Iperrealismo

La definizione banale di iperrealismo, come pittura che rappresenta la realtà rielaborando una fotografia e cercando di essere più fedeli della normale percezione, è inesatta.

Il suo obiettivo non è illudere sull’esistenza, ma a far riflettere. Negli USA, ricollegandosi al Pop Art, sono rappresentati i simboli e le icone del mito americano. L’eccessivo dettaglio e i colori stranianti, superata la fase dello stupore, generano un senso di vuoto, facendo meditare l’osservatore sulla vera natura di ciò vede.

In Italia, la questione è differente. La base di partenza è la lunga tradizione del ritratto e della natura morta.

L’iperrealista italiano non vuole mostrare il vuoto della doxa, lo squallore dell’esistente, ma creare delle idee platoniche.

Porre cose e persone al di fuori del mutamento e del divenire, trascendendo il Vero e illumnandolo d’Assoluto. Se l’Iperrealismo americano può essere paragonato in letteratura al Verismo di Verga, quello italiano è simile al realismo magico.

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Piccoli consigli

Il solito post dedicato alla pubblicità… Sul web si sta parlando sempre più spesso de Il Canto Oscuro: è stato segnalato da Fantasy Planet e citato da Finzioni Magazine, in un ottimo approfondimento sullo steampunk.

Tra l’altro, per chi vuole leggere steampunk nostrano, consiglio anche l’antologia Vapore Italico dell’Edizioni Scudo.

Segnalo inoltre il nuovo romanzo di Simone Ghelli intitolato Voi, onesti farabutti che uscirà a settembre per la collana “molecole” di Caratterimobili.

Un dialogo incompiuto tra generazioni: quella della Resistenza, le cui conquiste sono tradite ogni giorno che passa, e l’Attuale, naufraghi alla deriva di un paese che affonda

Non fate quella faccia…. Mica si può leggere solo letteratura fantastica 😀

One Piece, One Exibition #1 – Massimiliano Ercolani

Non sono un transumanista. Forse sono troppo intriso dal pensiero di Heidegger, dal suo essere per la morte, per apprezzare una vita senza fine.

Oppure ha la dannata paura di finire come gli Struldbrugs di Swift: sarò strano io, ma trascorrere un’eternità da rimbambito non mi pare un progetto molto allettante.

Però, lo mi sono simpatici: in un’Italia conformista, hanno mantenuto il gusto dell’eresia e dell’avanguardia.

Per cui, quando posso, cerco di partecipare, da spettatore critico e partecipe, ai loro eventi. Martedì 2 luglio ve ne sarà uno, One Piece, One Exibition #1 alla The Room Gallery, in via Cairoli a Roma.

Io sarò presente. Perchè è a due passi da casa mia, cosa che non guasta mai. Perchè parte de Il Canto Oscuro è stato revisionato nella tranquillità dei sotterranei della The Room Gallery

Per la stima che ho per l’organizzatore, gran conoscitore dell’Architettura Contemporanea…

Se può interessare, ecco la descrizione dell’evento

Raramente vi è stata una così grande produzione di cose come nel nostro secolo. Eppure, non possiamo affermare che questa sclerosi consumistica ci abbia donato una eguale dimensione di artefatti, di “oggetti la cui forma è giustificata dalla prestazione a cui era destinato, ancora prima della sua effettiva realizzazione”. Al contempo, ogni artefatto è anche l’unione di “artis” e “factum”, richiamando così un “effetto dell’arte” che ha il preciso intento di interferire con la percezione e la rappresentazione del mondo.
In un contesto di apparente indistinzione, in cui i parametri di valutazione dell’arte e dell’architettura sembrano smarriti o per lo meno in difficoltà, diventa fondamentale affrontare il problema posto dall'”opera”. La stessa nozione di opera viene già da tempo contestata, secondo un’attitudine tipicamente romantica che vede il pieno compimento proprio nella sua dissoluzione all’interno dei fatti dell’arte.
Il progetto “One piece, One exibition” nasce proprio come reazione a questa deriva comunicativa, capace di schiacciare tutto su tutto, gli eventi sulla critica, le opinioni sulle meditazioni. Questo ha portato di fatto all’uscita di scena dell’idea stessa di opera, che così svanisce, sommersa da un rumore di fondo che impedisce la riflessione sull’oggetto. Il primo e il terzo martedì di ogni mese, a partire da Luglio, ALTA – Associazione Laboratorio di TransArchitettura, in collaborazione con The Room Gallery, presenteranno un lavoro elaborato da artisti, architetti, designer, ma anche di curatori e critici indipendenti, al fine di tornare a riaffermare la centralità dell’opera. Protagonista di ogni incontro sarà infatti quello di un singolo lavoro prodotto dagli ospiti di The Room, i quali avranno piena libertà di parlare quanto credono del loro progetto. Il tutto, sempre cercando di tenere fissa l’attenzione su l’opera. L’artista, i curatori, la galleria scomparirà. Solo all’opera verrà dato spazio. Un’opera che verrà comunque contestualizzata all’interno di un tema, che verrà rinnovato ogni quattro incontri.

Il primo ospite di “One piece, One exibition” sarà Francesco Lipari di OFL studio, che presenterà il suo progetto “X”.

Nota: a causa di modifiche in corso d’opera, il primo primo ospite di “One piece, One exibition” sarà Massimiliano Ercolani di DokcLab.

Francesco Lipari parteciperà al terzo evento

Storie di Coppia

Do visibilità ad un interessante saggio di Sergio Ragno sulla scrittura creativa, pubblicato su Avas

Mettiamo che un autore scelga come tema la conflittualità di una coppia. A questo punto lo scrittore sa già che deve costruire come minimo due personaggi e un avvenimento e la loro interazione. Questi due personaggi vanno a questo punto collocati in un percorso narrativo, un evento, che sia più aderente alla realtà possibile, un avvenimento quotidiano che ci porta a scoprire le loro personalità e la loro conflittualità. Ad esempio potremmo decidere di mettere questi due coniugi in un centro commerciale mentre vanno a fare la spesa. A questo punto si può procedere con la stesura dei punti.
Tema: conflittualità tra uomo e donna.

1)scegliere il punto di vista. (Il punto di vista di lei, quello di lui o quello straniante)
2)scegliere se raccontare in prima o terza persona (sempre meglio optare per la terza persone)

Tracciatura della mappa

a)arrivo al centro commerciale in macchina
b)i coniugi ci sono andati per comprare un tappeto
c)interazione con il personale del centro commerciale
d)la fila alla cassa
e)ritorno al parcheggio per riprendere la macchina.

Come si può notare il progetto base su argomenti piuttosto scontati. Il tema del conflittuale, la quotidianità di una coppia e la cosa che ci può sembrare più banale possibile è il fare la spesa.
Facendo ben attenzione a non scindere il tema di un racconto dalla storia perché il risultato potrebbe non dare un buon risultato. “Il significato dev’essere incorporato nella storia, calato nel concreto”
Il timore di ogni scrittore sta proprio quello di evitare a tutti i costi la banalità e spesso questo lo porta a scrivere di qualcosa troppo intimistico o a perseguire idee incomprensibili. Avere un progetto basato su cose semplici, facilmente riconoscibili è un vantaggio poiché il percorso che tracciamo per il nostro lettore è molto visibile, di facile individuazione. Quello che fa la differenza, quello che rende un progetto del genere non banale, è la narrazione. Un semplice avvenimento in narrativa deve trasformarsi in un evento eccezionale, irripetibile, un evento che vale la pena di raccontare.

“Erano già diversi giorni che andavo in giro con queste parole in testa: ‘stava passando l’aspirapolvere quando squillò il telefono.’ Sentivo che dietro quella frase c’era una storia che voleva essere raccontata.” R. Carver.

Andiamo ad analizzare i vari punti di questo semplice progetto:

Prima di tutto bisogna caratterizzare bene i personaggi evidenziando in modo particolare i loro difetti e i loro vezzi. La descrizione fisica aiuta spesso a delineare la psicologia del personaggio, ma più di tutto quello su cui occorre lavorare è tutto il pacchetto comunicativo del personaggio, cioè non solo l’aspetto strettamente linguistico (in realtà potremmo decidere di non farli mai parlare o farli parlare poco), ma soprattutto tutto quello che in comunicazione viene annoverato come paralinguistico: gesti, atteggiamenti, mimica facciale eccetera.

Una volta terminata questa operazione seguiamo la mappa.

A) L’arrivo al centro commerciale: i due coniugi sono in macchina. Cosa può succedere in un tragitto cittadino che rende il nostro avvenimento un evento da raccontare? Un incidente, la vista di un incidente, il traffico, un automobilista che fa una pazzia, il lavavetri al semaforo, la difficoltà di trovare un posto per la macchina. Tra l’altro si potrebbe sfruttare questo breve tragitto per presentare al lettore i due personaggi con un dialogo tra loro, magari mettendo in evidenza il conflitto che c’è tra loro, tutto questo mentre fuori dall’abitacolo s’inscena la banale vita quotidiana.

B) La scelta del tappeto: la cosa più scontata è che il personaggio femminile ha già deciso cosa comprare mentre il personaggio maschile asseconda le scelte della moglie pur non essendo d’accordo (cliché). Potrebbe essere interessante in questo caso analizzare il pensiero di lui per consolidare il nostro tema, la conflittualità. Tuttavia si potrebbe decidere di procedere invertendo i ruoli. Cioè lui è quello che decide come arredare la casa e lei che subisce la sua influenza.

D) Interazione con altri personaggi: in questo caso entrano in gioco altri personaggi. Ad esempio la commessa o del commesso che li aiuta a scegliere(ogni nuovo personaggio introdotto dev’essere sempre visibile). Può essere un altro elemento che utile per evidenziare la conflittualità dei due coniugi. I due, alle domande della commessa o del commesso potrebbero dare risposte contrapposte tra loro. Magari si potrebbe inscenare una serie di ammiccamenti tra il personaggio commesso e uno dei due coniugi.

E)La noiosa lunga fila alla cassa ci può essere utile per inserire un altro dialogo tra i due personaggi. In questo caso non è solo utile per sottolineare ancora una volta il conflitto che c’è tra loro ma ci occorre anche per inserire un elemento importante della narrazione cioè il climax (l’esclation degli eventi). Il conflitto, che fino a questo punto è stato solo sottinteso viene fuori, esplode o sta per esplodere

F)Di nuovo al parcheggio: il cliché più classico di una scena del genere è che lui non riesce più a ritrovare la macchina e lei che gli sta nelle orecchie a punzecchiarlo con i te l’avevo detto. Credo che molti di noi si siano trovati in una situazione del genere o direttamente o indirettamente. Sarebbe dunque un ottimo espediente utilizzare questo cliché per innalzare l’asprezza del conflitto e di conseguenza la curva del nostro climax. Nella parte finale però è sempre suggeribile inserire gli elementi di anticlimax. Cioè il parossismo che si è creato deve sfumare. Il finale nelle narrativa di qualità è spesso in dissolvenza e l’anticlimax è assolutamente necessario per ottenere questo effetto.

I punti tracciati qui di sopra serviranno comunque da mappa. Non rappresentano il racconto, l’opera narrativa in sé. Potremmo definirli una sinossi, ma niente di più. L’opera narrativa di qualità dipende dagli elementi inusuali e originale che lo scrittore riesce a inserire all’interno di ognuno di questi punti. La cosa che distingue una narrazione di qualità da una banale sta proprio nell’uso delle particolarità. Le particolarità sono quelle che permettono a un progetto simile, scontato, di vita quotidiana, di diventare un buon racconto. ecco la particolarità è di sicuro il frutto della creatività dell’autore.

Analizzando, a titolo d’esempio, il punto E) mi viene in mente una scena del film di Quentin Tarantino Jackie Brown.

Jackie Brown è una hostess di una linea aerea che per arrotondare fa da corriere per un trafficante di denaro sporco. La donna organizza una delle sue consegne in un centro commerciale. Il trafficante, che sa di essere seguito dall’FBI, non può esporsi e quindi invia il suo socio fidato (Robert De Niro) a prelevare i soldi. Il piano però prevede che la hostess lasci in un camerino di una boutique femminile una borsa contenente i soldi. Il malvivente è dunque costretto a mandare la sua ragazza, della quale non si fida, insieme al suo socio per poter effettuare il prelievo. I due, dopo una serie di gag in stile Tarantino, che tra l’altro sottolineano una crescita della conflittualità tra la strana coppia (climax) riescono in modo rocambolesco nell’operazione. Eludendo il pedinamento di alcuni agente dell’FBI, raggiungono il parcheggio e lì prende corpo la classica scena quotidiana della ricerca della macchina. Lui non riesce a trovarla perché, come accade generalmente, l’uomo non prende mai il numero del posto del parcheggio. La ragazza nel frattempo fa quello che ogni donna fa in questo caso. Punzecchia l’uomo con sfottò irritanti e i te l’avevo detto.

La cosa eccezionale di questa scena è come Tarantino riesce a far sentire partecipe lo spettatore a questo climax (specie lo spettatore maschile) facendolo immedesimare nel crescente nervosismo dell’uomo proprio perché usa un cliché molto scontato. Osservando questa scena allo spettatore torna in mente quello che lui proverebbe in una situazione del genere: si sente irritato dalla vocina stridula della donna e quello che pensa in quel momento è quello che pensa tutte le volte che si è trovato in una situazione simile, cioè che ammazzerebbe volentieri la sua partner. Ecco una persona normale, nella vita reale, potrebbe avere questo pensiero che però non si trasforma in azione. Nel caso del film di Tarantino però ci troviamo un personaggio irritato come un marito dalla moglie che è un malvivente ed è armato. A un certo punto, superato il limite della pazienza il personaggio prende la pistola e uccide la ragazza. Questo è l’elemento che contraddistingue lo stile narrativo di Tarantino ma è anche un elemento di empatia con lo spettatore.

Chiacchiere da bar

Un lettore de Il Canto Oscuro mi ha chiesto di commentare la vicenda Lipperini Manni. Ora, frequento poco il blog della prima, lo trovo troppo radical chic e su tale categoria intellettuale la penso esattamente come Tom Wolfe e, a causa della mia leggendaria pigrizia, non ho letto nessun romanzo della seconda.

Non ho motivo per o argomento per difendere qualsiasi posizioni, quindi prendete ciò che scrivo per quello che è: chiacchiera da bar sport.

Ipotesi 1: Loredana Lipperini e Lara Manni sono due persone differenti

In questo caso, ammiro l’aplomb della Manni. Se fosse saltata fuori una voce del genere sul sottoscritto, tipo Brugnoli non esiste ed è soltanto uno pseudonimo di Barzaghi, non avrei querelato nessuno, ma sicuramente con il mio turpiloquio avrei dimostrato la mia concretezza

Al contempo, sarebbe saltata fuori una masnada di parenti, amici, colleghi, vicini di casa, ex fidanzate pronta a testimoniare a mio favore. Non mi pare sia successo per lei: concedemi almeno l’impressione che sia una persona molto sola.

Infine, se alla Lipperini di questa vicenda nel bene o nel male non le viene in tasca niente, la Manni si sta facendo un gran pubblicità

Ipotesi 2: Loredana Lipperini e Laura Manni sono la stessa persona

Se così fosse, non mi straccerei le vesti. Gli eteronimi di Pessoa si recensivano, si stroncavano e polemizzavano tra loro.

Poi, nel mondo dell’Arte, che bazzico più di quello letterario, tale pratica è diffusa. Chi lo fa come gioco intellettuale. Chi per sfuggire a contratti capestro con galleristi dittatoriali. Chi per avere la possibilità di sperimentare nuovi stili, senza che critici e curatori mettano bocca. Chi per guadagnare qualche soldino sottobanco.

Detto questo, se l’ipotesi 2 fosse vera, tutto questo carrozzone è convenuto alla Lipperini ? E’ così vergognoso scrivere letteratura fantastica ? Se l’ha fatto l’Allende…

Poi con il vero nome, non avrebbe venduto più libri ?

Alla fine, forse ha ragione il buon Pessoa

O poeta é um fingidor.
Finge tão completamente
Que chega a fingir que é dor

A dor que deveras sente

Il recensore ha sempre ragione

Non ho mai avuto simpatia per New Italian Epic. L’ho sempre ritenuto una malriuscita marmellata di aria fritta e ignoranza.

Aria fritta, perchè parecchi concetti sono di una banalità sconcertante: ad esempio è proprio dello scrivere imporre uno sguardo obliquo sul reale. Poi, ogni romanzo è un’ucronia potenziale. Per riprendere la citazione che il mio amico Max Barzaghi fa di Edmond e Jules de Goncourt

La storia è il romanzo che è stato; il romanzo è storia che avrebbe potuto essere

Di ignoranza, perchè affibbiare la definizione di epica al romanzo postmoderno italiano è tanto sensato quanto definire rococò il Partenone.

Ebbi anche una discussione feroce con Wu Ming 1 che certo non brillò nè per cultura, nè per apertura mentale.

Però, con il senno di poi, rispetto a certi altri ben meritati spernacchiamenti, sono stato un dilettante 😀

Detto questo, potete capire la mia espressione perplessa quando un recensore ha definito Il Canto Oscuro appartenente al canone di New Italian Epic.

Dopo aver pensato ad uno scherzo, sono stato anche tentato di farmi il giro a ginocchioni per Piazza Vittorio, come penitenza per aver scritto un romanzo di tal fatta…

Alla fine, però, la critica è pura soggettività… E in un romanzo, ognuno proietta se stesso, leggendo ciò che vuole.

Confessioni di uno scrittore pigro

Ammiro gli scrittori universali, quelli che sanno narrare storie e creare personaggi, passando da un’ambientazione ad un’altra.

Io confesso di essere molto limitato, da questo punto di vista. Come Jack Hanksmoor di Authority, sono in empatia con la Città, o meglio, con una in particolare.

E’ Roma, nei suoi multiformi aspetti. Può essere quella feroce del Barocco o del Rinascimento, oppure quella pigra di un inizio Novecento Alternativo.

Può essere un insieme di rovine sopravvissute all’Apocalisse o quella tossica degli anni Settanta, ma sempre l’Urbe è, scenario e protagonista delle mie storie.

Mi piacerebbe esplorare altro: una riscrittura fantasy dell’assedio di Malta, in cui non esiste Bene o Male, ma soltanto Potere e Violenza.

Oppure un hard science fiction, sulla ricerca del mistero della Materia Oscura e come questo modifica e altera le dinamiche e le credenze estetiche e religiose di un gruppo di esploratori.

Incomincio a scrivere, ma alla fine domina la pigrizia e il fascino sanguinario, superstizioso e imperiale di Roma