Io che ci faccio qui (ossia le avventure semiserie di uno scrittore di fantascienza in un convegno sulla poesia)

 

In Illo tempore intervistai per Quaz Art Alessandro D’Agostini. Venne fuori una bella e interessante chiacchierata, in cui si sviscerarono vari temi legati alla poesia e all’avanguardia.

Da quel momento, è nata una stima reciproca. Un paio di settimane fa, o giù di lì, Alessandro mi ha invitato a partecipare a un convegno sulla poesia alla Casa delle Letterature (per i romani, è dentro l’oratorio dei Filippini alla Chiesa Nuova)

Per amicizia, ho detto di sì…Poi, a causa dei problemi di lavoro che mi hanno travolto nelle ultime settimane, la questione è passata in cavalleria.

Finchè ieri sera, fuggendo di soppiatto dall’ufficio, mi sono trovato al tavolo della presidenza, tra il maestro Elio Pecora e un attore reduce dal Padrino.

Panico totale: io non scrivo versi, ma di steampunk, di guerrieri alla Mad Max che vagano in una Roma post apocalittica, di zombi a Piazza Vittorio, di dinosauri a Bareggio e granchi giganti in giro per l’Ostiense.

Non scrivo versi, perchè non ne ho l’ispirazione, perchè non ne sono capace, perchè, cosa che molti dimenticano, la poesia presuppone non solo idee, ma anche tecnica.

E quella non si improvvisa, nasce da studio, da esercizio e da fatica.

Neppure posso definirmi in critico di poesia, mancando degli strumenti culturali necessari: al massimo un lettore appassionato, traumatizzato da un terribile professore d’Italiano delle medie, prototipo del Padre Pucci de Il Canto Oscuro, che mi aveva fatto imparare a memoria centinaia e centinaia di versi.

Insomma, mi sentivo un dilettante allo sbaraglio, tra mostri sacri.

Interviene il maestro Pecora, che racconta della sua splendida esperienza con Poeti e Poesia. Le memorie di una vita, in cui davanti agli occhi sembrano materializzarsi i grandi nomi del Novecento.

E’ il turno di Alessandro che parla con giusto orgoglio dei Poeti d’Azione, della strada trascorsa e dei progetti futuri. E’ come vedere un bambino crescere ogni giorno davanti ai propri occhi e poi rimanere stupiti dell’uomo che ne è venuto fuori.

Alessandro termina il suo discorso. Mi introduce. Prego silenziosamente il misterioso santo che protegge gli scrittori di fantascienza. Attacco a braccio, parlando della mia esperienza di uomo della strada.

Non mi aspetto pomodorate, ho controllato prima che non vi fossero ceste di ortaggi andati a male, ma qualche fischio sì.

Un applauso… Tiro un sospiro di sollievo. Cominciano le letture delle poesie di Alessandro Agostini e Vittorio Varano che rubano emozioni…

Poi tutto finisce e mi tocca tornare al solito lavoro e alla solita vita

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