Architettura Dieselpunk

Pochi conoscono l’Acquario romano. Gli nuoce forse essere nascosto in un angolo dell’Esquilino, rione già di per sé dimenticato dall’amministrazione capitolina, che lo considera poco più di una discarica di problemi. Eppure, pochi luoghi a Roma possiedono lo stesso fascino: a cominciare dal giardino, in cui spiccano i resti delle mura serviane,  per passare alla sua grande sala aperta e luminosa, caratterizzata da un doppio ordine di colonne in ghisa e decorata da capolavori della pittura liberty, degno scenario di qualsiasi racconti steampunk.

Questo edificio, abbandonato per anni, è diventato sede della Casa dell’Architettura: cosa che gli ha giovato, rendendolo sede di interessanti mostre e convegni.

L’ultima che ho avuto il piacere di visitare è dedicata all’architetto Francisco Salamone, documentate in uno splendido bianco e nero dal fotografo Stefano Nicolini che rende in maniera magnifica il loro spirito visionario.

Francisco Salamone nacque a Catania nel 1897 ed emigrò in Argentina a quattro anni insieme alla sua famiglia. In soli quattro anni, tra il 1937 e il 1940, costruì in cemento armato decine di edifici pubblici – circa 70 – in molte cittadine della provincia di Buenos Aires, allora retta dal governatore conservatore Manuel Fresco, in uno stile che unisce il razionalismo italiano e Art Decò, creando scenari degni di Metropolis e che rende visivamente gli incubi e i sogni del dieselpunk, dall’illusione che la tecnologia sia la soluzione a ogni problema alla natura spersonalizzante dello Stato, leviatano che costringe l’individuo a perdersi in una massa anonima..

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