Vigna Barberini

La Vigna Barberini è forse uno dei luoghi più suggestivi del Palatino: una terrazza che sovrasta l’arco di Costantino e il Colosseo e che permette di godere uno scorcio di Roma incantata.

Ed è uno dei luoghi archeologicamente più interessanti dell’area. Lì vi era il santurario di Sol Elagabalus voluto da Eliogabalo, nel suo tentativo di recuperare una visione sacra ed ellenistica del potere, poi trasformato da Alessandro Severo in quello di Giove Ultore, in una sorta di ritorno all’ordine

In precedenza, vi era uno dei nuclei della domus flavia, una grande spianata centrale circondata da un alto porticato a più piani che sul lato meridionale disegnava un ampio emiciclo, probabilmente gli “Adonaea”, i giardini segreti dedicati ad Adone, citati dal sofista greco Filostrato che racconta dell’incontro fra Domiziano e il filosofo greco Apollonio di Tyana “in un luogo pieno di piante in vaso”

Uno spazio che ricordava la transitorietà dell’esistenza terrena, compressa tra nascita e morte.

Per cosa vi fosse in precedenza, vi erano dei dubbi: se per l’età augustea era abbastanza chiaro vi fosse una domus abitata da un ricco membro della corte, vi era buio assoluto per il periodo compreso tra Caligola e la fine del regno di Nerone.

Finchè nel 2009 gli archeologi francesi scoprirono una strana struttura risalente ai tempi di Nerone, di cui si ignorano le dimensioni complessive.

Era a pianta centrale, con un ambiente circolare del diametro di 16 metri e dai muri molto spessi.

Al centro vi era un pilone centrale, dal diametro di quattro metri che ragionevolmente doveva sostenere una struttura lignea molto pesante.
Dal pilone partono dirette ai muri perimetrali, come rami da un albero due serie sovrapposte di archi a raggiera che coprono un primo piano ed un secondo livello. La mancanza di decorazione, di materiali di pregio, fa pensare che questi siano ambienti di servizio.

Sul piano degli archi, che sono a un metro e mezzo-due dalla superficie, sono state trovate finora tre cavità semicircolari, “scodelle” di poco più di venti cm di diametro.

All’esterno della struttura, sui muri perimetrali, sono state osservate le tracce di un qualche manufatto che fu asportato con cura quando la struttura fu abbandonata e riempita di terra per fungere da sostegno all’ambiente della domus flavia.

La prima conclusione che si può trarre è che tale struttura riguardava la Domus Aurea. Nerone, imitando quanto fatto da Caligola, non si era limitato a occupare Colle Oppio, ma aveva esteso la sua dimora dal Celio al Palatino.

Dimora costruita da una serie di padiglioni tra loro indipendenti.

La seconda è sul mistero della sua destinazione. La più ovvia è che si trattasse o di un belvedere, oppure di un castellum acquae.

Ma dato che stiamo parlando del buon vecchio Nerone e per la presenza di strani meccanismi, non può che tornarci alla mente un pettegolezzo del caro Svetonio, il quale afferma che l’imperatore facesse costruire una coenatio rotunda, una piattaforma circolare, rotante e col pavimento in legno

quae perpetuo diebus ac noctibus vice mundi circumageretur

ossia ruotava giorno e notte, replicando il movimento delle sfere celesti attorno alla terra.

Piattaforma che sosteneva una sala pranzo e dava evidenza visiva ad uno dei pilastri dell’ideologia neroniana: il princeps, come axis mundi e garante dell’ordine universale e dello scorrere del Tempo e delle stagioni

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