Campi di concentramento austroungarici

lager

 

Uno degli argomenti meno noti della Prima Guerra Mondiale è quello relativo ai campi di concentramento dell’Impero Austroungarico.

Non quelli in cui erano internati i nostri soldati che pure se la passavano molto male, sia l’ostilità dovuta a quello che gli Imperi Centrali consideravano un tradimento da parte di Roma, alla fame, per il blocco atlantico Austria e Germania non avevano cibo per i loro cittadini, pensiamo per i prigionieri di guerra, e per una delle solite iniziative di Cadorna che vietò alla Croce Rossa di assisterli.

Molti si salvarono dalla morte per inedia per il buon cuore di Maria Sofia di Baviera, vedova di Franceschiello e ultima regina del Regno delle due Sicilie.

Chissà cosa passava nella testa dei nostri soldati, nel trovarsi davanti un’anziana signora che parlava la loro lingua con uno strano accento tedesco-napoletano e che chiedeva notizie soprattutto dei paesi del Sud e che in ogni pacco pieno di cibo metteva sigari e bonbon

Tra l’altro, i prigionieri austro ungarici in Italia, se la passavano lievemente meglio. Trascurando i casi dell’Asinara, dove la nostra solita disorganizzazione non fu in grado di fronteggiare l’emergenza sanitaria causata dalla ritirata serba, e di Altamura, dove l’epidemia di spagnola fece indifferentemente strage di italiani e di austriaci, i prigionieri di guerra austriacidiverse tutele: utilizzati nel lavoro coatto, nell’agricoltura e nei lavori pubblici, come la costruzione della ferrovia Roma Lido, il loro l’orario di lavoro non doveva superare le 10 ore e veniva considerato lavorativo il tempo di trasferimento da e per gli alloggiamenti.

Riposavano durante i giorni festivi e per il lavoro svolto la paga doveva essere corrispondente a quella percepita dagli operai civili che svolgevano nello stesso luogo la stessa mansione (secondo un’altra fonte, però era pari alla diaria dei nostri soldati, ossia 5 lire).

I campi di concentramento austroungarici erano destinati a civili: non gli Italiani, i Reichitalianer, che allo scoppio delle ostilità furono accompagnati alle frontiere senza troppo patemi d’animo, ma i Volkitalianer, i cittadini austroungarici italofoni che molto spesso erano sudditi degli Asburgo da 500 anni, più di ungheresi, slavi e boemi e che erano alieni da qualsiasi forma di irredentismo.

I lager per italofoni e ladini furono: Wagna, Mitterndorf, Pottendorf, Tapiosuli, Katzenau, Gollersdorf, Fischa, Talerhof, Mistelbach, Braunau Am Inn, Beutschbrod, Traunstein, Gmund e Liebnitz ed altri.

Complessivamente i reclusi, in maggioranza donne e bambini, si stima siano stati circa 185.000, anche se altri, partendo da una stima di De Gasperi, parlano di cifre ben più alto.

Lager in cui era vietato l’accesso alla Croce Rossa e in cui il tasso di mortalità era pari al 20%. Un crimine compiuto da uno stato contro i suoi stessi cittadini: la cosa buffa è che l’averne accennato ha provocato reazione inconsulte da parte di europeisti convinti, che mi hanno accusato di demonizzazione del nemico, come se la memoria fosse un reato.

Secondo me, molto dipende dal cosiddetto “Effetto Sissi”: la mitizzazione dell’Impero Austroungarico, trasformato in immagine e profezia dell’UE.

Non è proprio così: l’Austro Ungheria, nonostante i suoi meriti amministrativi e culturali, era uno stato con forti disparità economiche e sociali (per esempio in Boemia e a Vienna il tasso di analfabetismo era al 2%, in Ungheria al 33%, in Dalmazia al 63%) flagellato dall’odio etnico, in cui si applicava una sorta di apartheid nei confronti di alcuni popoli e guidato da una classe dirigente razzista, antisemita e pronta a scaricare le tensioni interne all’esterno, tramite la guerra.

Grazie al cielo, nonostante le mie perplessità e i suoi difetti, l’UE non è così…

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2 thoughts on “Campi di concentramento austroungarici

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