Sempre sulla via italiana allo steampunk

steampunk articolo

 

Per ampliare il dibattito sulla via italiana allo steampunk, do visibilità ad un bell’intervento dello scrittore Augusto Charlie

Una considerazione che ho avuto dopo averne letta una sullo stesso tema da parte di un collega autore.

Reduce da due esperienze di fila a base di Steampunk (lo SteamPact Fest di Roma e lo SteamCamp di Padova) voglio mettere nero su bianco le mie riflessioni sull’argomento.

Ho visto, sia negli appassionati che nei non pochi curiosi, entusiasmo, partecipazione, attenzione… non una delle conferenze cui ho assistito ha visto gente disattenta o “sonnecchiante”, e tutte hanno visto le sale quasi piene.

Ho visto anche curiosità da parte della stampa, voglia di informarsi. Allego ad esempio una pagina de Il Mattino di Padova: anche se per loro sono diventato parzialmente un cartone giapponese (riportano infatti il mio nome come appare su Facebook e mi sono trasformato in Augusto “Gintama” Chiarle, la cosa mi ha fatto sorridere e in fondo “Gintama” è uno dei miei personaggi Manga favoriti), l’articolo è migliore di quanto abbia spesso letto, negli anni, da altre testate a proposito di molte passioni (dai giochi di ruolo al metal, dal fumetto giapponese al cosplay). Ho infatti apprezzato proprio la volontà di documentarsi e non semplicemente parlare di “manifestazione in costume”, di parlare del fenomeno culturale senza lasciarsi andare a facili conclusioni.

Inoltre c’è un fattore che mi è piaciuto, e riguarda “la via italiana allo Steampunk”. Ogni autore italiano che ho letto ha saputo darmi note completamente differenti da quelle anglosassoni e, oltretutto, completamente differenti l’uno dall’altro. I miei libri del ciclo “Le ombre di Marte” non somigliano a “Il Canto Oscuro” di Alessio Brugnoli, che non somiglia al “Mondo9″ di Dario Tonani, ed anche lo steam post-apocalittico coerente di Andrea Falaschi è differente dagli altri e affascinante. Per citare la prima cosa che mi viene in mente, certamente ho saltato qualcuno e me ne scuso, ma volevo soltanto fare il punto.

Ed aggiungere che nessuno di questi autori somiglia ai cliché anglosassoni (che non producono solo cliché, ovvio, ma è il rischio con gli autori “di genere”). In realtà credo che una via italiana allo Steampunk sia non solo possibile, ma evidente. E la partecipazione ad ambedue le manifestazioni a tema di quest’anno (lo Steampact Fest a Roma e lo SteamCamp di Cittadella) mi ha permesso di confrontarmi con queste realtà provenienti da tutta Italia, con autori, editori, appassionati… e “outfit” radicalmente differenti, coerenti col tema generale ma con scelte a volte pazzesche che però ho gradito vedere. Non solo “corsetti e occhiali” (sebbene siano diffusi, con molte varianti interessanti) ma molto di più, dalla sartoria all’arte di riciclare i materiali. Un ambiente stimolante dal punto di vista culturale e ludico.

Se poi ci si chiede se mai diventerà “mainstream” vi rispondo che non lo so.

Ma, personalmente, non è questa la ragione per cui mi dedico allo Steam.

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