovi lettori, magari con dei pregiudizi sul genere, deve essere generica e diluire i contenuti specifici del romanzo. Altri, invece, ritengono che questa debba entrare in risonanza con il testo, ampliandone le suggestioni.

Io ho deciso di seguire la seconda strada… Già, ma a chi affidare il compito di realizzarla ?

Forse sarò un’eccezione, ma bazzicando il mondo dell’Arte come critico e curatore, mi sono trovato davanti ad un problema di abbondanza.

Tanti amici pittori si sono proposti volontari: alla fine ho deciso per Elena Cermaria.

Elena è una pittrice colta, padrona della tecnica, immaginifica e creatrice di bellezza. Appassionata di letteratura di genere, è una fonte inesauribile di idee e di spunti di riflessione.

In più, avendo già realizzato copertine steampunk, era esperta del genere.

Dopo vari brainstorming, con Elena abbiamo cominciato a lavorare ai bozzetti. Ne abbiamo presentati tre…

Ed alla fine, sono stato molto molto soddisfatto del risultato… Secondo me, Elena ha creato un capolavoro !