Neo-Evemerismo

I primi undici capitoli della Genesi costituiscono forse la parte più straordinaria dell’intera Bibbia; sul piano cronologico, anzitutto. Se ipotizziamo che la creazione dell’uomo e della donna (Genesi capp. 1-2) coincida con l’Eva mitocondriale (circa 200.000 anni fa), possiamo ipotizzare come la Bibbia sia la trascrizione mitologica dell’evoluzione paleoumana

In particolare avremmo:

1) Eden: trascrizione simbolica della fase africana dei sapiens arcaici
2) Serpente: l’Adamo Y-cromosomiale, che in qualche modo, con la violenza, l’inganno o l’imposizione della poligamia patriarcale, impone la sua linea genetica (evento che avviene circa 75.000 anni fa)
3) Cacciata dall’Eden: esplosione di un supervulcano al di sotto del Lago Toba che crea un collo di bottiglia genetico, riducendo la specie umana a poche migliaia di individui e imponendo la migrazione fuori dall’Africa

I nostri antenati, giungendo in Medio Oriente e in Europa, rimasero affascinati dai neanderthalensis

“Ed ecco, vedemmo i giganti figli di Anak che discendono dai giganti e ai nostri occhi noi eravamo di fronte ad essi come dei grilli ed ai loro occhi eravamo come dei grilli” (Numeri 13,33)”

E subito dopo, nell’area palestinese, incominciò l’ibridazione tra i sapiens sapiens e i neanderthalensis, probabilmente non legate a modalità conflittuali.

Infatti, come narra la Bibbia

“C’erano sulla terra i Giganti a quei tempi, e anche dopo, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi”. (Genesi 6,4)

Nel libro di Enoch, che però è accettato solo dalla Bibbia Copta, mentre le altre confessioni ebraiche e cristiane lo considerano apocrifo, la narrazione è ancora più precisa

“Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, ed in quei tempi nacquero ad essi ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro: Venite, scegliamoci delle donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli. Ed esse rimasero incinte e generarono giganti la cui statura, per ognuno, era di tremila cubiti”

dove, secondo questa interpretazione, i bene-ha’elohim sono i sapiens sapiens, mentre le figlie degli uomini sono le donne neanderthalensis

La Bibbia inoltre narra della loro estinzione, dovuta ad un evento catastrofico, a cui fu dato un significato morale e che fu trasfigurato nel Diluvio

“Dio non perdonò agli antichi giganti, che si erano ribellati per la loro forza” come dice il Siracide

Giganti o titani è la traduzione del termine nephilim che può essere inteso come “quelli che sono precipitati” giacché il nome deriva dalla radice semitica nafal, che significa cadere… Dove cadere può essere inteso come metafora dell’estinzione. Da cui i nephilim è più giustamente traducibile “coloro che si sono estinti”

La causa è una catastrofe che è storicamente provata e legata all’Italia, ossia l’esplosione del supervulcano dei Campi Flegrei: la cosiddetta eruzione dell’Ignimbrite campana avvenuta circa 40mila anni fa che causò di un mutamento climatico globale per le abnormi emissioni di cenere vulcanica e che diede il colpo di grazia ai neanderthalensis europei, già in difficoltà a causa dell’impoverimento genetico causato dalla glaciazione

Catastrofe che provocò anche il degrado ecologico dell’area palestinese, provocando scontri continui per il controllo delle risorse e migrazioni verso est e verso nord, secondo quanto evidenziato dal racconto di Caino

In particolare, come si evince dal seguente brano

Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.

Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio

In particolare, Enoc può considerarsi come metafora del processo culturale che porterà a Göbekli Tepe, ossia la costituzione di strutture protourbane e templari prima della scoperta dell’agricoltura

N.B. Non sono impazzito o vittima di un delirio misticheggiante: mi sto divertendo a prendere benevolmente in giro i miei amici che sostengono posizioni riconducibili al neo-Evemerismo, secondo cui la Bibbia non sarebbe un libro ad impronta religiosa, raccolta di miti, riflessioni e disposizioni che propongono una visione del mondo e dell’etica, ma un fedele resoconto, più o meno distorto, di eventi realmente e storicamente accaduti in un passato indefinito.

I miei amici, in particolare, seguendo le tesi del professor Biglino, a cui va la mia solidarietà, visti gli spiacevoli episodi in cui è stato coinvolto, ritengono che nella Genesi vi sia la descrizione di un contatto con gli alieni.

Idea che non mi convince: i miti sono “opere aperte” e macchine simboliche, strumenti narrativi staccati dal contingente, delle macchie di Rorschach a cui si può far dire tutto: basta definire a priori una chiave interpretativa.

Così uno stessa narrazione può essere una metafora etica, un paleocontatto, una rappresentazione dell’evoluzione.

Ciò che dice troppo, spesso non dice nulla.

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