L’orgoglio di scrivere fantascienza

Grazie a Simone Ghelli, scrittore che usa il sangue invece che l’inchiostro e le cui pagine sono lame che sezionano l’anima del lettore, ho scoperto questo articolo di Lethem

La domanda è bella e complicata a rispondere… Io, per l’Italia ho una mia personale teoria, che svicola da tutte le diatribe su Fruttero e Lucentini…

Per una serie di motivi che sarebbe troppo lungo elencare, la narrativa, in Italia, è sempre stata vista come un prodotto destinato ad élite. Ciò, oltre a porre pastoie a non finire sulla lingua usata e sulle tematiche trattate, ha sempre portato a guardare con sospetto prodotti “popolari”, ossia destinate al grande pubblico.

La Fantascienza, essendo letteratura d’idee e basata sull’utopia di dover dare forma al Mondo, è intrinsecamente popolare: per cui è vista come un corpo alieno dai “chierici” nella loro torre eburnea e dal loro presunto pubblico “selezionato”

E questo ha tanti impatti concreti: dagli scrittori di fantascienza che si vergognano di ciò che scrivono, spacciandosi per qualcosa d’altro, o al contrario che si buttano avanti per non cadere indietro, dicendo che nulla hanno a che vedere con la letteratura, alle case editrici che pur pubblicando narrativa sci-fi, si dimenticano casualmente di specificarne il genere o le librerie che ne nascondono i libri nei posti meno visibili.

E come risolvere il tutto ? Con tanta pazienza, con impegno quotidiano nella scrittura, perchè il riempire la pagina di schifezze è il modo migliore per danneggiare la causa, orgoglio di ciò che si è e utilizzando le tattiche della guerriglia culturale

I social media hanno quantità industriale di difetti, ma un gran pregio: parlare a tutti, al di fuori dei canali ufficiali. E proprio utilizzandoli al meglio, per mostrare il valore delle proprie idee e della propria scrittura, si possono rompere le mura del ghetto in cui la fantascienza è state confinata.

P.S. tanto che ci siamo, due piccole segnalazioni: una recensione del mio romanzo breve Noccioline da Marte e il fatto che Next, la rivista con cui collaboro è tre le finaliste della sua categoria nel Premio Italia

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3 thoughts on “L’orgoglio di scrivere fantascienza

  1. io continuo a non capire perché l’avanguardia dev’essere considerata popolare. il popolino non capisce le cose astruse, la sf è letteratura estrema e quindi non è solitamente compresa dal basso volgo. o no?

  2. Sandro, ti rispondo con un dato: nel 1913/1914 il mensile più venduto in Italia era Lacerba, che arrivava a piazzare anche 50.000 copie, nei numeri dei paroliberismi di Marinetti e dei testi più sperimentali di Papini… La maggior parte degli acquirenti erano operai… Un’avanguardia popolare è possibile, in determinati contesti e momenti storici..

    • forse una volta era possibile. ora non ci credo più, con le genti addormentate dalla tv e dal consumismo esasperato. non si accorgono nemmeno che gli sono stati scippati tutti i diritti sindacali faticosamente e sanguinosamente acquisiti dai nostri padri, figurati se hanno voglia di sperimentare arti nuove, futuribili. per quanto mi riguarda possono annegare nello stige…

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