A Cerreto Laziale


Ieri, splendida giornata trascorsa all’Art Festival di Cerreto Laziale. E’ encomiabile l’impegno di Rodolfo Cubeta e dell’amministrazione comunale che, in questo periodo di vacche magre, hanno creduto nel potenziale della cultura come motore di sviluppo e che, in un paesino di poco più mille abitanti, hanno realizzato un evento del genere, con tre spazi espositivi di grande bellezza.

Molto bella è la galleria, in cui erano esposte le opere di Claudio Cori, in cui l’istinto di inondare la tela con il colore è bilanciato dal potere evocativo della parola e della citazione del Passato.

L’esperienza del Museo è un percorso di esplorazione del proprio Io. Si comincia con l’installazione Sabato del Villaggio di Ignazio Fresu, in cui le piccole cose di pessimo gusto, cantate da Gozzano e che costituiscono l’essenza della nostra memoria, si diventato eterne, sfidando il tempo.

O la sua intallazione che ci guida lungo le scale, simule a un percorso iniziativo, in cui le ombre ci precedono e ci accolgono, teneno gli Spiriti negativi lontani dai nostri passi.

La poesia polimaterica di Valentina Majer che culmina nel potere evocativo dei suoi libri. Il senso ciclico del tempo, in cui tutto si ripropone in forme simili, filo rosso che unisce le generazioni, nelle sperimentazioni di Antonella Sassanelli, dove l’Arte Digitale si fonde con la ricerca materica.

L’espressionismo di Claudio Lia, in cui la figura umana quasi si dissolve, sfumando nel colore e la concretezza delle figure dolenti e eroiche di Claudia Venuto, che sfidano il peso di vivere, stringendo i denti e lottando contro il Fato avverso.

O lo stupore dinanzi alla Vita che pervade la tela di Don Eugene Seastrum

La torre, dove morbido e duro si fondono come in un dipinto di Dalì, in cui mi hanno colpito le sperimentazioni mistiche di Danilo Verticelli che nella sua installazione riflette sull’origine e sul fine dell’Uomo e le opere di Offica Materica che fondono in un’armonia dialettica scultura e pittura, il mettere e togliere, dando vita alla pietra delle pareti.

L’esperimento teatrale di Idiomi e Idioti, in cui la dissoluzion del linguaggio è specchio del caos informe che chiamiamo quotidiano, la serata tra buon cibo, vino e strimpellando e riabbracciando amici e amiche

E la presentazione de Il Canto Oscuro ? Una riflessione sulla differenza tra la Fantascienza classica che proietta gli incubi e le contraddizioni del Presente nel Futuro e lo Steampunk che li utilizzata come strumenti per reinterpretare il Passato.

Un grazie anche a Zoon e Luigi Milani che mi hanno accompagnato in questa avventura… E un abbraccio a Claudio Bandini e Nina Todorovic che ho ieri ho conosciuto e apprezzato dal vivo..

3 pensieri su “A Cerreto Laziale

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