Finanziamento Pubblico

rimborsi elettorali

 

La provocazione di Grillo, sulla rinuncia dei rimborsi elettoriali, ha causato un’alzata di scudi da parte degli elettori del PD, a quanto pare felicissimi di continuare a tradire un referendum e far pagare dalla collettività consistenti stipendi ai loro funzionari di partito

La prima contestazione riguarda la legge 96/2012 art.5:

Atti costitutivi e statuti dei partiti e dei movimenti politici

1. I partiti e i movimenti politici, ivi incluse le liste di candidati che non siano diretta espressione degli stessi, qualora abbiano diritto ai rimborsi per le spese elettorali o ai contributi di cui alla presente legge, sono tenuti a dotarsi di un atto costitutivo e di uno statuto, che sono trasmessi in copia al Presidente del Senato della Repubblica e al Presidente della Camera dei deputati entro quarantacinque giorni dalla data di svolgimento delle elezioni. L’atto costitutivo e lo statuto sono redatti nella forma dell’atto pubblico e indicano in ogni caso l’organo competente ad approvare il rendiconto di esercizio e l’organo responsabile per la gestione economico-finanziaria. Lo statuto deve essere conformato a principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze e ai diritti
degli iscritti.

2. I partiti e i movimenti politici, ivi incluse le liste di candidati che non siano diretta espressione degli stessi, che non trasmettano al Presidente del Senato della Repubblica o al Presidente della Camera dei deputati gli atti di cui al comma 1, nel termine iviprevisto, decadono dal diritto ai rimborsi per le spese elettorali e alla quota di cofinanziamento ad essi eventualmente spettante.

Premesso che il M5S dovrebbe comunque dotarsi di uno statuto un poco più ampio e organico, i contestatori del PD si sono scordati di una piccola frase

sono trasmessi in copia al Presidente del Senato della Repubblica e al Presidente della Camera dei deputati entro quarantacinque giorni dalla data di svolgimento delle elezioni

Se la matematica non è un’opinione, i 45 giorni non sono passati, nè attualmente sono state nominate le cariche in questione.

Quindi, ad essere puntigliosi, un conto è dire

può averne diritto, a determinate condizioni

un conto è dire

non ne ha diritto

Seconda obiezione, sempre da parte degli elettori PD è che senza finanziamento pubblico, non si fa politica.

In America, forse, non sarebbero d’accordo: ma quel adottare quel modello è necessario proporre ideale e sogni condivisi tra tutti i cittadini, cosa che il Partito Democratico non è più capace di fare….

Ovviamente, il rischio è che la politica diventi schiava delle lobby. A parte il fatto, basti pensare alla questione Riva o alle vicenda MPS, che già lo è, su questo do ragione a Bersani.

Ossia, totale trasparenza e pubblicità sui contributi di privati e aziende, affinchè i cittadini possano poi trarre le loro conseguenze

P.S. come curiosità, ecco come funziona il finanziamento pubblico dei partiti nel resto del Mondo

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