Eliogabalo

Uno dei tanti incompresi della storia romana è il buon vecchio Eliogabalo, che prima di diventare imperatore era gran sacerdote del dio solare El-Gabal ad Emesa.

Non era proprio uno sprovveduto, perchè continuando l’opera del nonno Giulio Bassiano era riuscito ad imporre una sorta di teocrazia in Siria, rendendo marginale il ruolo del governatore romano.

La sua stirpe era probabilmente di origine araba, discendo da quei principi del deserto, Samsigeramus e Sohaemus, che, ancora nel I secolo, regnavano come vassalli dell’Impero romano, fino a quando Domiziano non pose fine alla loro semi-indipendenza.

Eliogabalo, dopo aver conquistato il potere ai danni di Macrino, si pose il problema di come legittimare la sua posizione.

Il modello “pompeiano” tradizionale, ossia coinvolgere la classe senatoriale nella gestione del potere, sembrava essere inadeguato.

Il modello “militare” di Settimio Severo, oltre che a spostare risorse dalla società civile all’esercito, il che contribuirà al caos economico del tardo impero, funzionava soltanto se le legioni fossero state vittoriose: non solo ciò avrebbe facilitato il loro mantenimento grazie al bottino, ma avrebbe rafforzato il prestigio dell’imperatore.

In caso contrario, il sistema sarebbe collassato. Eliogabalo che poco si fidava dei soldati, visto quanto successo a Caracalla, tentò la tradizionale soluzione “cesariana”, ossia il princeps legittimato dal suo rapporto diretto con il divino.

La sua cerimonia nel circo gaiano e la costruzione del circo variano, con tutta le relativa simbologia sul controllo del Tempo, probabilmente hanno avuto lo scopo di evidenziare anche visivamente la sua continuità con Nerone e Caligola.

Però, con quale dio identificarsi ? La soluzione faraonica di Caligola era fuori moda. L’ellenismo misterico neroniano, idem. Eliogabalo quindi andò sul sicuro, riproponendo a Roma la sua teocrazia solare siriana.

Idea meno scema di quanto possa apparire a prima vista: Aureliano tenterà la stessa cosa con il Sol Invictus e lo Stato Pontificio, sotto molti aspetti, è stato la realizzazione pratica delle intuizioni di Eliogabalo.

Ahimè, i tempi non erano maturi: e l’incapacità di trovare una mediazione la tradizione orientale e quella romana, cosa riuscita al Cristianesimo, portò alla tragica fine del sogno del giovane imperatore

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