Sifilide II

Al contrario di quanto avviene per l’Europa, le testimonianze archeologiche della presenza della sifilide in America sono ampie. Di conseguenza, la variante locale del Treponema è più contagiosa di quella europea: dubbi rimangono su quanto fosse virulenta la fase II della
malattia, se potesse dare effetti analoghi a quanto verificato nell’epidemia napoletana del 1495.

A questo punto, affrontiamo il problema della trasmissione della sifilide a valle al ritorno del primo viaggio di Colombo

Come ci insegnano a scuola, il genovese partì da Palos sei del mattino del 3 agosto 1492 con tre navi: due caravella, la Nina e la Pinta e una caracca, la Santa Maria. L’equipaggio della Nina era costituito da 24 persone, quello della Pinta di 27, mentre quello della Santa Maria di 39 persone, per un totale di 100 persone

Il 12 ottobre la flotta giunge nell’isola di Watling nelle Bahamas. La sera del 27 ottobre 1492, la flotta di Colombo arriva alla fonda della baia di Bariay a Cuba.

Il 21 novembre, a Cuba, la Nina comandata da Pinzon si allontana senza autorizzazione dalla flotta. Colombo non si perde d’animo esplora la costa settentrionale di Haiti, raggiunta il 5 dicembre.

Il 25 dicembre la Santa Maria si incaglia ad Haiti il 25 dicembre: Colombo, non avendo spazio sulla Pinta, decide di fondare un un forte, La Navidad,a poche miglia dal luogo dell’incidente, in cui piazza i 39 marinai della caracca.

Di conseguenza, al viaggio di ritorno parteciperanno 61 marinai. Il 4 gennaio avviene il rincongiungimento con la Nina

Il 13 gennaio gli spagnoli attaccati da una tribù ostile che convince Colombo a tornare in Europa. Le due caravelle partono poche ore prima dell’alba del 16 gennaio

Il 12 febbraio, una tempesta divide le due navi: mentre Colombo approdò alle Azzorre il 17 febbraio, a Lisbona il 4 marzo e a Palos il 15 marzo, Pinzon continua a navigare fino a Baiona, in Galizia, sbarcandovi ai primi di marzo.

Confrontiamo questi tempi con il decorso medico della sifilide: la fase 1, in cui spunta il bubbone, si verifica da 3 a 90 giorni dopo l’infezione, con un valore medio di 21 giorni.

La fase II, con pustole e febbre, che nel 1495 fu la causa primaria della morte, avviene circa 4-10 settimane dopo l’infezione primaria. Partiamo dalla testimonianza di Ruy Diaz de Isla: secondo lo spagnoli, molti membri della spedizione di Colombo furono infettati ad Haiti.

Ipotizziamo quindi una trentina di infetti, divisi tra le due caravelle. Inoltre, possiamo considerare l’ultima data utile per il contagio il 12 gennaio, prima dell’attacco, anche se dagli scavi ad Isabelita, la colonia fondata da Colombo nel suo secondo viaggio, non appaiono tracce della malattia: gli spagnoli, infatti, furono sterminati dalla fame, dallo scorbuto e dall’influenza

Formuliamo una serie di scenari

Ipotesi 1: totale mancanza di anticorpi. Intorno al 15 gennaio, spuntano i bubboni, ma essendo in altre faccende affaccendati, nessuno gli da peso. La fase II scoppia a metà febbraio e i portoghesi nelle Azzorre si trovano una Pinta piena di cadaveri e la Nina non ce la fa a giungere in Galizia. Ipotesi in contrasto con i dati storici

Ipotesi 2: Evoluzione della malattia nella media. I primi di febbraio spuntano i bubboni, ma in piena navigazione, nessuno ci fa caso. La fase II scoppia a metà marzo, in occasione dell’ingresso a Palos. Nessuna fonte dell’epoca, però parla di questa moria. L’unica eccezione, potrebbe essere Pinzon, morto a Palos il 31 marzo.

Benchè tutte le fonti dell’epoca parlano di crepacuore, è possibile che sia sia stato vittima della sifilide “americana”, con una fase II però senza pustole, a differenza della variante europea, il che ha impedito ad esempio di parlare di vaiolo

Ipotesi 3: Evoluzione lenta della malattia, con i bubboni che spuntano ad Aprile e le fase II che si verifica in Estate, il che presumerebbe una certa resistenza, dovuta ad anticorpi connessi alla possibile variante “europea”

Nell’ipotesi 2 e 3 implicano però l’esistenza di una trentina di pazienti 0 della sifilide americana in Andalusia. Come spiegato nel link, la diffusione della sifilide è modellizzabile tramite una specifica serie di equazioni, il cosiddetto modello S(I): le condizioni affinchè si rimanga nello stato stabile sono: un basso tasso di trasmissibilità, sia maschile, sia femminile, un numero di suscettibili della malattia basso e una località isolata

Il basso tasso di trasmissibilità è in contrasto con quanto sappiamo della versione moderna della malattia, il basso numero di suscettibili implicherebbe il fatto che i marinai di Colombo o siano stati messi in quarantena o abbiano evitato di andare per bordelli (il che non è documentato storicamente), località isolata è in contrasto con Palos, un porto all’ora vivace.

Di conseguenza, se la sifilide di provenienza americana avesse le stesse caratteristiche di quella del 1495, un’epidemia analoga sarebbe scoppiata nell’Autunno del 1493 in Andalusia per poi diffondersi ad inizio 1494 per tutta la Spagna.

Però le fonti storiche dicono il contrario: primo accenno alla sifilide “virulenta” lo troviamo in una lettera di Nicola Scillazio ad Ambrogio Rosati, datata da Barcellona il 18 giugno 1495, nella quale si parla “de morbo qui nuper e Gallia defluxit in alias nationes” al seguito degli eventi di Napoli, il che implicherebbe come la malattia non fosse diffusa in Spagna

Quindi possiamo ipotizzare i seguenti eventi:

  1. In Europa esisteva una variante di sifilide poco contagiosa, con la fase due in cui apparivano pustole
  2.  In America, esisteva una variante di sifilide più contagiosa di quella europea, capace di provocare febbre, ma non manifestazioni cutanee
  3. Tra il 1493 e 1495 avviene un’ibridazione tra queste due forme, con un possibile contributo anche della variante africana, proveniente dai traffici portoghesi o di quelli del regno di Napoli con la Tunisia
  4. Nel 1495, questa ibridazione colpisce a Roma o a Napoli il Paziente 0 che scatena tra le truppe francesi e prostitute al seguito la prima epidemia di sifilide moderna
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