Horti Lamiani III

ninfeo

 

Scavi successivi degli Horti Lamiani furono eseguiti nel 1907 in piazza Dante durante i lavori per la costruzione del Palazzo delle Poste, in cui però furono trovate una serie di case medievali, costruite con materiale di recupero provenienti dall’edificio romano

Case che furono demolite, facendo perdere informazioni sul popolamento medievale dell’Esquilino, di cui si sa molto poco, ma permettendo il recupero di alcune statue, tra cuiun gruppo dell’Ephedrismòs databile al IV secolo a.C. proveniente dalla città di Tegea con due fanciulle intente alla “corsa alla cavallina”.

Per più di un secolo, terminata l’urbanizzazione del rione, le ricerche furono abbandonate.

Finchè la manutenzione Linea A della Metropolitana ha consentito nel 2005-2006 la scoperta di un nuovo settore degli horti in corrispondenza all’angolo sud-orientale di piazza Vittorio Emanuele II.

Lo scavo della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma ha indagato un’area di 160 m² nella quale sono stati trovati degli ambienti in cui si succedono ben sette fasi edilizie, tra gli ultimi decenni del I secolo a.C. e l’età tardo antica. Alcuni degli edifici tardo repubblicani poggiano sui resti di un recinto sepolcrale costruito in opera quadrata di blocchi di tufo; questo sembra confermare i dati attestati nelle fonti antiche, secondo cui gli horti dell’Esquilino sarebbero sorti in seguito ad un intervento di bonifica dell’antica necropoli da parte di Gaio Cilnio Mecenate.

Subito dopo, approfittando della sistemazione del Palazzo dell’Enpam, si è scavato nell’area prossima a quella dove Lanciani ha identificato il criptoportico, scoprendo un’aula di rappresentanza (400 m²), originariamente rivestita da sectilia, dotata di ambienti di servizio e d’una fontana. Il complesso, riferibile a diverse fasi edilizie, è articolato in terrazze-giardino contenute da strutture in opera reticolata, con un tratto di strada basolata connesso alla via Labicana, forse il limite della proprietà.

L’aula va attribuita agli interventi di Alessandro Severo (222-235), testimoniati all’Esquilino anche dalla costruzione dei “Trofei di Mario” (Nymphaeum Alexandri) e da alcune fistulae aquariae che provano l’esistenza d’un complesso rientrante nel patrimonio personale dell’imperatore; raffinatissimi le centinaia di frammenti d’intonaci dipinti e i materiali decorativi di pregio, databili a partire dall’impianto della residenza imperiale e recuperati nel corso dello scavo.

Altri resti attribuibili al possente sistema d’imbrigliamento sostruttivo degli Horti Lamiani sono emersi tra luglio 2011 e novembre 2012 in occasione di alcuni lavori di risanamento del Palazzo delle Poste in piazza Dante, 25. Le strutture, conservate a livello di fondazione, seguono le curve di livello del colle Esquilino, ampliandole. Furono in precedenza viste da Rodolfo Lanciani e annotate nella Forma Urbis Roma

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3 thoughts on “Horti Lamiani III

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