Cardiopatici

Pastiche

 

Roma non è solo La Grande Bellezza o i maiali che pascolano per strada: è un universo ricco di sfumature e contrasti. Proprio questa la rende sorgente di infinite ricerche e sperimentazioni, humus di numerose avanguardie.

Una di queste è il movimento poetico dei cardiopatici. Se i connettivisti, eredi di Schopenhauer, vanno oltre il velo di Maya per concentrarsi sul noumeno caotico, che trascende Morale e Ragione, i cardipatici affermano l’inconoscibilità della natura profonda delle cose, per concentrarsi sulla loro crudele apparenze.

E ciò si concretizza nelle seguenti scelte stilistiche:
1) Lo spontaneismo creativo che porta a rompere qualsiasi distinzione tra prosa e poesia
2) Il linguaggio concreto, duro, per rappresentare le contraddizioni della nostra condizione umana.
3) L’iperrealismo, che non trascende la realtà, come quello pittorico, ma mostra il vuoto della doxa.
4) I temi urbani che come in Sironi, rappresentano una metafora della tragedia esistenziale, con la fatica e la solitudine di vivere.
5) Il vivere la scrittura con tutto il corpo, nella dimensione nietzscheana dell’Amor Fati. Non possiamo essere nulla più della nostra carne contingente, allora diamole infinito valore.

Così nasce una poesia dura e concreta che molto ricorda alcune sperimentazioni del Futurismo…

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One thought on “Cardiopatici

  1. Pingback: Esquilino | ilcantooscuro

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