Biancaneve e i sette Silvi

Tanto tempo fa, prima dell’era Mediaset, verso il Paleolitico e un quarto, Paleolitico e venti, o giù di lì, viveva una bella fanciulla di nome … Biancaneve, direte voi. NO! Ma vi pare che possa esistere una con un nome così idiota come “Biancaneve”? Si chiamava Eulalia. Forse era meglio Biancaneve.

Abitava in una casetta nel bosco. Nessuno ha mai saputo perché le fanciulle delle fiabe debbano sempre abitare in posti assurdi, o avere parenti vari che risiedono là dove neanche il sasquatch vorrebbe mai vivere. Sono misteri che non ci è dato di risolvere.

Fatto sta che la fanciulla, la cui dote principale non era l’intelligenza, ma una serie di altre cose che non vi sto a spiegare, un giorno passeggiava (le piaceva molto passeggiare) per il bosco, poco vestita, quando ti vide una casetta di marzap… ah, no, questa è una favola diversa.

Dicevo, passeggiava tranquilla, e passeggia, passeggia, arrivò in un Borgo chiamato Arcore. Lì vide una villa, nel cui giardino si aggiravano degli strani piccoli uomini, tutti uguali. Erano sette.

La giovinetta si fermò incuriosita, e chiese : “o boia fauss – tipica esclamazione delle fiabe – chi siete voi?”.

“Siamo i sette Silvi di Arcore, i signori di Arcore”.

La giovane fu molto impressionata da queste parole, e capì di trovarsi di fronte a un vim (very important marpion).

Uno dei sette Silvi, accorgendosi che la fanciulla doveva avere più o meno l’intelligenza di un acaro della polvere, decise di approfittare della situazione. Le parlò dicendole “Noi possiamo fare grandi cose per te, possiamo farti diventare ministro della pari e delle dispari opportunità, se lo vorrai, oppure guardasigilli, o portapacchi, o anche fermacarte, se lo desideri”.

La giovane rispose “sì, che bello, che bello, ho sempre sognato di fare quelle cose, anche se non so bene cosa vuol dire”.

Il Silvio numero 3 si fece d’un tratto serio e sussurrò: “tu però dovrai fare qualcosa per noi”, e a quel puntò assunse un’espressione maliziosa. La fanciulla, che non era esattamente un genio, non capì. Silvio numero 5 intervenne per spiegarsi meglio “Dovrai passare la notte ad Arcore, con noi”.

La giovane era di sani principi e di specchiata moralità, tant’è vero che passava un sacco di tempo davanti allo specchio, e di fronte a una simile indecenza la sua risposta fu risoluta, decisa, immediata: “Posso portare anche un’amica?”.

Noi non sappiamo cosa sia avvenuto quella notte nella villa di Arcore, ma la storia narra che la giovane ben presto cominciò a far carriera, diventando – nientepopodimeno – fermacravatta del sommo Silvio 1.

Noi, umilmente, non ci sentiamo di fare insinuazioni di sorta, ma riportiamo solo una curiosa diceria: quando, nove mesi dopo l’incontro fra Eulalia e i sette Silvi, la giovane partorì (e i maligni fra voi saranno subito pronti a lanciare pietre… be’, almeno mirate bene), pare che un vecchio bizzarro e scontroso, burbero e schivo, ed eventuali altre coppie di aggettivi che uno voglia collocare tanto per fare scena, abbia pronunciato parole di oscura profezia:

“Il bambino si chiamerà Spartaco e sarà comunista, rovescerà il padre, sposerà la zia e genereranno trentatrè trentini. Così terminerà la turpe oppressione dei sette tiranni, e finalmente capiremo perché la coppia Boldi – De Sica si è sciolta”.

Tutto ciò che possiamo aggiungere è che il bambino fu in effetti chiamato Spartaco. Il resto, solo il tempo potrà rivelarlo.

Ogni riferimento a personaggi reali come Mago Zurlì o Kyashan è dovuta a fini puramente narrativi. Gli altri personaggi, come i sette Silvi, e luoghi, come Arcore, sono frutto di fantasia.

Igor Fortuna

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