Considerazione sul Next Fest

Dopo un periodo estremamente complicato al lavoro, dove ho sviluppato istinti omicidi nei confronti di clienti e fornitori, finalmente posso ricominciare a tediarvi con i miei post.

In particolare, con un poco di ritardo, tiro fuori dal sacco una mia piccola riflessione sul Next Fest, evento che può essere visto come un Giano Bifronte o una di quelle illustrazioni che a seconda del punto di vista, può somigliare ad una vecchia decrepita o a un affascinante giovane.

Un grande saggio della Fantascienza Italiana, stavo per scrivere venerando maestro, ma forse il termine apparirebbe come ironico, quando invece ho molta stima per lo scrittore, avendone divorato i libri, lo ha definito qualcosa che ha poco a che vedere con il suo genere narrativo.

Cito testualmente

Io voglio mele e non kiwi. Posso volere i kiwi ma allora quelli chiedo e se un negoziante alla richiesta di un chilo di mele mi da un chilo di kiwi non ci sto

Dal suo punto di vista che non contesto, ha perfettamente ragione. Anzi, usando un linguaggio meno elegante, alcuni panel, come quello sul futurismo o sulla poesia o il mio sulle avanguardie, c’entravano con la fantascienza come i cavoli a merenda (tra l’altro c’era un mio vecchio amico dell’Università, detto Er Cloaca che aveva il barbaro coraggio di mangiarli alle quattro del pomeriggio)

Provo però a guardare il Connettivismo sotto un’altra prospettiva. Non un gruppo di scrittori di romanzi di fantascienza più o meno apprezzati dal pubblico, ma un esperimento mentale: il tentativo di ricreare in Italia l’idea di avanguardia, capace di contrapporsi alla frammentazione di saperi e culture che affligge il nostro paese e di ripensare l’Uomo e il Mondo in relazione ai cambiamenti epocali indotti dalla scienza e dalla tecnologia.

Tentativo incerto, che alcuni possono anche definire velleitario, ma che, per riuscire deve confrontarsi con il Passato, dal duplice ruolo di radice da cui trarre ispirazione e nemico da abbattere, e guardare alle altre forme espressive, come l’Arte, la Musica e la Poesia.

Solo così, per citare il buon Marco Moretti, il Connettivismo potrà diventare un meme.

Il Connettivismo è kiwi, non mela. Bisognerebbe ribadirlo con più forza e convinzione. La fantascienza non è un fine, ma un mezzo, una modalità espressiva.

E do sempre più ragione a Moretti… Bisognerebbe

Scrivere e declamare Fantascienza dal vivo, anziché esaurirsi in un interminabile vaniloquio sul declino di tale genere letterario, questo sì che è un coraggioso atto di Avanguardia!

6 pensieri su “Considerazione sul Next Fest

  1. Ma infatti la si declama (io, per esempio, la declamo e basta), solo che la gente continua a preferire il resto. Non so perché e non mi interessa… della gente bisogna fregarsene. 🙂

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