Argomento Ontologico

Ho stima di Odifreddi come matematico, meno come tuttologo. Su argomenti che conosce poco ha spesso la tendenza a essere superficiale. L’ultimo esempio che mi viene in mente è quando si sospettò del fatto che i neutrini violassero la relatività ristretta.

Il buon Piergiorgio se ne uscì con un che problema c’è basta sostituire la costante c con la veloce del neutrino, dimenticando che il valore della velocità della luce in quella formula non esiste per grazia ricevuta, ma è conseguenza delle trasformate di Lorenz e delle equazioni di Maxwell.

Insomma, in termini di formule, l’impatto sarebbe stato molto più dirompente… Grazie al cielo, Einstein aveva ragione.

Oggi, su Le Scienze hanno pubblicato un suo articolo, riduzione di uno già apparso qualche tempo fa su Repubblica, relativo alla tesi di Harvey Friedman

Articolo che non mi è piaciuto e che ho trovato contraddittorio. Il sottotitolo è onesto: partendo dall’esistenza di Dio si dimostra che la matematica non è contraddittoria, che richiama quanto scritto nel’abstract originale

We also postulate the existence of divine object in the formalized sense that it lies in every definable positive class

In pratica, Friedman risolve logicamente il paradosso intrinseco del secondo teorema di incompletezza di Godel

Nessun sistema coerente può essere utilizzato per dimostrare la sua stessa coerenza

ipotizzando l’esistenza di Dio, postulato ovviamente non dimostrabile a priori e accettabile per fede.

Il problema è che l’articolo di Odifreddi, per come è stato scritto, sembrerebbe trasformare il matematico impertinente in un apologeta della fede.

In pratica nel testo la questione sembra essere rovesciata, ossia che la consistenza della matematica provi l’esistenza di Dio.

Nella realtà, non è così: proprio per il secondo teorema di Godel, la matematica non può essere coerente in sé, quindi non può fungere da prova

Personalmente, al di là dell’articolo, tutte questi ragionamenti mi lasciano indifferente. Come Wittgenstein, penso che il Divino trascenda il Mondo, quindi non può essere descritto con il nostro linguaggio, nè esaminato come problema di logica.

I limiti del nostro linguaggio sono i limiti del nostro mondo e

“su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”

La Fede, quindi, è al di là della Ragione: il credere che il mondo abbia un senso è un atto di volontà, non un ragionamento

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