Prigionieri italiani in Australia

Un paio di giorni fa, ho letto un articolo su i prigionieri di guerra italiani negli Usa. Alcuni si trovarono malissimo, penso a Burri che per ammazzare il tempo divenne artista, altri invece si sentirono fortunati, rispetto a quanto patito in guerra e in Italia.

Però, molti ignorano che vi furono nostri prigionieri di guerra anche in Australia. Fu il caso di un mio lontano parente che doveva partire per la campagna di Russia, ma per un errore burocratico, fu spedito in Egitto, ad El Alamein… Ovviamente, nessuno aveva avuto l’idea di cambiare il suo equipaggiamento… Immaginatevi cosa significasse stare con una divisa invernale nel deserto.

Dopo un paio di mesi di combattimenti, accaldato, affamato ed assetato, si consultò con un sottufficiale e con i suoi commilitoni e decisero assieme che forse era il caso di arrendersi agli inglesi…

Peccato che tra tutti i corpi che potesse scegliere, si consegnò ad uno costituito da gente parecchio abbronzata e con lunghi coltelli che li spedirono in fretta e furia a imbarcarsi ad Alessandria nella stiva maleodorante di un piroscafo.

Passarono i giorni, le settimane, i mesi. L’Inghilterra non sembrava arrivare mai. Per giustificare il tempo trascorso in mare, il sottufficiale spiegava al mio parente e agli altri soldati che per evitare i sommergibili tedeschi, i britannici stavano facendo il periplo dell’Africa.

Dopo parecchio tempo, giunsero in porto. Li fecero uscire all’aria aperta

Il primo commento fu un

“Ammazza che calda st’Inghilterra”

Poi videro gli elefanti e la palme…. E capirono di non essere dalle parti di Londra.

A Bombay furono caricati su un treno, per poi giungere a dorso d’elefante sull’Himalaya. Dopo qualche mese, cadde il fascismo… I Gurkha interrogarono il mio parente in nepalese, chiedendogli se era pro o contro Mussolini… Lui capì ben poco di quello che gli era stato detto, i gurkha capirono ancor meno la sua risposta e decisero che era un prigioniero non collaborante, fedele alla repubblica di Salò…

Così, per punizione, fu deportato in Australia, dove passò una quindicina d’anni a costuire strade tra aborigeni, canguri e dromedari…. Nel frattempo nessuno si era degnato di avvertire la sua famiglia, che lo piangeva per morto….

A metà anni Cinquanta, il governo australiano si ricordò di lui, lo recuperò nelle vicinanze dell’ Ayers Rock, lo coprì di soldi e lo rispedì a casa (a latere, il mio parente che era isolato dal mondo, per giustificare tale inaspettato evento si era convinto che fosse stata l’Italia, con molta calma, a vincere la guerra…)

Arrivato a Roma, senza avvertire nessuno, si presentò a casa, facendo rischiare un colpo apoplettico a tutto il parentado, con l’eccezione di un suo fratello che se ne uscì così

“Ma non eri morto in Africa ? Non mi potresti rimborsare tutti i soldi dei fiori che ho portato al cimitero…”

2 pensieri su “Prigionieri italiani in Australia

  1. Pingback: Hydropunk | ilcantooscuro

  2. Pingback: Dromedari | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...