Agonie

harakiri

 

E’ difficile spiegare ai miei amici stranieri cosa è successo in Italia: per molti di loro sembra incredibile che un partito, il PD, possa anteporre le sue beghe interne al benessere generale.

Il problema è che in Italia, a differenza delle altre democrazia avanzate, non rappresentano ceti sociali o ideologici uniti da un progetto di società, ma una federazione di clientele e consorterie tenute in piedi alla meno peggio o da una leadership carismatica, come il PDL o il M5S, oppure, come nel caso del PD, dal rifiuto di Berlusconi.

E questo genera il paradosso del PD: un partito costruito per la sconfitta, perchè questa permette di serrare le fila contro il nemico esterno e non per la vittoria, capace di far emergere le sue contraddizioni.

Bersani, con i suoi incredibili limiti e il suo essere re travicello, è riuscito a raggiungere con la sua non vittoria, che costringe il suo partito ad allearsi con il nemico, è riuscito a portare il PD nelle condizioni di deflagazione.

E ora ? La soluzione più razionale e meno dannosa per l’Italia sarebbe nella divisione del PD, in un partito serio di estrazione liberale e in un contenitore capace di unire tutte le anime della Sinistra, da Barca a Vendola.

Il problema è che la razionalità, nella politica italiana non è di casa… E così il PD continuerà a oltranza nella sua agonia, facendo pagare il prezzo a tutti gli italiani

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