Il dilemma viennese

L’impero Austro-Ungarico, a inizio Novecento, aveva due grossi problemi: Italia e Serbia.

Con Roma, dato che la diatriba nasceva per la questione minoranze in Trentino, Venezia Giulia, Istria e Dalmazia e per la rivalità legata per il controllo dell’Adriatico, Vienna decise di applicare la linea dura.

Ai sudditi italiani, i Volkitalianer fu applicata una sorta di apartheid; inoltre fu favorita a seconda delle zone, la slavizzazione o la germanizzazione dei territori, favorendo l’immigrazione delle altre etnie dell’Impero.

In Dalmazia, si arrivò all’esproprio dei terreni dei Volkitalianer, ceduti poi a condizione di favore ai croati, e alla slavizzazione forzata di cognomi e toponomastica: l’italianizzazione voluta dal fascismo fu di fatto il tentativo di ripristinare la condizione precedente alla politica austriaca, ma come spesso accade, il volere riportare indietro le lancette della Storia, più che sanare ferite, ne apre di nuove.

Al contempo, invece di dare retta a Bismarck, che aveva cercato di incanalare dentro la Triplice la rivalità tra Roma e Vienna, cercando un compromesso tra l’espansionismo austriaco e italiano, con la clausola

Nel caso che, in conseguenza di avvenimenti, il mantenimento dello statu quo nelle regioni dei Balcani o delle coste ed isole ottomane nell’Adriatico e nel Mar Egeo divenisse impossibile e che, sia in conseguenza dell’azione di una terza Potenza, sia diversamente, l’Austria-Ungheria o l’Italia si vedessero nella necessità di modificarlo con un’occupazione temporanea o permanente da parte loro, quest’occupazione non avrà luogo che dopo un previo accordo fra le due Potenze suddette, fondato sul principio di un compenso reciproco per ogni vantaggio territoriale o d’altra natura che ciascuna di esse ottenesse in più dello statu quo attuale, e tale da soddisfare gli interessi e le pretese ben fondati delle Parti.

che secondo il cancelliere tedesco implicava la cessione del Trentino e parti della Venezia Giulia, tranne Trieste, in caso di occupazione austriaca di territori ottomani, invece si applicò una strategia di chiusura, colminata con la questione della crisi bosniaca, in cui le richieste italiane, a seguito dell’annessione, furono rifiutate con la scusa che quei territori fossero stati un peso per l’Impero, non un guadagno.

Più complicata la questione della Serbia: l’indipendenza della Nazione, sotto Milan I, era stata voluta da Vienna nella speranza di avere uno stato satellite e sino al 1903, ai tempi del colpo di stato di Pietro Karađorđević, con alti e bassi, i rapporti con Belgrado erano stati se non amichevoli, collaborativi.

Pietro I, come spesso accade quando il potere è fragile, decise di scaricare le tensioni interne all’esterno, propugnando, con l’appoggio russo, il panslavismo, facendo così saltare i nervi a Vienna.

Sulla risposta all’attivismo serbo, vi erano due diverse opzioni: la prima, che sembrava essere la meno influente, era quella propugnata dal generale Conrad: una bella guerra vittoriosa e passa la paura.

Opposta era la posizionione dell’erede al trono Francesco Ferdinando: la guerra è sempre un azzardo. Se si perde, l’impero austro ungarico rischia di scomparire. Se si vince, la situazione diventa più complicata: con la pace si annetterebbero nuovi territori a maggioranza slava, rendendo ancora più critici gli equilibri etnici dell’impero, senza contare un possibile revanchismo serbo.

Per cui Francesco Ferdinando proponeva una strategia più articolata: dissuasione nei confronti dell’Italia, tramite la creazione di una flotta da guerra dignitosa e la costruzione di una linea difensiva in Trentino, la cosiddetta  linea Conrad e integrazione piena degli slavi e dei boemi nell’Impero, tramite la costituzione di un regno croato-bosniaco da affiancare a Austria e Ungheria e concessioni di forti autonomie a Praga.

Trialismo che poi si sarebbe dovuto evolvere secondo le proposte di Aurel Popovici, nella confederazione degli Stati Uniti della Grande Austria

Progetti che ebbero fine a Sarajevo, dando spazio al partito belligerante

Annunci

5 thoughts on “Il dilemma viennese

  1. Pingback: La fatal Sarajevo ? | ilcantooscuro

  2. Pingback: L’indecisione del Kaiser | ilcantooscuro

  3. Pingback: Oscure simmetrie | ilcantooscuro

  4. Pingback: Gavrilo Princip | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...