Conti di Tuscolo (Parte II)

Continuo con la storia degli inquieti antenati di Andrea, le cui vicende sono altrettanto affascinanti di quelle de Il Canto Oscuro

Il nuovo papa Giovanni X capì che per liberarsi dalla tutela di Teofilatto doveva da una parte avere un alleato alternativo, dall’altra, ampliare gli scontri nella sua famiglia, spaccandola.

La prima mossa fu favorita dalla questione saracena: gli arabi si erano stabiliti alla foce del Garigliano fondarono una colonia fortificata, ribat, chiamata Traetto.

Inizialmente, la usavano come base per le loro scorrerie: in seguito, grazie agli accordi con le famiglie dominanti di Gaeta e di Napoli, i Saraceni cominciarono a pensare in grande, espandendosi sempre più

I loro possessi comprendevano Narni, Tivoli, Vicovaro. Giovanni X, per togliersi dalle scatole questi vicini che stavano diventando ingombranti, cominciò una serie di trattative diplomatiche.

Teofilatto, visto che arabi spesso mettavano a ferro e fuoco i borghi di sua proprietà, non potè che appoggiarle.

Giovanni X, per far tacere le gelosie e le potenziali rivalità tra alleati, dichiarò che avrebbe avuto lui il comando della lega.

Ottenne l’appoggio di il marchese del Friuli Berengario, a quel tempo Re d’Italia, il quale avrebbe permesso ai suoi feudatari di partecipare all’impresa. Se tutto fosse andato bene, sarebbe stato incoronato imperatore.

Per aumentare le divisioni e le gelosie nella casa di Teofilatto, Il comando militare fu affidato all’ambizioso Alberico, con somma soddisfazione di Marozia.

L’impero d’Oriente, oltre a inviare una loro flotta, misero a disposizione un forte contingente proveniente dalla Calabria e dalla Puglia sotto lo strategos di Bari Niccolò Picingli.

Contingente che convinse i nobili longobardi e bizantini della zona che fosse più salutare appoggiare Giovanni X, piuttosto che continuare a intrigare con i saraceni.

Così Landolfo I di Benevento e suo fratello Atenolfo II, Guaimario II di Salerno, Gregorio IV di Napoli e suo figlio Giovanni, Giovanni I di Gaeta e suo figlio Docibile fornirono truppe e navi.

Dentro San Pietro, dinanzi alle reliquie dell’apostolo, tutti gli alleati pronunciarono questo giuramento

Noi vi promettiamo di non aver mai pace con essi,finché non li abbiamo sterminati da tutta Italia. Di nuovo promettiamo a voi tutti soprascritti per Cristo Signore e pei meriti dei Santi e per tutti i sacramenti della fede che con tutte le forze e in ogni modo noi combatteremo i Saraceni e cercheremo di sterminarli e che d’ora innanzi non abbiamo e non avremo pace con essi in alcun modo

Le prime azioni di guerra avvennero nel Lazio settentrionale, dove una piccola squadra di saccheggiatori fu intercettata e distrutta. I cristiani ottennero una serie di vittorie come a Campo Baccano, sulla Via Cassia, e presso Tivoli e Vicovaro.

Viste le brutte, gli arabi si ritirarono a Traetto, convinti che il tempo lavorasse per loro e che i cristiani, cone tradizione si dedicassero all’antica abitudine di scannarsi tra loro.

Ma strano a dirsi, l’assedio continuò ad oltranza. Saraceni, fiaccati da mesi di duro accerchiamento ed assedio, dopo essere stati costretti alla fuga dal campo fortificato, al quale dettero fuoco in un ulteritore tentativo di sottrarsi al massacro, tentarono una disperata sortita ritirandosi e asserragliandosi sulle vicine colline. Qui resistettero a diversi attacchi di Alberico e Landolfo, finché finirono le riserve alimentari; resisi conto della situazione disperata, in agosto tentarono la fuga per raggiungere la costa e fuggire in Sicilia, ma furono intercettati e sterminati.

Berengario fu incoronato imperato, Giovanni I di Gaeta, sino all’anno prima grande alleato dei musulmani, espanse il suo feudo sino al Garigliano e Alberico sottrasse il titolo di consul al suocero Teofilatto, ottenendo l’esenzione di diversi tributi.

Gli anni successivi, Giovanni X continuò nel gioco pericoloso di contrapporre suocero e genero, esautorandoli a vicenda.

Il momento per lui propizio arrivò nel 924, quando Berengario fu assassinato dagli Ungari, che avevano invaso il nord d’Italia. Alberico, istigato da Marozia riuscì ad impadronirsi di Roma

Il passo successivo sarebbe stato quello di imporre ai nobili del nord la sua autorità, in modo da essere riconosciuto re d’Italia e infine farsi incoronare imperatore da Giovanni X.

Il quale però, aveva un asso nella manica, il cognato d’Alberico Giovanni Crescenzio I “Episcopus” che fomentò una rivolta contro l’altro ramo della famiglia, confidando nella promessa papale di prendere il loro posto.

Alberico si rifugiò ad Orte, ma qui fu assalito e ucciso dai popolani, sobillati da uomini fedeli al Papa.

Marozia fuggì invece in esilio a Gaeta. La mossa successiva di Giovanni X fu di avvelenare Teofilatto e rinchiudere a Castel Sant’Angelo  Giovanni Crescenzio, catturato a tradimento durante in pranzo nel Patriarchio Lateranense

Convinto di essersi liberato dai Conti di Tuscolo, il Papa nominò suo fratello Pietro Console dell’Urbe e Duca di Spoleto e Camerino. Con il nuovo re d’Italia, Ugo di Provenza, disinteressato a Roma, poteva sentirsi al sicuro…

Ma aveva sottovalutato Marozia e il suo desiderio di potere e vendetta…

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