Sulle querele letterarie

Il bello di essere diventati scrittori è nel diventare improvvisamente un guru. Quasi ogni giorno mi arrivano messaggi di lettore, con complimenti, stroncature e richieste di pareri sugli argomenti più strani, da come si cucina l’amatriciana alle vicende letterarie italiane, tra cui la disputa Carofiglio vs. Ostuni.

Premetto che non ho letto il romanzo in questione e che quindo non posso dare ragione a chi lo stronca, la vicenda mi ha lasciato perplesso sotto tanti aspetti.

Io cresco come critico d’arte e curatore: in quell’ambiente, insulti pesanti sono all’ordine del giorno, ma soltanto una volta ho saputo di una querela (e il denunciato se l’è veramente cercata…)

Perchè gli artisti non sono intenzionati a regalare agli avvocato il poco che guadagnano. Perchè hanno poca fiducia nella giustizia italiana. Perchè, in fondo, le polemiche, anche aspre sono sempre una forma di pubblicità.

E se cadi nel dimenticatoio, sei finito. Immagino che nella letteratura sia la stessa cosa. Di polemiche e persino di duelli ne è cosparsa la storia, però arrivare alla querela… Costituisce un precedente pericoloso

Anche perchè se la moda si diffonde tra gli scrittori di fantasy e fantascienza italiani, parecchi blogger che leggo con piacere se la passerebbero bruttina.

Detto questo, non me la sento di santificare Ostuni, trasformando un gesto di stizza in una campagna per la libertà

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