Fantaliguria

Do visibilità a un bel progetto di Claudio Asciuti e segnalatami da Giampietro Stocco  che si ricollega bene alla battaglia che sto combattendo per lo sviluppo di una narrativa fantastica ambientata in Italia.

Tenterò, tempo permettendo, di partecipare al progetto, anche se, per mia ignoranza, la Liguria oltre Genova per me è terra incognita..

L’idea di un’antologia incentrata sulla narrativa fantastica ligure può sembrare, sotto un certo profilo, perlomeno strana; si tratta di una regione non certo aperta a nuovo, e nessuna delle sue città ha mostrato interesse particolare per il fantastico o la fantascienza, come è stato per altre; al contrario una fiorente industria di noir e gialli ha cominciato a svilupparsi negli ultimi decenni creando un’ampia scuderia, per numero se non per qualità, di scrittori.

E in Liguria invece vive, e ben nascosta. una lunghissima tradizione fantastica. A Genova vi fu un bienno in cui Salgari visse e lavorò per l’editore Donath, tedesco di discendenza ma ivi operante, per cui diresse in seguito Per terra e per mare, una delle riviste in cui all’avventura si mescolava la protofantascienza e il fantastico. E se andassimo a rovistare nella letteratura “alta” troveremmo diversi esempi di autori di materiali fantastici: a cominciare dal primo giallista italiano, Alessandro Varaldo, un imperiese, che nel 1913 pubblicò Mio zio il diavolo che contiene parecchi spunti fantastici, a Egisto Roggero che con Nao-ne (1928) scrive la propria utopia naturista.

In anni più recenti basti pensare poi al più “antico” autore di fantascienza ligure, Remo Guerrini, che esordì con il racconto L’ultimo (1964); in seguito, sebbene con minor presenze rispetto ad altre grandi città, si è sviluppato un certo numero di autori di letteratura di genere fantastica e/o fantascientifica, tenuti a battesimo dalla rivista La Bancarella di Gualtiero Schiaffino; a partire dalla fine gli anni Settanta una serie di presenze collettive: fanzine come Crash, e Kadath, gruppi di performer come Il collettivo delle Ombre, il gruppo genovese di Un’ambigua utopia, a Pietra Ligure associazioni come il SY-3 e il Japanese Film Center, o iniziative come l’UFO che ha organizzato la rassegna Fantastica/mente: una realtà costante, una fluttuazione di gente e di lavoro.

Da ciò l’idea di proseguire con mettendo a confronto un insieme eterogeneo di scrittori auctoni che accompagnati da scrittori di altre regioni ma interessati al progetto pensassero la Liguria come un territorio teatro di materiali fantastici. La condizione imprescindibile è che i racconti siano significativamente ambientati in Liguria o che trattino temi connessi; il che non significa fare del folklore ad ogni costo, come succede spesso con i “gialli” di ambientazione ligure, a cui bastano un po’di caruggi, focaccia e vin bianco per fare atmosfera, ma lavorare in base ad una riconoscibilità locale non di superficie.

Un racconto marino, ad esempio, va bene se l’ambiente è riconoscibile (e non sostituibile) con analogo panorama marino in cui la spiaggia è la nostra spiaggia di ciottoli e con scogliere aguzze, e non la grande e ampia spiaggiata del litorale, poniamo, romagnolo o ostiense; così come un racconto ambientato sui monti si deve manifestare nella forma del monte appenninico, con relativa orografia e fauna, e non quello alpino con nevi eterne, camosci e morene. Così un racconto cittadino ha senso quando si ambienta in una città che è perfettamente riconoscibile per città ligure, e che non può essere di conseguenza intercambiabile: sebbene si alzino in senso verticale dalla costa ai monti, Genova, Trieste e Napoli sono simili ma non necessariamente rappresentabili nel medesimo modo; ciò che si vive (e si racconta) in una non può essere raccontato nell’altra. Motivo per cui l’ambientazione non è fine a sè stessa: la riconoscibilità è veicolata proprio dal fatto di attingere in qualche modo all’orizzonte geografico e culturale, alla psicologia dei luoghi e delle persone, a quei possibili spunti che il territorio offre: dal ciclo delle sedute ultrafaniche di Millesimo ai fantasmi di Portofino; dalle apparizioni del fantasma della monaca di Rapallo, al misterioso buranco savonese; dal caso di abduction di Fortunato Zanfretta, alla base UFO sul monte Verugoli di La Spezia, e così via…

Il risultato ottimale sarebbe quello di coprire tutto l’arco della Liguria, in modo da avere racconti ambientati in diversi territori; Genova che sarà di certo la più gettonata, La Spezia o Imperia o Savona, la riviera di ponente e levante, gli Appennini liguri e i confini con quelli emiliani, l’area della “Lunezia”, le Cinque Terre, il Beigua e così via; ambientazione che si scontra con uno dei problemi insolubili della narrativa fantastica italiana, abituata ai mondi americani ma sopratutto inglesi. In effetti riuscire a immaginare una trama in territorio nazionale non è operazione molto semplice, immaginarla in uno circoscritto come una regione ancora peggio, ma è proprio quel che ci permetterà di mantenere un’identità. Che i racconti parlino, bene o male, della Liguria, che la sua raffigurazione sia sia vera o falsa, moderna o antica, impressionista o calligrafica ha scarsa importanza; basta che abbia una insostituibilità, cioè una connotazione per cui ciò che avviene è tale perchè siamo in Liguria o si riconosce come tale e non possa essere sostituita con altra regione.

L’antologia, inoltre, è di “narrativa fantastica”, e il concetto è inteso nel modo più ampio, riconoscendo dignità di stampa a tutte le suddivisioni del fantastico, dal fantasy alla fantasia eroica, dal gotico al weird, passando attraverso il nero e l’horror; viene esclusa la fantascienza.

Per ciò che riguarda il testo, di una lunghezza non superiore alle venti cartelle standard. vi è massima libertà espressiva; il limite temporale è previsto per la fine di giugno, in modo di poter lavorare durante l’estate a mettere in forma l’antologia così che sia pronta per la stampa a settembre-ottobre. Ogni autore dovrà poi spedire una breve bio-bibliografia aggiornata della lunghezza massima di una ventina di righe, che sarà poi cura della redazione rendere omogenee.

L’antologia verrà introdotta dal curatore, che avrà cura di spiegare ai lettori il lavoro e di presentare gli autori; Stefano Roffo scriverà una breve postfazione resocontando l’esperienza: l’editore De Ferrari pubblicherà il testo in formato cartaceo e e-book.

Claudio Asciuti
gennaio 2014

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...