Scisma d’Occidente

In questi giorni, pochi si ricordano di Gregorio XII, anche perchè, a differenza di Celestino V, non ha avuto un press agent come il buon Dante e perchè forse la storia dello Scisma d’Occidente è ben poco studiata nelle nostre scuole.

Tuttò cominciò il 1378, quando morì Gregorio XI.I Romani, si sollevarono contro i cardinali, minacciando il linciaggio se avessero eletto un papa francese, temendo che questi avesse riportato la sede ad Avignone.

Il grido di battaglia dei rivoltosi fu

Romano lo volemo, o almanco italiano

Per trovare un compromesso, fu eletto papa l’arcivescovo di Bari, Bartolomeo Prignano, che in quel momento si trovava a Roma, ma non era cardinale. Bartolomeo assunse il nome di Urbano VI

L’elezione non era stata ancora annunciata che la folla fece irruzione nel conclave, armata fino ai denti: per salvare le penne, i cardinali presero il vecchio e rincitrullito Francesco Tibaldeschi e lo vestirono da papa.

Mentre i romani gli porgevano omaggio, i cardinali fuggirono alla chitichella, con sei di loro che a scanso di equivoci si asseragliarono a Castel Sant’Angelo

Ovviamente, l’inganno fu scoperto rapidamente: i romani si vendicarono della beffa saccheggiando i palazzi cardinalizi, ma dopo aver brontolato un poco, accettarono il nuovo papa.

Il problema è che i cardinali non avevano idea di che pasta fosse fatto Bartolomeo: si aspettavano un uomo di paglia, invece si trovarono un tizio dal carattere orgoglioso, pieno di zelo per la riforma della Chiesa.

Riforma che i cardinali invocavano a parole, ma che temevano come la peste, visto che avrebbe intaccato i loro interessi economici

La goccia che fece traboccare il vaso fu l’obbligo di residenza a Roma e di restaurare a proprie spese le chiese della città.

I cardinali si ammutinarono. Ad Agosto, tredici su quattordici si trasferirono a Fondi, dissero che l’elezione di Urbano VI, causa tentativi di linciaggio era forzata e perciò invalida.

Quindi elessero Roberto di Ginevra, cugino del re di Francia come nuovo papa, il quale assunse il nome di Clemente VII

La sua prima mossa fu occupare Roma con la forza, ma fu sconfitto a Marino dal buon Alberigo da Barbiano e costretto a trasferirsi ad Avignone.

Seguirono scomuniche, polemiche, con Santa Caterina schierata con il papa romano e San Vincenzo Ferrer con quello avignonese, congiure, con Urbano VI che si era convinto come l’unico cardinale buono fosse quello morto.

Alla morte di Urbano VI, la situazione si incancrenì. A Roma Bonifacio IX era più interessato a rimpinguarsi le tasche e Innocenzo VII a litigare con Ladislao di Durazzo, mentre ad Avignone Benedetto XIII pensava più a gestire il caos della politica spagnola.

Alla fine, visto che non si riusciva a trovare un compromesso, con le dimissioni dei papi, vis cessionis, si decise di convocare un concilio, per dirimere la questione.

Nel 1407 si arrivò a un passo dalla composizione dello scisma: Gregorio XII e Benedetto XIII si accordarono a Marsiglia di incontrarsi a Savona per concretare la comune abdicazione; ma visto che ognuno era convinto della malafede dell’altro, il primo si fermò a Lucca, e il secondo a La Spezia.

Nel 1409, i cardinali delle opposte fazioni, esasperati assieme a vescovi e teologi di ogni genere e risma, si radunarono a Pisa. Gregorio XII e Benedetto XIII ovviamente, non si fecero vedere.

Entrambi vennero deposti e fu eletto un terzo pontefice, Alessandro V, il francescano Pietro Filargio, arcivescovo di Milano che morì dopo un anno e a cui successe Giovanni XXIII

Insomma Pisa, invece che sanare la situazione, l’aveva peggiorata.

Ci volle tutta la pazienza dell’imperatore Sigismondo di Lussemburgo, per riconvocare un nuovo concilio, a Costanza.

Gregorio XII fu fortunato: i suoi rivali avevano fatto di tutto e di più per screditarsi e con un poco di pazienza, sarebbe stato riconosciuto come legittimo papa.

Però aveva novant’anni, era stanco e riteneva che la sua presenza sarebbe stata più di ostacolo che di favore per la chiusura dello scisma.

Gregorio XII fece sapere che era disposto ad abdicare, purché si riconoscesse che il Concilio veniva convocato e legittimato da lui. Fu presto fatto.. Così Gregorio XII si ritirò ad Ancona, mantenendo il titolo di Cardinale Vescovo di Porto. Dopo la morte, Martino V gli diede il titolo di pontefice emerito, lo stesso che dovrebbe toccare a Benedetto XVI

Tra l’altro per non fare torto a nessuno, a Giovanni XXIIIfu concesso di tornare nel Sacro Collegio come vescovo di Tuscolo, creando lo strano paradosso che un papa deposto potrebbe partecipare al conclave, mentre uno che ha abdicato no.

Il sigillo papale di Gregorio fu spezzato e negli ultimi anni di vita, non ebbe nè abiti, nè insegne particolari. Probabilmente, qualcuno lo poteva chiamare sua santità, visto che all’epoca il titolo non era ancora di esclusiva pertinenza papale, ma riservato anche ai patriarchi ed alcuni governanti secolari

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