Conti di Tuscolo (Parte III)

Continuano le vicende degli antenati di Andrea Conti, protagonista de Il Canto Oscuro

Il problema di Marozia, in esilio a Gaeta, era di trovare delle truppe per rioccupare Roma e bloccare la politica di Giovanni X. Inizialmente aveva puntato sui ducati longobardi e bizantini, ma le loro faide erano talmente spinte che nessuno di loro voleva muoversi, temendo che i vicini potessero approfittarne, per occuparne i domini.

Marozia allora decise di pensare in grande. Il regno d’Italia, come al solito era vittima della lotta tra ambiziosi regnanti stranieri. Da una parte vi era Rodolfo di Borgogna, dall’altra Ugo di Arles, che sembrava aver prevalso.

Se la forza di Ugo era nell’appoggio delle marche d’Ivrea e della Toscana, la sua debolezze era il mancato controllo di Roma e del centro Italia.

Giovanni X tentò di approfittarne, vedendo in Ugo un alleato per sferrare il colpo mortale alla nobilità dell’Urbe e trasformare il ducato romano in una signoria della sua famiglia.

Ugo era perplesso, perchè non voleva dipendere troppo dalle paturnie pontificie.

Marozia ne approfittò subito: propose la sua mano a Guido di Toscana, fratellastro di Ugo.

Lei avrebbe finalmenta avuto a disposizione le truppe di cui aveva bisogno, Ugo poteva controllare Roma indipendentemente da Giovanni X, Guido diventava l’uomo più potente d’Italia. Il matrimonio si celebrò nel 924

Marozia, però dovette aspettare: Ugo, impegnato in un duello politico con Rodolfo di Borgogna, tutto poteva tollerare, tranne che l’ennesima guerra civile romana.

Nel 928, mentre Ugo guerreggiava in Provenza contro il cugino Carlo Costantino, Marozia e Guido tentarono il colpo di mano sull’Urbe

Guido pose l’assedio alla città e Marozia riuscì a convincere i suoi sostenitori ad aprire di notte Porta Maggiore. Da lì, i suoi armigeri si diressero verso il Patriarchio Lateranense, dove fecere una meschina figura.

L’assalto non solo fu respingo, ma Pietro, fratello del papa riuscì a fuggire ad Orte, dove arruolò il solito contingente di mercenari ungari e tentò la sua marcia su Roma, nel tentativo di liberare Giovanni X dall’assedio.

Il tentativo quasi riuscì, ma il fato ci mise mano: successe la stessa cosa di Pirro ad Argo.

Pietro, mentre avanzava per Via Lata, fu colpito da una tegola. Secondo alcuni morì sul colpo, secondo altri, le truppe di Guido ne approfittarono per prenderlo prigioniero e per sgozzarlo davanti al Laterano.

Così, senza aiuto, a Maggio 928 Giovanni X si arrese. Fu imprigionato a Sant’Angelo e ucciso o con veleno o soffocato con un cuscino.

Al suo posto fu nominato un papa innocuo, Leone VI, figlio del primicerius Cristoforo, ossia del primo ministro di Giovanni X, per tenere buoni i seguaci del defunto, poi dopo la sua rapida morte, Stefano VII che tentò inutilmente, appoggiandosi ai feudatari spoletini, guidati da Cane Gabrielli, di recuperare un minimo di indipendenza

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