Sperimentare nella fantascienza

Per arricchire il dibattito su Fantascienza e Sperimentazione, do visibilità all’intervento del buon Sandro Battisti

Dissento: perché non osare sperimentalismi estremi, nella sf? del resto, parliamo di un genere che è avanguardia pura, per la sua stessa essenza. personalmente amo sperimentare a prescindere dalla storia, che è in ultima analisi un fattore banale; sperimentare, quindi, con la potenza delle parole, come se fosse un mantra o un sabba, evocando immagini oltre la normalità. e se questo non lo fa la sf, chi lo fa?

a cui risponde il caro Pier Luigi Manieri

Oddio, mantra e sabba mi sembrano, questi sì, accostamenti estremi. La letteratura non è un gioco, è un esercizio. La sperimentazione è ammessa e ci mancherebbe. Ogni volta che si crea una nuova parola si sta sperimentando.Ogni immagine che prima non c’era è sperimentazione. Ma slegare le due cose è un esercizio sterile. Dante, che senza offesa verso ognuno, ha realmente inventato, lo ha fatto in funzione dal contenuto, tant’è che la Divina Commedia è differente per stile dalla Vita Nova. Dissento al dissenso: sostenere che la storia sia un fattore banale equivale a negare il senso stesso della narrazione.

Dal mio punto di vista, sono d’accordissimo sulla necessità di innovare: la questione è che abbiamo due vincoli precisi.

Il primo, è nella natura “commerciale” della narrativa fantastica: nella lontanissima ipotesi che ne fossi capace, potrei scrivere un Finnegans Wake fantascientifico, però sospetto che l’editore mi aspetti sotto casa per prendermi a bastonate.

La sperimentazione non deve inficiare la leggibilità complessiva del racconto: la fantascienza è letteratura di idee, ma queste risultano inutili se non vengono recepite dal destinatario

Il secondo, è nel limite stesso della letteratura: se nella pittura posso trascendere il vincolo della figurazione con l’astratto e nella musica, finite le scale tonali, posso inventarmi la dodecafonia, alla fine i moduli narrativi rimangono quelli che sono.

Scrivere e sperimentare è proiettare se stessi nelle sequenze di Propp e negli archetipi universali, farli propri, ricombinarli per mostrare le diverse reealtà sotto diversi occhi al lettore, facendogli recuperare il senso of wonder, forse ciò che manca di più nella fantascienza italiana contemporanea

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3 thoughts on “Sperimentare nella fantascienza

  1. confermo: la storia è un fattore banale. posso pensare di infarcire la trama di tante immagini caleidoscopiche da far perdere il lettore in esse; e a quel punto, a cosa serve la trama? quelle stesse immagini possono costruire infinite altre storie che raccontano continuum inimmaginabili. la trama, infine, è un banale pretesto; alla fine le storie, se stringate all’osso, si assomigliano molto tra loro, per gruppi omogenei. provate a riassumere fortemente i romanzi e racconti, e film che avete letto: non notate che sembrano appartenere a gruppi di storie ben definiti, e che la differenza è data solo dai particolari? riuscite a dire la trama di un film di lynch, fino alla fine? o di nova swing di m. john harrison? sperimentazione significa trascendere l’umano, perché l’umano è stato già raccontato complessivamente fin dai tempi dell’antica grecia.

  2. Secondo il Vico “il fin dello scrittor, la meraviglia”, laddove la forma superi il contenuto. Fatalmente al di là della temporaneità a breve termine che caratterizza questa tecnica perchè per sua stessa natura, una volta che ha stupito (processo che avviene e si esaurisce con la prima lettura), non ha altro da offrire (Baricco è il caso più sintomatico), temo non dia scampo a chi tenti di padroneggiarla. Nel senso che se lo scrittore punta tutto sugli “effetti speciali”, deve essere veramente in grado di maneggiarli. Il Barocco a me non dispiace, ma coloro che sono sopravissuti ad esso, erano dei pesi massimi. Il fatto che sostanzialmente gli scenari siano limitati non mi perplime più di tanto, per non dire affatto: l’arte è manipolazione e rielaborazione. Si può prendere un archetipo , uno stilema, un modello narrativo e poi plasmarli finchè non diventi tuo.
    Concluderei autocitandomi: “le storie si somigliano tutte, ma gli Autori le rendono diverse.”

  3. Pingback: Sulla Trama | ilcantooscuro

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