Novecento, Web 1.0 e Futuro.

Qualche tempo fa, ho pubblicato delle mie riflessioni sullo stato dell’Arte in Italia e su come uscire dalla sua condizione di afasia.

Riflessioni che hanno suscitato un certo interesse e dibattito.

Per evidenziarne alcuni aspetti, do visibilità quanto scritto da Roby Guerra al riguardo

Una ennesima e stringata diagnosi sulla morte dell’arte (e della letteratura), sulla scia magari di un Baudrillard, quando proclamò (e anche con ambiguità compiaciuta) la sua vaporizzazione conclamata, appunto, dal/nel postmoderno e il Simulacro uber alles della cosiddetta industria culturale ( proclamata a sua volta nel 1960 circa-!- da un certo Edgar Morin, che poi fa ancora quasi l’epistemologo culturale, con eccelsi e pessimi esiti?).

Al contrario, con una brevità lievità rapidità espressiva, Brugnoli, noto scrittore di fantascienza e polemista postfuturistico (a suo tempo baruffe alla Papini, quasi, con Wu Ming e il New Epic, con Saccoccio e anche dialetticamente con chi scrive) ha applicato un micro ma efficace Rasoio di Occam e digitato nuove rotte possibili, al di là dei bachi ben evidenziati nella dimensione culturale contemporanea… (mercificazione e dominio di certa casta culturale, riduzionismo e solipsismo anche tra addetti ai lavori, e defuturizzazione).

Alcuni witz lapsus rivelatori: nell’era di Internet, certamente rivoluzionaria, Brugnoli evoca il Web 1.0… Paradosso nanobisturi per riformattare e con sguardi appunto complessi al passo con la società e (diciamolo) la neocultura o cibercultura in senso generazionale, i reali (e immaginari) nuovi scenari post-internet e le contaminazioni innestate sull’arte contemporanea pre -digitale stessa, ché poi, quella sistema e mercato dell’arte, gallerie, editoria, media, ecc., anche quando digitale, quella visibile e che fa il Reale.
Il web non è ancora il Ritorno del Futuro e dell’Utopia come si pensava! Anzi, i nuovi futuribili o sono nei bordi estremi e quasi clandestini o contaminati dal trionfo dell’abusata percezione Liquida..

Brugnoli è distante secondi luce, per fortuna, da qualsivoglia controculturalismo deja vu e alternativismo al turbocapitalismo… Va da sé: se il bordo di certa arte estrema (net o pre net) resta l’arte kultur 2000 sperimentale, nuove visioni valoriali, semi-normative come mappa (sempre aperte e dinamiche ma chiare…) sono necessarie.

Estinte le ideologie, Brugnoli, qua ricordando sia certa cifra atopica di un Franco Rella per nuove parole pur nel motore caotico del silenzio/rumre, sia magari certa aforistica potente novecentesca, da Kraus a Caraco, indica arditamente la Letteratura, il Web 1,0…, come nuovo sistema operativo complementare al web 2.0 e i suoi cibercultori sperimentali.
La parola nuovamente non artigiana da corsi di scrittura creativa cosiddetta, ma – se non dinamite alla Zarathustra – almeno un poco radioattiva per turbare ancora l’infame buon senso sociale.

Noi stessi, promotori di una poetica tecnoscientifica possibile lo facciamo in fondo, esiti positivi o negativi altra questione, in/da tali input appunto letterari.
E tale scansione, comunque, suggerita dal Brugnoli, appare appunto critica e inrinviabile per curare o almeno dribblare tutti i bachi delle postavanguardie cosiddette estreme, figlie del web o dell’antica società dello spettacolo alla Debord, tutt’oggi – quasi come una coazione a ripetere- sempre impass-ati nei medesimi vicoli o autostrade cieche. La comunicazione culturale ieri (e la sua retorica) come partecipazione e oggi (e la sua ridondanza..) sinergia, restano avvelenate da virus ben evidenti, solipsismo, settarismo, frammentazione e entropia della volontà di bellezza e rivoluzione possibili. Perché manca il detonatore forte che spacca l’inconscio sociale, a livello di segni, sogni, significanti, vertigini, flussi… (Noi stessi al minimum maximum accendiamo solo la miccia…).

In fondo, se grazie a AI e Neuroscienze (in senso iperbolico) oggi anche le Sinapsi sono in libertà, va da sé, certa memetica… di certo altro moderno e utopismo a suo modo, proveniente dalla grande Literary del Novecento, appare oggi almeno una delle mappe archetipiche da innestare ..in certa Google Map della kultur contemporanea! Perchè il Premio Goethe lo vinse Freud, mai Wu Ming!

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