2013 in review

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 13,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 5 sold-out performances for that many people to see it.

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I Ming a Venezia ?

Ieri, per puro caso, sono stato coinvolto dal pittore Don Seastrum,in una discussione sulla congettura 1434 di Gavin Menzies, in cui si afferma come nel 1434 una ambasciata cinese organizzata nell’ambito delle spedizioni comandate da Zheng He raggiunse Venezia e Firenze, ove quale si trovava il papa Eugenio IV, presentando doni e documenti concernenti svariate conoscenze astronomiche, nautiche e tecnologiche consolidate dalla civiltà cinese che avrebbero influito sullo sviluppo del Rinascimento.

Congettura che secondo me fa acqua da tutte le parti: nel post che segue, evidenzierò le mie perplessità.

Secondo Menzies, l’ambasciata è stata costituita da 5 giunche oceaniche giunte nel Mediterraneo tramite il canale del mar Rosso, antenato di quello di Suez.

Peccato che questo fosse inutilizzato dal VII secolo d.C. dai tempi del califfo abbaside al-Mansur e anche a regime, come scoperto da Antonio e Cleopatra dopo la battaglia di Azio, inadatto al transito di navi di grandi dimensione

Quindi l’ambasciata cinese, per giungere a Venezia, avrebbe avuto tre possibilità

1) Sbarcare nei porti mamelucchi del Mar Rosso, attendere la “mude” veneziana per il Levante
2) Affittare navi ad Alessandria d’Egitto
3)Circumnavigare l’Africa

Tutte e tre le possibilità hanno grosse difficoltà per essere realizzate

La muda per l’Egitto, il conviglio navale dedicato al commercio con i mamelucchi, era costituito da cinque galere, che sarebbero stato cariche di merce: sarebbe mancato lo spazio materiale per caricare i cinesi e i loro beni. Inoltre, partendo a dicembre da Alessandria, sarebbe giunta a gennaio 1435 a Venezia, facendo saltare tutta la timeline di Menzies.

Affittare navi ad Alessandria: una giunca oceanica, ha come carico utile 500 tonnellate. Nel Mediterraneo dell’epoca, vi è erano a disposizione le Navi Tonde, che caricavano 1000 tonnellate e le galee da commercio, con un carico medio di 140 tonnellate.

I cinesi avrebbero dovuto:

a) Affittare 3 navi tonde e 2 galee da guerra come scorta, tanto per non fare venire strane idee a turchi, barbareschi o cavalieri ospitalieri. Il problema è che tra Aragona, Genova e Venezia, di navi di quel tipo se ne contavano complessivamente una ventina e nel periodo dell’ambasciata, nessuna era disponibile, essendo impegnate nella “muda” per le Fiandre

b) Affittare 20 galee mercantili e 5 di guerra da scorta e percorrere in senso inverso la stessa rotta della “muda” per l’Egitto. Al di là delle difficoltà di affittare tutte queste navi ad Alessandria, una simile flotta non sarebbe stata inosservata

Circumnavigare l’Africa: impresa alla portata delle navi cinesi, di gran lunga superiori a quelle europee dell’epoca. Però, avrebbe duvuto incontrare la flotta portoghese, impegnata a doppiare capo Bojador, traversare Gibilterra, fare sosta ad Algeri, Messina, Ancona. Possibile che in queste tappe nessuno abbia segnalato la presenza di navi “strane”, visto che le giunche avevano poco in comune con le galee ?

Inoltre, i viaggi di Zheng He in Africa, sono supportate da prove concrete, come ceramiche e monete cinesi trovare a Mogadiscio e a Mombasa. Nei porti mediterrane e in Italia, nel decennio 1430/1440 non risulta invece nessun incremento della presenza di tali materiali.

Arrivate le giunche a Venezia, il doge Foscari si sarà trovato dinanzi alla questione di come ospitare il messo cinese e il seguito. Nella giunche, dati per buoni i valori medi dell’epoca, equipaggio di 600 persone, vi sarebbero stati complessivamente 3000 persone. Posto come 10% il personale diplomatico, avremmo 300 ospiti di riguardo: una minima parte sarebbe potuta essere ospitata nel Palazzo Dogale, una cinquantina massimo, i rimanenti, secondo l’usanza locale, nelle locande di stato tra San Giovanni e Paolo e il sestiere di Cannaregio.

Possibile che non vi sia traccia documentale di questi ospiti ? Non mangiavano ? Erano invisibili ? Tra l’altro perchè la Serenissima, violando la tradizione, non ha voluto stupirli con feste e giochi dedicati ?

Ammettiamo che tutti i veneziani abbiano ritenuto non degno di nota l’arrivo improvviso di 3000 cinesi. Il personale diplomatico, per andare a Firenze, sarà dovuto passare per Ferrara, Bologna, Prato. Nessuno si è accorto della carovana ?

Giunti a Firenze, al di là dei problemi del Comune di ospitare gli ambasciatori, analoghi a quelli di Venezia, possibile che Leonardo Bruni, cancellieri della Repubblica non ne parli nelle Rerum suo tempore gestarum commentaria (1440-41) e negli Historiarum florentini populi libri XII (iniziati nel 1415), dalle origini al 1404 ?

Possibile che nella corte papale, capace di evidenziare in documenti e fatture l’arrivo di un ambasciatore etiope nel 1433, abbia taciuto l’arrivo di 300 cinesi, per rendere omaggio al Pontefice ?

Poi, trascurando il fatto che molti spunti sviluppati nei disegni leonardeschi si trovano già nei trattati di Mariano di Jacopo, detto il Taccola, cominciati nel 1419 e terminati nel 1433, prima del presunto contatto con i cinesi, nello stesso periodo in Italia vi sono state diverse ambasciate bizantine che pur essendo meno esotiche e numerose della presunta cinese, per una trentina d’anni, da Pisanello a Piero della Francesca hanno influenzato la pittura italiana, nei temi e nell’iconografia dei personaggi.

Sfido a trovare in tutto il Quattrocento italiano un quadro o una scultura in cui appaia un dignitario Ming…

L’Uomo a un grado Kelvin

Con un colpevole ritardo, parlo de L’uomo a un grado Kelvin di Piero Schiavo Campo, il premio Urania di quest’anno.

Sgombro subito il campo dagli equivoci. Ho letto il libro tutto di un fiato.

Sarei bugiardo se dicessi che è una pietra miliare della fantascienza: ma è un’opera che diverte, fa divertire e interessa, avvicinando il lettore medio italiano ad argomenti esotici come la meccanica quantistica e la teoria delle stringe, facendolo con garbo e leggerezza.

L’unica obiezione, molto soggettiva, che mi sento di fare all’opera è che forse l’assassino si capisce troppo presto, ma per il resto, il meccanismo narrativo e ben oliato.

Detto, questo dico la mia su alcune critiche che ho letto sui vari blog

1) Troppo esterofilo: è un libro pieno di speranza sull’Europa. Benchè io la pensi diversamente, tra qualche mese uscirà un racconto su tale argomento, Schiavo Campo ha fatto bene, partendo da questo presupposto, a a dare un respiro internazionale al romanzo

2) Troppi tecnicismi: diavolo, i coprotagonisti sono fisici e parte della vicenda si svolge in un laboratorio. Cosa pretendete ? Mi pare la stessa obiezione fatta al protagonista de Il Canto Oscuro…. Un professore universitario mica parla soltanto di briscola e tressette !

3) Troppo infodump: la solita contraddizione dei blogger italiani. Da una parte si lamentano se la descrizione del mondo in cui è ambientata la vicenda è poco dettagliata. Poi, se qualcuno fa il contrario, subito a strapparsi le vesti

4) Fantascienza vintage: sicuramente L’uomo a un grado Kelvin è un’opera “neoclassica”, per quello che può significare nell’ambito fantascientifico; secondo la lettura, assai personale, che do io al termine, è dedicata alla rappresentazione del mondo pre-singolarità, ossia prima della mutazione antropologica indotta dalla fusione tra l’Uomo e la Macchina.

Un mondo in cui vale l’assunto

Non aspettatevi troppo dalla fine del Mondo

ossia in cui, in forma differente, i problemi che deve affrontare l’Uomo sono sempre gli stessi. perchè connessi alla sua natura biologica

Però, a volte non è male mantenere lo stupore delle origini…

Dopo tutte queste chiacchiere, la conclusione è: se vi capita leggetelo, non rimarrete delusi

Il controverso rapporto tra Natale e Sol Invictus

sol

 

In questi giorni, parecchi miei amici, specie su Facebook, scherzando mi hanno fatto gli auguri di buon Sol Invictus.

Il che mi da spunto, per fare due chiacchiere sul Natale. Quando sia nato effettivamente Gesù, è difficile a dirsi.

Il tentativo di giustificare il 25 dicembre, partendo dal sacrificio del sacerdote Zaccaria, con l’aiuto del calendario della comunità essena di Qumrân, al di là di presupporre la validità delle visioni angeliche, il che è valido per il credente, non per lo storico, presuppone nel tempio di Gerusalemme per un periodo non si sia applicato il calendario lunare, il che è non è testimoniato da nessuna fonte storica

Tuttavia, grazie ad Ippolito, sappiamo che già prima del 204 d.C. a Roma, si festeggiava il Natale il 25 dicembre.

Infatti, nel commentario di Daniele, scritto in quell’anno si dice

” La prima venuta di nostro Signore, quella nella carne, nella quale egli nacque a Betlemme, ebbe luogo otto giorni prima delle calende di Gennaio, di mercoledì, nel quarantaduesimo anno del regno di Augusto”

Però, tale celebrazione aveva valore esclusivamente locale, infatti, Clemente Alessandrino nei sui scritti, sempre intorno al 204 ricorda in Oriente alcuni fissavano la nascita di Gesù il 20 di Maggio, altri il 20 di Aprile, altri ancora il 18 di Novembre.

Inoltre, probabilmente, la scelta nacque nella chiesa romana come contrapposizione simbolica ai Saturnali: alla liberazione per beffa degli schiavi, quella di Cristo dalla schiavitù del Peccato, all’età dell’oro del peccato, i cieli e terre nuove del Secondo Avvento.

Ma allora che c’entra il Sol Invictus ? Al di là degli Antoniani di Caracalla del 216 d.C. che più che il Sole Invitto, potrebbero rappresentare il Colosso di Nerone da lui restaurato, il primo a introdurre il culto del Sol Invictus a Roma è stato il buon Eliogabalo, nel suo tentativo di dare base religiosa al potere imperiale, a cui dedicò un piccolo tempio dove adesso è la basilica di Santa Croce in Gerusalemme e uno più grande sul Palatino che si trovava davanti all’attuale chiesa di San Sebastiano.

Il tentativo di Eliogabalo fu troppo avanti con i tempi. Il Sol Invictus cade nel dimenticatoio, finchè il buon Aureliano si trovò nel 212 in una situazione analoga a quella che dovrà affrontare Costantino.

Per vincere contro Zenobia, dovette chiedere aiuto al clero di Emesa, da cui proveniva Eliogabalo. Per ringraziarli, si inventò la storia della visione del dio Sole di Emesa, che interveniva per rincuorare le truppe in difficoltà nel corso della battaglia decisiva, il che ricorda molto

In hoc signo vinces

della battaglia di Ponte Milvio. In più decise di riaprire al culto il tempio del Palatino. Poi, riflettendo, Aureliano capì che Eliogabalo, nonostante le sue stranezze, non aveva avuto poi tutti i torti… Quindi rilanciò il Sol Invictus, in forme più accettabili per il romano medio dell’epoca

Nel 274, ridedicò il Tempio e introdusse sia i Ludi Solis, che si festeggiavano nel Circo Sessoriano, in ricordo di Eliogalo, dal 19 al 21 ottobre e che costituivano la celebratio maxima, sia il Dies Natalis Solis Invicti, la celebratio minima, probabilmente il 25 dicembre.

Data che, nonostante le recenti affermazioni degli apologeti, non fu scelta per oscurare il Natale della chiesa di Roma, Aureliano, oltre ad essere tollerante in materia religiosa, fu il primo ad intuire il ruolo del cristianesimo come istrumentum regni, imponendo, nella controversia di Paolo di Samosata, una soluzione “papalina”

Semplicemente, dovette trovare la data più vicina al solstizio d’Inverno, che però non si sovrapponesse con i Saturnali, sempre per non irritare il popolino romano.

Toccò quindi al 25 dicembre: Licinio che più in Oriente si trovò in una situazione analoga, scelse invece il 19 dicembre…

Insomma, il rapporto tra Sol Invictus e Natale è più casuale che sostanziale, essendo forse la data di entrambi conseguenza delle bisbocce dei Saturnali

Sifilide II

Al contrario di quanto avviene per l’Europa, le testimonianze archeologiche della presenza della sifilide in America sono ampie. Di conseguenza, la variante locale del Treponema è più contagiosa di quella europea: dubbi rimangono su quanto fosse virulenta la fase II della
malattia, se potesse dare effetti analoghi a quanto verificato nell’epidemia napoletana del 1495.

A questo punto, affrontiamo il problema della trasmissione della sifilide a valle al ritorno del primo viaggio di Colombo

Come ci insegnano a scuola, il genovese partì da Palos sei del mattino del 3 agosto 1492 con tre navi: due caravella, la Nina e la Pinta e una caracca, la Santa Maria. L’equipaggio della Nina era costituito da 24 persone, quello della Pinta di 27, mentre quello della Santa Maria di 39 persone, per un totale di 100 persone

Il 12 ottobre la flotta giunge nell’isola di Watling nelle Bahamas. La sera del 27 ottobre 1492, la flotta di Colombo arriva alla fonda della baia di Bariay a Cuba.

Il 21 novembre, a Cuba, la Nina comandata da Pinzon si allontana senza autorizzazione dalla flotta. Colombo non si perde d’animo esplora la costa settentrionale di Haiti, raggiunta il 5 dicembre.

Il 25 dicembre la Santa Maria si incaglia ad Haiti il 25 dicembre: Colombo, non avendo spazio sulla Pinta, decide di fondare un un forte, La Navidad,a poche miglia dal luogo dell’incidente, in cui piazza i 39 marinai della caracca.

Di conseguenza, al viaggio di ritorno parteciperanno 61 marinai. Il 4 gennaio avviene il rincongiungimento con la Nina

Il 13 gennaio gli spagnoli attaccati da una tribù ostile che convince Colombo a tornare in Europa. Le due caravelle partono poche ore prima dell’alba del 16 gennaio

Il 12 febbraio, una tempesta divide le due navi: mentre Colombo approdò alle Azzorre il 17 febbraio, a Lisbona il 4 marzo e a Palos il 15 marzo, Pinzon continua a navigare fino a Baiona, in Galizia, sbarcandovi ai primi di marzo.

Confrontiamo questi tempi con il decorso medico della sifilide: la fase 1, in cui spunta il bubbone, si verifica da 3 a 90 giorni dopo l’infezione, con un valore medio di 21 giorni.

La fase II, con pustole e febbre, che nel 1495 fu la causa primaria della morte, avviene circa 4-10 settimane dopo l’infezione primaria. Partiamo dalla testimonianza di Ruy Diaz de Isla: secondo lo spagnoli, molti membri della spedizione di Colombo furono infettati ad Haiti.

Ipotizziamo quindi una trentina di infetti, divisi tra le due caravelle. Inoltre, possiamo considerare l’ultima data utile per il contagio il 12 gennaio, prima dell’attacco, anche se dagli scavi ad Isabelita, la colonia fondata da Colombo nel suo secondo viaggio, non appaiono tracce della malattia: gli spagnoli, infatti, furono sterminati dalla fame, dallo scorbuto e dall’influenza

Formuliamo una serie di scenari

Ipotesi 1: totale mancanza di anticorpi. Intorno al 15 gennaio, spuntano i bubboni, ma essendo in altre faccende affaccendati, nessuno gli da peso. La fase II scoppia a metà febbraio e i portoghesi nelle Azzorre si trovano una Pinta piena di cadaveri e la Nina non ce la fa a giungere in Galizia. Ipotesi in contrasto con i dati storici

Ipotesi 2: Evoluzione della malattia nella media. I primi di febbraio spuntano i bubboni, ma in piena navigazione, nessuno ci fa caso. La fase II scoppia a metà marzo, in occasione dell’ingresso a Palos. Nessuna fonte dell’epoca, però parla di questa moria. L’unica eccezione, potrebbe essere Pinzon, morto a Palos il 31 marzo.

Benchè tutte le fonti dell’epoca parlano di crepacuore, è possibile che sia sia stato vittima della sifilide “americana”, con una fase II però senza pustole, a differenza della variante europea, il che ha impedito ad esempio di parlare di vaiolo

Ipotesi 3: Evoluzione lenta della malattia, con i bubboni che spuntano ad Aprile e le fase II che si verifica in Estate, il che presumerebbe una certa resistenza, dovuta ad anticorpi connessi alla possibile variante “europea”

Nell’ipotesi 2 e 3 implicano però l’esistenza di una trentina di pazienti 0 della sifilide americana in Andalusia. Come spiegato nel link, la diffusione della sifilide è modellizzabile tramite una specifica serie di equazioni, il cosiddetto modello S(I): le condizioni affinchè si rimanga nello stato stabile sono: un basso tasso di trasmissibilità, sia maschile, sia femminile, un numero di suscettibili della malattia basso e una località isolata

Il basso tasso di trasmissibilità è in contrasto con quanto sappiamo della versione moderna della malattia, il basso numero di suscettibili implicherebbe il fatto che i marinai di Colombo o siano stati messi in quarantena o abbiano evitato di andare per bordelli (il che non è documentato storicamente), località isolata è in contrasto con Palos, un porto all’ora vivace.

Di conseguenza, se la sifilide di provenienza americana avesse le stesse caratteristiche di quella del 1495, un’epidemia analoga sarebbe scoppiata nell’Autunno del 1493 in Andalusia per poi diffondersi ad inizio 1494 per tutta la Spagna.

Però le fonti storiche dicono il contrario: primo accenno alla sifilide “virulenta” lo troviamo in una lettera di Nicola Scillazio ad Ambrogio Rosati, datata da Barcellona il 18 giugno 1495, nella quale si parla “de morbo qui nuper e Gallia defluxit in alias nationes” al seguito degli eventi di Napoli, il che implicherebbe come la malattia non fosse diffusa in Spagna

Quindi possiamo ipotizzare i seguenti eventi:

  1. In Europa esisteva una variante di sifilide poco contagiosa, con la fase due in cui apparivano pustole
  2.  In America, esisteva una variante di sifilide più contagiosa di quella europea, capace di provocare febbre, ma non manifestazioni cutanee
  3. Tra il 1493 e 1495 avviene un’ibridazione tra queste due forme, con un possibile contributo anche della variante africana, proveniente dai traffici portoghesi o di quelli del regno di Napoli con la Tunisia
  4. Nel 1495, questa ibridazione colpisce a Roma o a Napoli il Paziente 0 che scatena tra le truppe francesi e prostitute al seguito la prima epidemia di sifilide moderna

Sifilide I

Tutto è cominciato da Masterpiece che per problemi di guide d’onda che non riesco a risolvere, prima o poi taglierò il coassiale nel punto giusto, cosa che conferma i dubbi che avevo ai tempi dell’Università sulla qualità delle dispense di Campi Elettromagnetici I, sono costretto a vedere

Questa domenica, una della concorrenti è stata Giulia Moratti, che ha presentato il romanzo La prostituta romana, che se fosse un film, sarebbe definito di genere peplum e la cui trama mi sembra essere ispirata alle vicende di Teodora, moglie di Giustiniano

La scrittrice legge l’incipit, quando De Carlo, con il suo solito modo di fare da professiorino saccente, critica il fatto che nell’antica Roma non esistesse la sifilide citata nel brano, essendo questa portata in Europa dai marinai di Cristoforo Colombo.

Evento che ha scatenato un dibattito storico, matematico ed epidemologico in cui sono stato coinvolto, che ha generato questo post “complottista”, perchè a suo modo cerca di contestare quanto normalmente viene dato per scontato

La sifilide, per chi non lo sa, causata da un batterio, il Treponema pallidum, dell’ordine delle spirochete, che si presenta al microscopio come un piccolo filamento a forma di spirale, identificato nel 1905 da Fritz Schaudinn e Erich Hoffmann.

Secondo la vulgata, citata da De Carlo, questo batterio e la relativa malattia non esisteva in Europa prima del 1493.

A favore di questa tesi la testimonianza del medico di bordo spagnolo Ruy Diaz de Isla, che nel suo Tractado contra el mal serpentino, scritto nel 1510 e pubblicato nel 1539, asserisce di aver curato, durante il viaggio di ritorno in Europa, molti membri della spedizione di Colombo, affetti da indubbie manifestazioni luetiche e ritiene il nuovo morbo come importato da Hispaniola (Haiti).

Dello stesso parere Bartolomè de Las Casas, dalla cui Historia de Las Indias apprendiamo come tra i primi Conquistadores si fece strada l’idea della “bestialità” dei selvaggi americani, ai quali la malattia sarebbe stata nota già prima che arrivassero i “cristiani”. Peraltro la più moderna storiografia pone l’accento sulla strumentalizzazione di questa idea ai fini dell’asservimento coloniale cui ben presto furono assoggettati gli indigeni: lussuriosi, moralmente corrotti, naturalmente inferiori, «homuncoli» (De Oviedo), bisognosi di essere convertiti e di ricevere, quindi, con la fede anche la schiavitù.

Al di là di questa visione “ideologica”, la testimonianza di Ruy Diaz de Isla però pone una serie di ploblemi storici ed epidemologici, che proverò ad esaminare in un altro post: per farla breve, date le caratteristiche di propagazione della sifilide, non si spiegherebbe la mancanza di epidemie in Andalusia tra il 1493 e il 1495, in cui a Napoli avviene, tra le truppe di Carlo VIII, il primo evento epidemico. Ma di queste cose, se ne parlerà poi.

Invece cosa dice l’archeologia ? Per prima cosa il Treponema, ha origine africane: in Kenya sono stati identificati resti di un Homo erectus con alterazioni scheletriche caratteristiche della frambesia, altra malattia generata da lui provocata probabile causa della sua morte [Rothschild BM (2005) History of syphilis. Clin Infect Dis 40: 1454-1463]

Il Treponema, con il tempo, si è evoluto in diversi sottogeneri che variano a seconda dell’area geografica: è probabile quindi che anche in Europa si esistita una sua variante, molto simile al pallidum

Deduzione, confermata dagli scavi: evidenze archeologiche sugli scheletri con segni ossei riconducibili alla sifilide in Europa sono circa una quarantina.

Esaminiamone i principali, evidenziando, per correttezza anche eventuali argomento a sfavore

1) Gli scavi presso il monastero agostiniano di Kingston-upon-Hull, nel nord-est dell’Inghilterra, hanno portato alla luce scheletri di persone decedute prima del viaggio di Colombo, con evidenti segni della terza fase della malattia. Uno studio condotto dall’Università di Oxford e di Sheffield, attraverso il metodo del radiocarbonio, hanno stimato una datazione intorno al 1340. Tuttavia tale datazione è stata contestata per il marine reservoir effect (effetto serbatoio marino) che può diventare significativo presso popolazioni che vivono in prossimità del mare, nutrendosi con un’alimentazione prevalentemente a base di pesce che potrebbe modificare quindi la quantità di Carbonio 14 presente nelle ossa

2) Gli scavi nel monastero di Clonmacnoise, in Irlanda, con scheletri risalenti associati a reperti con iscrizioni relative all’abate Gilla Christ Ua Maoileoin, in teoria risalenti intorno al 1100. In teoria, perchè manca la datazione al carbonio 14 e potrebbe anche anche in questo caso valere l’effetto marine reservoir. Inoltre i reperti potrebbero essere non contestuali alla sepoltura

3) Gli scavi a Monasterboice, in Irlanda, con reperti ante 1079, data di abbandono del monastero, in cui vi sono le stesse perplessità di Clonmacnoise e Kingston-upon-Hull, anche se siamo ai limiti dell’efficacia “invecchiante” del marine reservoir effect

4) Gli scavi milanesi della necropoli tardoantica (IV secolo d.C) estesa tra Sant’Ambrogio e Università Cattolica, hanno evidenziato nella tomba 5879 lo scheletro di un quattordicenne, lo US 5880m evidenzia tracce di sifilide congenita, ereditata dalla madre. In questo caso, non può essere applicato il marine reservoir effect (Aggiornamento: un amico archeologo mi ha segnalato questo articolo, sempre sugli scavi in quella necropoli milanese integrati con i dati ottenuti dalla necropoli di Como a Via Benzi. A quanto pare i casi documentati di sifilide nella Lombardia romana sono almeno 4, di cui uno a trasmissione sessuale)

5) Negli anni ’80 gli archeologi hanno rinvenuto 54 scheletri in un magazzino seminterrato ad Oplontis, in cui scheletri di due gemelli mostrano, poi, le tracce di una sifilide congenita. Di questo reperto è certa la datazione al 79 d.C.

6) Negli scavi della necropoli di Pantanello (Metaponto), 580-250 a.C. è stato trovato un cadavere risalente a quell’epoca con tracce di sifilide congenita

7) Nella necropoli di Costebelle, Francia, risalente al IV secolo d.C. sono stati ritrovati i resti di un feto con sifilide congenita ( (Bérato 1994; Borréani & Brun 1994; Dutour et al 1994b;Pálfi et al 1994… però non ho trovato il link all’articolo)

8) Nella necropoli di Lisiex è stato trovato uno scheletro risalente al IV secolo, sempre con segni di sifilide

9) Risalente al 1200, vi è l’adolescente bizantino della tomba ritrovata a Nicea

10) Uno scheletro del secondo secolo dopo Cristo, ritrovato nei pressi di Barcellona che sembra avere segni di sifilide a trasmissione sessuale

Altri esempi sono nelle reliquie di Gottfried von Cappenberg, però visto la sua vita, qualche dubbio lo avrei, e un paio di teschi polacchi del 1100 d.C. su cui però sono poco informato.

Al contempo, nonostante le chiacchiere da pub con amici archeologici, sono propenso ad escludere che la sifilide c’entri qualcosa con i 1200 cadaveri della necropoli di Ad Duas lauros, per le dimensioni del fenomeno e la distribuzione per età dei cadaveri Necropoli che però dimostra come nella Storia ci siamo persi qualche epidemia

A queste prove archeologiche, si aggiungono anche indizi documentali: trascurando il codice di Hammurabi, dove una malattia chiamata benu, viene ritenuta causa di invalidità contrattuale in caso di vendita di uno schiavo malato, perchè chissà cosa si intendeva nell’accadico dell’epoca, magari lebbra, o la teoria di Korbler sulla morte di Giustiniano, è interessante notare come nei testi medici del XII secolo si parla di “lebbra venerea”, che si manifestava come la fase 1 della sifilide e si curava con il mercurio, proprio come la malttia presa in considerazione, e in quelli del XIII secolo di lebbra ereditaria, mentre il morbo di Hansen non si eredita.

Quindi, con buona pace di De Carlo, che se fosse un uomo d’onore, dovrebbe chiedere scusa alla concorrente, possiamo concludere

  1. Nell’antichità classica esisteva in Europa o il Treponema pallidum o un sottogenere molto simile
  2. Questo batterio provocava una forma di sifilide che:

a) Sembra essere meno contagiosa della varietà moderna
b) sembra essere asintomatica, non producendo nulla che possa essere identificato come pustole o colpire l’immaginazione dei cronisti
c) Sembra avere un periodo di incubazione più ampio
d) sembra prediligere il veicolo di trasmissione madre figlio rispetto a quello sessuale, che dall’analisi delle ossa, pare essere percentualmente meno diffuso

Questa batterio comincia ha una prima mutazione nel XII secolo, genera una forma medievale di Sifilide europea che rispetto a quella classica, produce i sintomi della fase 1 della malattia e sembra aumentare il tasso di infettività per via sessuale

Nel 1495, avviene il patatrac, generando la forma epidemica: ma di questo, ne parlerò in futuro, tempo permettendo

Hydropunk

In questi giorni, ho avuto un regalo di Natale anticipato. L‘ebook di HydroPunk- The Drowned Century , è finalmente disponibile per essere scaricato!
Regalo, perché oltre al piacere inaspettato di vedere pubblicato un proprio racconto (anche se scritto in fretta e furia…. quindi non aspettatevi nulla di particolare), cominciavo a preoccuparmi per il buon Giovanni Grotto, curatore dell’antologia che temevo avesse fatto la fine di mio zio Duilio
Di che tratta Hydropunk ? Perché dovreste scaricarlo ?
 L’ebook contiene tutti i racconti vincitori dell’omonimo concorso lanciato nel 2012, ovvero:
  • Mareah & Juliette, di Alessandro Forlani;
  • Tempi Interessanti, di Davide Mana;
  • Gli Acquanauti degli Oceani Boreali, di Mauro Longo;
  • Moby Dick Project, di Enzo Milano;
  • Sotto Pressione, di Gabriele Falciani;
  • L’Arcipelago di Ulisse, di Ariano Geta;
  • Nuovo Mondo, di Stefano Trevisan;
  • Caccia Grossa, di Massimo Mazzoni;
  • Gli Occhi del Mostro, di Moreno Pavanello;
  • Fuochi Fatui, di Francesca Rossi;
  • Imperius Rex, di Marco Montozzi;
  • Contro Natura, di Stefano Busato Danesi;
  • Scogliere, di Alessio Brugnoli;
  • La Caccia dell’Albatross, di Marcello Nicolini

Racconti che tastano il polso della new wave della fantascienza italiana… Lavori di ottima qualità (con l’eccezione del mio, quindi siate parchi di pomodorate) e gratis, cosa che, visti i tempi, certo non guasta.

L’ebook è in formato epub,  quindi leggibile con Koboo, l’impaginazione professionale è a cura del sempre impeccabile Matteo Poropat e la copertina, che ha un suo perché, è stata realizzata da Giordano Efrodini.
A breve, Grotto a breve pubblicherà una versione  formato mobi su Amazon, con nuovi contenuti e una diversa copertina. Che dire ? Buona lettura..