Riflessioni su Il Canto Oscuro

Negli scorsi giorni, sono uscite un paio di recensioni su Il Canto Oscuro che hanno spinto il mio amico Roberto Linsi a buttare giù alcune sue riflessioni sull’opera.

Riflessioni che nella prima versione erano poco immediate per il lettore comune: per dirla senza peli sulla lingua, somigliavano a un discorso di Vendola.

Dopo lunghe trattative, sono riuscito a fargliele rendere un poco più leggibili, almeno credo… Comunque giudicate voi sulla comprensibilità.

Premetto di non volere scrivere una recensione: è una scelta di onestà intellettuale. Essendo amico dello scrittore, il mio giudizio sarebbe inevitabilmente di parte. Non è mia intenzione scrivere una marchetta, ma dedicarmi a una critica in senso più ampio.

Non dire mi piace o non mi piace, qui c’è un errore o compratelo, ma cercare di evidenziare quanto il libro di Alessio rispecchi la forma romanzo.

Forma romanzo che può essere identificata con un triangolo, i cui vertici sono l’intreccio, i personaggi, l’ambientazione.

Se nelle forme originali, il romanzo greco e medievale, ciò che predominava era l’intreccio, dal Seicento in poi il vertice dominante è stato prima quello dei personaggi, poi quello dell’ambientazione.

Faccio un esempio concreto: l’Ulisse potrebbe vivere senza Leopold Bloom, ma non senza la Dublino visionaria creata da Joyce.

Quanto ne Il Canto Oscuro si rispecchiano i tre elementi ?

Ambientazione

Benchè Alessio si consideri uno scrittore di serie b, disimpegnato e incapace di trattare i problemi veri del quotidiano, dal precariato alla crisi economica, a mio avviso rientra pienamente in quella generazione di scrittori trentenni romani che hanno centrato la loro narrazione sul sociale.

L’obiezione che mi si potrebbe porre è che Il Canto Oscuro sia un romanzo di fantascienza, un’opera ambientata in una Roma irreale.

Una Roma irreale, senza dubbio alcuno, però capace d’essere uno specchio deformante del nostro mondo, in cui domina la corruzione, in cui nascondiamo dietro sinonimi la nostra povertà e dove il potere crea nemici immaginari, per rimanere attaccato alla poltrona

Alessio non nega la Realtà, ma la racconta in maniera diversa, creando un apologo del vivere in tempi di crisi e incertezza

Personaggi

Immaginiamo di incontrare i personaggi del romanzo. Pigri, snob, irresponsabili, mossi da piccole ambizioni.

Li eviteremmo, come persone sgradevoli.

Eppure Alessio riesce a farceli amare. Perchè come diceva Graham Greene

Il ruolo dello scrittore è quello di suscitare nel lettore la simpatia verso quei personaggi che ufficialmente non hanno diritto alla simpatia

Da cosa nasce la nostra simpatia ? Dal riconoscere come nostre le loro debolezze e contraddizioni. Non vederli come esempi, ma come compagni di viaggio.

Sempre citando Greene

Considerando attentamente un uomo o una donna, si poteva sempre cominciare a provarne pietà… Era una qualità insita nell’immagine di Dio… Quando si sono vedute le rughe agli angoli degli occhi, la forma della bocca, il modo in cui crescevano i capelli, era impossibile odiare. L’odio era semplicemente una mancanza di immaginazione.

E la scrittura di Alessio ci fa immaginare. Noi ci costruiamo nella nostra mente la vita di Andrea, di Barbara, di Francesca, Marco e Beppe, i dolori che hanno passato e le scelte che hanno compiuto e vi riconosciamo le nostre.

Odiando loro, odieremmo noi stessi

Intreccio

E’ il punto più controverso del romanzo. C’è chi l’ha considerato debole, chi troppo complicato. A mio parere, non è la trama che sconcerta, un ingranaggio dove la ruota dentata più piccola, la morte di Alan Stuart, muove quella più grande, gli intrighi dei vari personaggi, ma le cause.

Abituati alla narrativa di genere, noi ci aspetteremmo come grandi intrighi siano mossi da grandi ambizioni. Non è così per Alessio. Nel suo osservare la società, si è reso conto come il male sia diventato banale.

Non si uccide per conquistare imperi, ma per pochi soldi o per liberarsi di un parente o di un vicino di casa fastidioso.

Questa sproporzione ci lascia perplessi, perchè ci ricorda troppo la vita, impedendoci di sognare.

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