Horti Lamiani II

Per riprendere il discorso sugli Horti Lamiani pressi del Krisna 13 fu rinvenuto nel 1874 un gruppo di capitelli di lesena, probabilmente pertinenti alla decorazione architettonica di uno degli ambienti descritti da Lanciani; la lavorazione è raffinatissima, una lastra di marmo rosso antico (marmo del Tenaro) accoglie una decorazione ad intarsio di pietre dai colori contrastanti. Un lusso stupefacente degno di un imperatore “eccessivo” come Caligola.

Nel dicembre dello stesso anno durante i lavori di realizzazione del sistema fognario di via Foscolo, il terreno cedette, all’altezza di dove oggi c’è la vetreria, e diede accesso ad una camera sotterranea piena di statue. La prima a comparire fu una testa di Bacco semi colossale, coronata di edera e corimbi; poco a poco lo scavo fu allargato e vennero alla luce altre sculture: il corpo semidisteso del Bacco, di cui era stata in precedenza trovata la testa; i busti di due Tritoni, sui capelli dei quali erano conservate tracce di doratura; il magnifico busto di Commodo e le varie parti della complessa allegoria che costituisce la sua base. Sempre nello stesso ambiente furono rinvenute anche due statue di Muse e la statua di Venere che si prepara ad entrare nel bagno allacciandosi un nastro intorno ai capelli e infine molti pezzi di altre sculture: braccia, gambe, mani e teste.

Secondo Lanciani queste sculture

« dovevano essere cadute per la rottura delle volte del piano superiore che era il piano nobile dell’edifizio e trovavasi al livello del suolo antico »

In realtà la concentrazione in un unico vano di un gruppo di opere di natura e datazione assai diverse, piuttosto che alla decorazione di un unico ambiente, fa pensare ad un deposito in occasione di una ristrutturazione dell’edificio, ai tempi di Alessandro Severo o per proteggerle da un pericolo imminente, durante i saccheggi del V secolo

Nel 1874 alcuni scavi compiuti in via Ariosto avevano anche portato in luce un piccolo impianto termale databile attraverso i bolli di mattone agli ultimi decenni del III secolo Nel momento in cui fu deciso l’abbattimento di tale edificio, gli archeologi si trovarono davanti una moltitudine di frammenti di sculture con i quali fu possibile addirittura ricomporre una raffinatissima tazza di fontana di età tardo repubblicana decorata con elementi vegetali inseriti all’interno di un disegno creato da tralci d’acanto. Dai muri delle terme riapparvero altri frammenti di sculture e un’iscrizione che in origine doveva appartenere alla base di una statua con la firma di un artista di Afrodisia. Le sculture conservavano tutte tracce di colore e di doratura.

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