Sulla via italiana allo Steampunk

Strano a dirsi, il post sulla via italiana allo steampunk ha causato discussioni a non finire: alcuni hanno contestato la possibilità che questa possa esistere.

Esaminiamo le loro argomentazioni

1) Lo steampunk non è nelle corde del popolo italiano

Tesi vaga, che sorridendo, mi ricorda molto quelle di Lombroso

Personalmente, avendo la fortuna di vivere nel quartiere più multietnico di Roma, dove gli indiani giocano a tressette, dove i cinesi compongono sonetti in romanesco e gli aborigeni locali cucinano il miglior pollo tandoori della zona, ho sviluppato una sano scetticismo nei confronti del genius populi e delle predisposizioni genetiche.

Tutto dipende dalla volontà e dalle capacità del singolo, indipendenti dal fatto che si è italiani, inglesi o giapponesi, e dal contesto: più serio sarebbe chiedersi se nel mercato editoriale italiano ci sono spazi per questo genere e cosa fare per ampliarli

2) Lo STEAMPUNK è vapore, nebbia, atmosfere cupe, che sanno di verro, ruggine, cigolìo di ingranaggi…Poco si presta alla ridente Italia tale stile

Trascurando il fatto che secondo le statistiche la città più nebbiosa d’Europa è Desio, Brianza (anche se avendoci lavorato, mi riservo qualche dubbio) o che la più grande acciaieria d’Europa nell’Ottecento non era in Inghilterra, ma a Mongiana, Calabria, faccio parlare il buon Luca Oleastri (a proposito, buon compleanno)

Lasciando anche perdere la tematica Steampunk, si vuole raccontare che l’Italia è un paese solare? Che non può essere dark gotic? Che è tutto spaghetti e mandolino, tarallucci e vino, il tutto condito con tarantella? Avete mai fatto un giro per il centro storico di Roma a tarda notte? Avete mai visitato la Cappella di San Severo a Napoli e conosciuto la storia del Conte di Sangro? Cosa sapete della misteriosa scomparsa dello scienziato atomico Ettore Majorana nel 1938? Non avete mai scorto strani accenni di movimento delle statue in alcuni giardini di Torino verso l’alba? Conoscete i misteriosi esperimenti elettrici di Luigi Galvani a Bologna che ispirarono direttamente Mary Shelley a scrivere Frankenstein? Di cosa si occupava la struttura governativa Gabinetto RS/33 voluta da Benito Mussolini nel 1933? Cosa sapete di Innocenzo Manzetti e di quello che ruota attorno a lui sulla invenzione del telefono? E questa è solo la superficie dei macchinosi misteri di cui l’Italia è addirittura satura. Alcuni dovrebbero prima studiare (e non parlo dell’autore del post) e documentarsi e poi parlare o scrivere… Quello di cui possiamo star sicuri e che l’Italia in tutta la sua lunghezza NON è sicuramente un paese di fatine gnomi ed elfi, ma condivide nella sua interezza misteri, e invenzioni misteriose.

Per di più, dal mio punto di vista, ritengo riduttivo ricondurre lo steampunk a brutto tempo e smog: è il recupero dialettico e disincantato di tutto ciò che costituiva il calderone del positivismo Ottocentesco

E in Italia abbondiamo sia di disincanto, sia di Storia…. Questo mi porta alla terza contestazione

3) Nell’Ottocento Italiano non abbiamo personaggi o avvenimenti tali da colpire la fantasia

Il che è privo di fondamento: al mio punto di vista trovo la Torino di Menabrea, il primo a scrivere un saggio scientifico sulla Macchina di Babbage, piena di esoterismo, o la Milano dei delitti di via Bagnera, dove si sperimentavano i dirigibili prima di Londra e Berlino, dove Forlanini progettava aliscafi ed elicotteri, la Venezia della Ca’ Dario o la Roma anarchica di Antonio d’Alba, la Napoli de Le carceri della Vicaria o la Palermo dei Florio molto più interessanti e meno scontate di una Londra scritta e riscritta…

Il vero problema è la mancanza di una memoria storica che porta a dare giusta importanza ad avvenimenti, luoghi e scenari.

Per l’Italia liberale, l’Ottocento era cronaca, non Storia. Il Fascismo, ha preferito far riferimento al senso comune e all’immaginario collettivo, basando la sua legittimità sull’Impero romano.

L’Italia del dopoguerra, per esorcizzare la sconfitta, partendo dall’equivalenza tra Nazionalismo e Ottocento, ha deciso di sottoporsi a un’amnesia selettiva che ha portato a disprezzare un secolo della propria storia, facendo colonizzare il proprio immaginario da modelli culturali provenienti dall’estero

E il risultato si vede…. Però, sempre citando Luca

Dal punto di vista editoriale poi, visto che mi tocca professionalmente, dico: anche se sicuramente opere narrative fantastoriche o retrofuturistiche (ed in generale fantastiche) hanno assai poca domanda e quindi richiesta dai lettori e di conseguenza dagli editori (parliamo dei grossi numeri, e non dell’editoria di supernicchia), e la cosa peggiora se gli autori sono italiani, vi assicuro che se presentate un’opera narrativa Steampunk che è addirittura ambientata all’estero con personaggi non italiani ad un editore, le vostre probabilità già scarse si riducono a -1000%. Infatti uno dei pochi generi di fiction scritta da italiani che va in Italia è il romanzo storico, ovviamente se incentrato su una ambientazione italica. Se addirittura nelle vostre opere non c’è neppure questo, avete perso definitivamente in partenza la possibilità di far passare la vostra opera Steampunk come “romanzo storico con spunti fantastici”, unico sistema per far minimamente prendere in considerazione da editori seri opere di genere Steampunk.

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5 thoughts on “Sulla via italiana allo Steampunk

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