Non realismo, ma coerenza narrativa

Uno dei complimenti che vedo più spesso diretti a Martin è quello di realismo. Cosa che mi fa scuotere il capo: l’orbita di Westeros, per avere quel clima, dovrebbe essere alquanto strampalata, le battaglie sono più scenografiche che reali, Tolkien ne comprendeva assai di più di tattica, i suoi personaggi, nel nostro mondo, sarebbero tutti sottoposti a TSO. Per non parlare di zombi e draghi.

Eppure, Martin riesce a tenerti ipnotizzato alla pagina: questo perchè l’idea di realismo, in un fantasy è tanto appropriata quanto la castità in un bordello. Lo stesso vale per la fantascienza… Che vuol dire essere realistici ? Attenersi al paradigma della fisica che va di moda in quell’anno…

In realtà, nella narrativa fantastica, più che il realismo, conta un’altra virtù: la coerenza. Lo scrittore fissa delle regole della sua ambientazione che vengono accettate tacitamente dal lettore.

Le violazioni possono esistere, ma devono essere ben motivate e ben scritte, qualcosa che vada oltre il deus ex machina. Martin può farmi rapire Tyrion dagli alien, ma la cosa non deve essere campata in aria…

Lo stesso vale per i personaggio: non conta che siano pazzi psicopatici, ma che colpiscano la nostra fantasia, che non ti lascino indiffenti. E se questo li rende diversi dal nostro vicino di casa, poco male…

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