Sempre a spasso per lo spazio

La questione Arche Generazionali ha aperto un bel dibattito che può essere fonte d’ispirazione per parecchi racconti di fantascienza

Il primo punto di discussione riguarda il “collo di bottiglia” genetico che si verifica quando una popolazione si riduce drasticamente per eventi esterni o quando un suo gruppo viene isolata geograficamente.

Di conseguenza si riduce la variabilità genetica eliminando del tutto alcuni alleli, ma anche a far sì che altri vengano rappresentati in eccesso nel pool genico.

Premesso che fenomeni del genere potrebbero essere già avvenuti in passato, anche se ci sono dubbi sull’ipotesi dell’esplosione del vulcano Toba, il problema è che nell’arca non esiste il processo di distorsione geografica che ha permesso a parte della popolazione umana di salvarsi dalle epidemie.

Ora dato che l’arca non sarà mai un ambiente totalmente sterile e che i batteri saranno soggetti a mutazione, il rischio che i coloni possano morire tutti per malattia è concreto.

Il secondo punto è che un’arca si guasta. Al di là dei discorsi sugli MTBF (con opportuna ridondanza, già in teoria tale valore potrebbe essere elevatissimo), mi pare ovvio che nell’organizzare un viaggio del genere sia prevista sia una struttura deputata alla manutenzione, sia delle fabbriche che permettano la replica degli elementi guasti.

Ovviamente, è interessante ipotizzare come dopo migliaia di anni tali tecnici possano costituire una casta chiusa, con i relativi privilegi… E magare la società dell’arca essere stratificata come quella indù.

Terzo punto di discussione è cosa fanno i coloni quando arrivano ? Sanno adattarsi al nuovo ambiente ? Che si mangiano ?

Il fatto che è difficilmente andranno alla cieca: già adesso, con Corot e Keplero, che non sono poi lo stato dell’arte della tecnologia, possiamo azzardarsi a buttar giù le previsioni atmosferiche dei piani extrasolari.

Sull’arca probabilmente esisterà un gruppo di ricercatori che durante il viaggio raccoglieranno dati sempre più accurati sulla meta finale.

Inoltre utilizzando delle nano sonde, capaci di viaggiare a velocità molto prossime a quelle della luce e quindi di arrivare prima sul pianete prescelto, si potrebbe avviare un processo di terraformazione… Ovviamente, c’è sempre il rischio che queste possano combinare qualche grosso casino !

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