Viva Proust

Uno dei concetti che, per miei limiti, mi è più difficile da comprendere della fantascienza italiana è quello di cripto- proustiano.

Secondo l’accezione che gli do io, è il tipico vorrei, ma non posso… Ossia chi si atteggia a grande genio incompreso, spacciandosi più grande di ciò che è. Nella Vita, nell’Arte e nella Scrittura, di questi palloni gonfiati ne ho incontrati a bizzeffe.

L’unico modo, per sopravvivere al loro ego smisurato, è riderci sopra… Alla fine, ha ragione Fedro: scoppieranno come la rana che voleva imitare un bue.

Diversa è un’altra accezione del criptoproustiano

colui che cerca di fare letteratura letta dal mainstream, ma, dati i temi delle loro storie, potevano solo pubblicare con case editrici che pubblicavano la fantascienza.

Premesso che ho sempre molti dubbi sulla divisione in generi e categorie, io ritengo che la Fantascienza dovrebbe aborrire qualsiasi settarismo e parlare a tutti, ricercando storie e linguaggi universali, evitando di contemplare il proprio ombelico.

Limitarsi a sussurrare a pochi eletti, è negare il suo ruolo, ossia di proporre altri punti di vista con cui osserviamo il nostro quotidiano, evidenziando le sue contraddizioni

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