Fantascienza e sperimentazione

Sul gruppo FB di Edizioni Scudo, è cominciata un’interessante discussione, partita da un articoli in cui si sosteneva come lo scrittore debba stordire il lettore…

Luca Oleastri così chiosava:

“Dopo averlo scorso, ho riflettuto sul fatto che per quello che riguarda gli scrittori italiani di qualsiasi genere, ed in particolare di genere “fantastico”, secondo me, vi sono ben altre questioni più importanti da sottolineare e che vengono prima di mettersi il problema di “stordire il lettore” o meno.

A mio parere la più rilevante è il fatto che tutti si concentrano sulla trama e l’intreccio e nessuno si concentra sullo stile, mentre invece alla fin fine è proprio quello che inconsciamente attrae o repelle il lettore e che differenzia Stephen King o Gabriele D’Annunzio (a prescindere se vi piacciano o meno) da un Fabio Volo qualsiasi

Il risultato è che le storie che vengono fuori dai vari scrittori (non professionisti) possono esse belle, medie o brutte, a seconda dell’autore, mentre mediamente lo stile della scrittura, più o meno padroneggiato dagli scrittori, è sempre o quasi sempre al minimo sindacale (generalmente piatto e di default) per narrare una storia di qualsiasi genere.”

Uno stile uguale per tutti, senza infamia e senza lode e con nessuna personalità, e mai con una ricerca o una sperimentazione nella scrittura, come se fosse già molto essere riusciti a scrivere.

Parole sante, che mi hanno fatto riflettere: nella fantascienza, cosa si può intendere come ricerca stilistica ?

Lavorare sulla trama, come sottolineare Luca è fine a se stesso: alla fine ha ragione lo strutturalismo… I moduli narrativi sono quelli che sono e da quando l’Uomo ha cominciato a raccontare storie, sono stati combinati in tutte le maniere possibili e immaginabili.

Personaggi e ambientazioni, beh quelli dipendo dalla fantasia di chi scrive: purtroppo, comincio a pensare che in Italia si stai andando in una sorta di omologazione, in maniera analoga a quanto accaduto per la Commedia dell’Arte

Rimangono lingua, montaggio e punto di vista, sulla lingua, si può fare ben poco. La fantascienza è letteratura popolare e deve essere leggibile all’Uomo comune: quindi imitare Joyce o Marinetti, a meno di essere dei geni, pare difficile. Già per il fatto di avere usato il dialetto in brani de Il Canto Oscuro, mi ha fatto ricevere diverse critiche.

Per il montaggio e il punto di vista, do ragione a Luca, alla faccia dei talebani del Pov

Per “sperimentalismo” io intendo qualcosa di più “light” magari lo smontare e il rimontare differentemente il proprio scritto una volta finito, oppure scrivere tutto in terza persona… insomma uscire dalla propria solita “mappa” e ripensare alla propria scrittura anche in maniera “out of the box”.

Alla fine, si possono e si devono rimettere in discussione le coordinate spaziali e temporali del proprio racconto, per spiazzare il lettore e scardinare le sue certezze, magari utilizzando più voci narranti, per rappresentare la complessità del reale

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3 thoughts on “Fantascienza e sperimentazione

  1. dissento: perché non osare sperimentalismi estremi, nella sf? del resto, parliamo di un genere che è avanguardia pura, per la sua stessa essenza. personalmente amo sperimentare a prescindere dalla storia, che è in unltima analisi un fattore banale; sperimentare, quindi, con la potenza delle parole, come se fosse un mantra o un sabba, evocando immagini oltre la normalità. e se questo non lo fa la sf, chi lo fa?

  2. Oddio, mantra e sabba mi sembrano, questi sì, accostamenti estremi. La letteratura non è un gioco, è un esercizio. La sperimentazione è ammessa e ci mancherebbe. Ogni volta che si crea una nuova parola si sta sperimentando.Ogni imagine che prima non c’era è sperimentazione. Ma slegare le due cose è un esercizio sterile. Dante, che senza offesa verso ognuno, ha realmente inventato, lo ha fatto in funzione dal contenuto, tant’è che la Divina Commedia è differente per stile dalla Vita Nova. Dissento al dissenzo: sostenere che la storia sia un fattore banale equivale a negare il senso stesso della narrazione

  3. Pingback: Sperimentare nella fantascienza | ilcantooscuro

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