E’ l’autore a fare la differenza


Per riprendere la discussione sull’omologazione degli scrittori di fantascienza italiana, do visibilità a un bell’intervento di Pier Luigi Manieri

Mah, mi sembrano considerazioni contrassegnate da buon senso e competenza (as usual), mi prendo la libertà di aggiungere qualcosa per puro gusto di conversare amabilmente (che poi coincide con sano cazzeggio):

Certe storie evidenziano come un gran numero degli autori contemporanei presumibilmente leggano poco. Il loro immaginario è sopratutto visivo:cartoni animati, telefilm, videogiochi. E film, ma di ultima generazione. La notte dei morti viventi, capostipite di tutta la mitologia sugli zombie, non è il modello di riferimento, lo sono piuttosto 28 Giorni dopo, e Walking dead. In un contesto limitato di fonti, il meccanismo dell’imitazione già noto in letteratura e nelle arti fin dal Rinascimento, diventa inevitabile. La scarsa abitudine alla lettura, genera carenza di idee e di tecnica per conferire loro una forma. Per chiarezza, non è che cartoni animati e telefilm abbiano meno dignità del romanzo, è che il medium libro implica un maggior sforzo d’immaginazione e simultaneamente stimola riflessioni più complesse perchè comprese in finestre temporali più dilatate. Riguardo agli zombie, è affascinate osservare come il protagonista più depersonalizzato della storia dell’orrore, oggi si sia imposto in termini di massa. Ma qui si apre un capitolo che per brevità è meglio lasciar in pace (non male, lasciare in pace riferendosi agli zombie).

Penso che ci sia un limite di idee checertamente trova terreno fertile ma unicamente nell’editore “mordi e fuggi”. Orde di zombie scalzate via dagli scaffali da procaci eroine in redingote! Questa è una dimensione fast food che poco aggiunge alla letteratura. In questi giorni sto lavorando alla chiusura dell’antologia:” Operazione Europa” e Armando Corridore che è il mio editore, sta lì con la lente d’ingrandimento. Editore e direttore editoriale fianco a fianco, tagliamo le idee più immediate per perseguire un lavoro sincero e non attaccabile nella sua autenticità. Gestione del libro vecchia maniera.

Fine dell’autoreferenzialità.

Concluderei così: “le storie si somigliano tutte, ma gli Autori le rendono diverse.

Piccola nota: In Operazione Europa, antologia di grande coraggio, perché dona visibilitàad autori italiani, c’è anche in mio racconto, ambientato a Palestrina… Della serie, si può scrivere fantascienza, spedo dignitosa, senza aver bisogno come scenario di Londra e di New York.

Basta avere voglia e fantasia; lo stesso vale per le storie, oltre che per le ambientazioni

 

Outing

 

Stamattina, ho ricevuto una mail da un professore d’italianistica in un’università del Nord.

Dopo avermi raccontato di essersi imbattuto nel mio romanzo a causa di un equivoco, a quanto pare esiste una raccolta di poesie con lo stesso titolo, mi sa che in seguito dovrò stare più attento, e una disquisizione sulla narrativa fantastica, in cuil il prof è molto più radicale di tanti mie amici scrittori

“Tutta la narrativa è fantastica, perché crea un mondo parallelo al nosto e richiede una sospensione dell’incredulità: la distinzione del genere è legata a quanto il narratore dissimuli tale assioma…”

Mi ha strappato due sorrisi: il primo per avere indovinato chi fosse in realtà Ecate, alla faccia di chi mi ha accusato di aver costruito un personaggio irreale, il secondo per essere stato l’unico in due anni, non c’era arrivato  l’editor e nessuno dei recensori, ad aver capito come Andrea Conti sia un omaggio a Chales Swann.

Il che, ahimè, mi costringe a fare outing: io appartengo alla tanto spernacchiata categoria dei cripto-proustiani della fantascienza italiana… E sono fiero di esserlo 😀

Monotonia di genere

Qualche giorno fa, un mio amico scrittore ha pubblicato su FB questo status

Ma davvero per uno scrittore italiano di genere fantastico non c’è altro che mettersi un cilindro steampunk o darsi all’ennesima variante dell’apocalisse zombi? E un po’ di fantasia, dai…

Ha perfettamente ragione ! Il problema non è solo la monotonia nella scelta del genere… Vuoi o non vuoi, alla fine le storie, con qualche encomiabile eccezione, si somigliano tutte…

Perchè questa omologazione ? Il fatto è che gli scrittori sono figli del loro tempo: viviamo in una società in crisi, che ha paura del futuro e del diverso. Per questo si guarda al Passato, più o meno idealizzato, e alle metafore di ciò che mette in pericolo il poco benessere che abbiamo accumulato

E queste paure, si riflettono anche nella scelte di scrittura: meglio seguire il percorso già battuto, uniformarsi alla media, evitando il rischio del nuovo…

E tale tendenza al conservatorismo è assecondata da parecchi lettori: di conseguenza, gli editori, che devono far quadrare i conti, non danno spazio alla sperimentazione: così gli scrittori continuano a omologarsi a ciò che in teoria piace al pubblico, creando un circolo vizioso…

Per romperlo, in un discorso più ampio della semplice fantascienza, bisognerebbe recuperare il coraggio dell’avanguardia: lo scrittore non è il custode del Sistema, ma colui che guarda oltre l’orizzonte…

Ma questa rivolta, deve nascere per prima in noi stessi… Se non ricominciamo ad amare il Futuro, ad avere il coraggio dell’Utopia, saremo sempre schiavi del Presente

Nel bar di Li

Ogni alba scopre i deboli sipari

delle vite che recitano inganni

pensando vuote ai propri grigi affari

o naufragando nel caffè gli affanni

 

Barista dipinge solitudini

socchiudendo i neri occhi da orientale

oscuri e morti gorghi di acquitrini

dove il corallo prospera abissale.

 

Più di Hopper può la sua immaginazione

narrare vite infinite e lente storie

accennando parvenze d’abiezione

che finta redenzione sfuma e accoglie

 

Qualcuno paga il suo conto salato

rimpiange il sogno stanco di fuggire

dalle rovine di un lavoro odiato

la cupa percezione di morire

I Fantasmi di San Berillo

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Sempre in occasione del focus sul Premio Solinas, questa sera all’Apollo 11, a via Bixio 80 sarà proiettato il documentario I Fantasmi di San Berillo di Edoardo Morabito
Fantasmi di ieri e di oggi popolano il vecchio quartiere di San Berillo, a Catania. 1958: mentre in Italia si chiudono i bordelli, San Berillo viene raso al suolo e i suoi abitanti deportati in periferia. Del quartiere rimane un pezzetto, dove si riversano migliaia di prostitute da tutta Italia, dando vita a uno dei quartieri a luci rosse più importanti del Mediterraneo. Fino a quando nel 2000 un blitz delle forze armate costringe ancora una volta gli abitanti del quartiere ad abbandonare le loro case.

«Sono entrato a San Berillo per seguire le “storie del sottosuolo” di quei personaggi di cui ci si innamora per la loro bellezza e il continuo attaccamento alla vita; per la loro sorprendente capacità di leggere l’umano e nello stesso tempo per la facilità con cui vengono tratti in inganno con le promesse più irreali; per il loro sperare nonostante tutto; per l’abilità di aprirti il cuore come dei bambini e poi essere crudeli come soltanto chi ha visitato l’abisso sa essere; e, ancora, per la facilità con cui alla fine riescono a ridere di tutto, della miseria ladra e di se stessi»

Edoardo Morabito

Regia e Montaggio: Edoardo Morabito – Soggetto: Edoardo Morabito, Irma Vecchio – Fotografia: Irma Vecchio – Suono: Riccardo Spagnol, Daniele Scialò – Interpreti: Donatella Finocchiaro (narratore) – Produzione: Lemur Films
Edoardo Morabito (Catania, Italia, 1979) si è trasferito a Roma nel 2003 per frequentare il corso di montaggio presso il Centro sperimentale. Ha poi lavorato come montatore di fiction e documentari, tra cui Io sono Tony Scott di Franco Maresco, presentato al Festival di Locarno nel 2010, e Andata e ritorno di Donatella Finocchiaro, selezionato alla Mostra di Venezia nel 2011.

Festa delle Lanterne

Venerdì scorso a Roma non si è festeggiato solo San Valentino: per per la comunità cinese dell’Esquilino c’ è stata la festa delle lanterne, con cui terminano il loro Capodanno.

Secondo la tradizione, le famiglie dovrebbero per le vie cittadine con in mano lanterne accese e colorate, mentre fuori dalle case si accenderebbero candele, per guidare gli spiriti beneauguranti alle abitazioni.

L’usanza sembra risalire al 180 a.C. e cade nel primo giorno di luna piena dell’anno.

In Cina, il tutto termina con rito del drago in fiamme, durante il quale viene dato fuoco alle enormi lanterne a forma di drago per simboleggiare il ritorno della creatura (rappresentante di fertilità e ordine) in cielo.

Speriamo che, alla faccia dei mugugnatori locali, di vedere presto le stesse cose anche a Piazza Vittorio

Giordano Bruno è Fagot ?

Giordano Bruno è Henry Fagot, la misteriosa spia di Elisabetta, colpevole di aver mandato al rogo e fatto squartare decine di cattolici e di aver portato all’esecuzione di Maria Stuart ?

La questione è assai controversa: di Fagot sappiamo che era italiano, che era un sacerdote, il che esclude l’ipotesi Giovanni Florio, che bazzicava ambasciatore francese a Londra Michel de Castelnau e quello spagnolo Mendoza.

Tutti indizi che si mappano bene al filosofo nolano: però manca una qualsiasi prova concreta. Le stesso note di spesa, emesse da Walsingham, sembrano essere sussidi a favore della sua attività di letterato e per evitare che polemizzasse con i circoli culturali di Oxford

Anche il processo a Bruno, ha parecchi lati ambigui: non è chiaro perchè Bruno sia voluto tornare in Italia e neppure le spiegazioni “spionistiche” convincono molto.

O Il perchè il 30 luglio 1592, dopo la sua abiura veneziana

Domando humilmente perdono al Signor Dio et alle Signorie Vostre illustrissime de tutti gli errori da me commessi; et son qui pronto per essequire quanto dalla loro prudentia sarà deliberato et si giudicarà espediente all’anima mia […] et se dalla misericordia d’Iddio et delle Signorie Vostre illustrissime mi sarà concessa la vita, prometto far riforma notabile della mia vita, ché ricompenserò il scandalo che ho dato con altrettanta edificatione

La vicenda non si sia chiusa, ma Roma abbia chiesto l’estradizione, inizialmente respinta il 3 ottobre e poi approvata il 7 gennaio 1593, dopo l’invio del cardinale Santorio di un memoriale, purtroppo perduto.

O Il perchè Bruno non si sia appellato al tribunale dei conservatori, per prendere tempo o perchè dopo l’abiura del 10 settembre 1598, invece di far compiere al filosofo pubblica ammenda e spedirlo ai domiciliari, si prende tempo, sino a quando il 16 settembre, salta fuori un nuovo memoriale, anche questo scomparso nel nulla, che porta al condanna alla sua condanna al rogo

O perchè sia scomparso l’orginale della sentenza, ma rimanga solo una copia parziale, in cui spicca l’accenno all’Inghilterra.

O perchè, nonostante il silenzio delle spie inglesi presenti a Roma all’epoca, Essex prima dell’accusa di tradimento, aveva tra le carte un memoriale sul processo di Giordano Bruno.

Tanti punti oscuri, che però si scontrano con un dato di fatto: non c’è nessuna testimonianza, relativa al processo, in cui si accenni anche lontanamente alle accuse di spionaggio e tradimento…