Angela Vinci

Da quando è stato invento da Baumann, il concetto della società liquida è diventato un luogo comune nell’analisi del mondo contemporaneo.

Luogo comune inteso soprattutto in chiave negativa: la labilità di tutte le struttura sociale, causata dalla trasformazione dei cittadini da produttori a consumatori è visto come pericolo, perchè distrugge abitudini e regole consolidate da secoli.

Però, come diceva Kennedy,

Scritta in cinese la parola crisi è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità

Non so se sia vero, dovrei chiedere ai miei amici che conoscono il Mandarino, però rende bene l’idea.

Ogni cambiamento, nel caso particolare il passaggio da una società stabile e concreta ad una cangiante e virtuale, rappresenta un’opportunità.

Nel caso specifico della società liquida, il giocare al di fuori di schemi e ruoli predefiniti, il contaminarsi con altre esperienze, linguaggi e identità rappresenta una crescita della libertà di essere e di mutare. Visione che è alla base della pittura di Angela Vinci.

Pittura che è un elogio della libertà: non esistono più confini tra media e linguaggi. Fotografia, pittura, digitale si fondono in un’armonia nuova e più grande.

Il processo creativo, in Angela, parte dalla fotografia , per esprimersi poi attraverso l´uso di materiali e tecniche tradizionali come l ‘acrilico e olio.

I soggetti selezionati sono, così, rielaborati in fasi che, dalla mente dell’artista, si evolvono per mezzo di tecniche digitali, e si concretizzano infine, in una pittura pura e diretta, sulla tela.

Soggetti che rappresentano un’analisi del sé e della cultura che ci circonda. Sono lo stupore e l’orrore di un bambino dinanzi a una realtà che non capisce, il cui senso sembra ricondursi esclusivamente al culto idolatrico dell’Immagine, alla violenza distruttrice e alla solitudine prodotta dall’alienazione.

O il ritratto di un pagliaccio, con la sua espressione triste e malinconica, che ricorda come nonostante il nostro agitarsi, lo spettacolo che mettiamo su ogni giorno, indossando l’abitudinaria maschera, non ha che uno scopo: esorcizzare il pensiero della Morta, la matrigna che tutti accoglie.

O gli angeli sperduti, l’illusione che si possa essere veramente liberi, nel dominio dei sogni…. Illusione che svela come tale ogni mattina.

Perché Angela Vinci, come ogni artista, è uno sciamano… Con le sue cromie, esplorando gli abissi dell’anima evoca universi, cercando un filo d’Arianna per orientarsi nei labirinti che crea, specchi della vita.

Perché questa, non è comprensibile a noi mortali e noi dobbiamo procedervi a tentoni, attenti a trappole e inganni… Però, come diceva Camus

Se il mondo fosse chiaro, l’arte non esisterebbe.

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