Guerra economica

La Germania degli ultimi due secoli ha avuto un approccio particolare per la risoluzione dei suoi problemi economici: depredare le risorse di vicini e alleati, nascondendo le sue ruberie dietro fiumi di retorica.

L’obiettivo della Prima Guerra Mondiale era trovare risorse e mercati per le sue industrie: per questo la pace in Occidente puntava a privare Belgio e Francia dei loro principali giacimenti di ferro e carbone.

Mentre ad Oriente si puntava a creare una fascia agricola per soddisfare gli junker. Al contempo si voleva creare una Mitteleuropa, con dazi favorevoli all’industria tedesca, in modo da azzerare la concorrenza degli stati confinanti, ridotti a puri compratori dei prodotti teutonici.

Lo stesso obiettivo fu perseguito nella Seconda Guerra Mondiale, spostando però il tentativo di saccheggio da Ovest a Est.

Ora con la Merkel si ripropone la stessa dinamica, avendo come obiettivi gli stati mediterranei e come strumento principe la finanza invece che l’ala destra marciante o i panzer.

La Germania attuale ha due grossi problemi: il primo il debito pubblico i cui nodi, nonostanti gli artifici contabili, verranno prima o poi al pettine, e la fragilità del suo sistema creditizio che nel miraggio di guadagni facili ha investito cifre esorbitanti nel debito pubblico greco e nella speculazione edilizia spagnola e americana

Pochi se lo ricordano, ma la prima banca europea che ha dovuto chiedere aiuto per la crisi subprime era tedesca, la IKB, salvata dalla Cassa Depositi e Prestiti tedesca (ovviamente, per i motivi che ho già raccontato una volta, il debito della IKB è scorporato da quello dello Stato TedescoGli irlandesi che hanno fatto la stessa cosa con le loro banche, non barando sui conti, sono finiti in brache di tela)

La Germania, se si fosse comportata responsabilmente, avrebbe dovuto caricarsi dei debiti delle proprie banche e al contempo, per mantenere invariato il suo bilancio pubblico, provvedere a grossi tagli di spesa.

Invece ha applicato la sua soluzione tradizionale, tentare di rubare la ricchezza del prossimo, trasferendo la sua crisi potenziale sugli altri partner europei. Ciò è avvenuto dando ordine alle sue banche di vendere in massa i titoli di stato spagnoli, portoghesi, greci e italiani sul mercato secondario, aumentandone i rendimenti sul mercato primario.

Azione che da una parte ha mandato in panico i mercati, dall’altra, visto che gli speculatori scemi non sono, ha generato un effetto valanga.

I risultati si vedono ogni giorno. Le banche tedesche si sono ricapitalizzate a basso costo, il loro debito pubblico ci guadagna, la loro industria, grazie alla maggiore facilità di finanziamento, acquisisce un vantaggio competivo.

Al contempo, per mascherare dinanzi all’opinione pubblica quest’azione degna di Attila l’Unno, come per la Prima e la Seconda Guerra Mondiala ha scatenato una tra le più becere opere di propaganda, accusando le vittime di essere carnefici.

ovviamente, obiettivo della Germania è fare in modo che questa forma di saccheggio continui: perchè se il circolo vizioso si interrompe, ritorna tutto da capo a dodici, con le sue banche prossime al fallimento.

Inoltre, indebolendo le finanza degli stati mediterranei, rende possibile agli imprenditori teutonici di acquisire a prezzo scontato i loro asset industriali, come nel caso dell’Italia Finmeccanica o Eni.

Per questo sta sabotando in ogni modo le proposte di Draghi. Il problema è che, a differenza del secolo scorso, nessuno si agita dinanzi a questo ennesimo tentativo imperiale di Berlino

4 pensieri su “Guerra economica

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