Trentini in Siberia

sconta-3

 

In mezzo a tanta sventura, ebbi anche dei vantaggi e precisamente quelli di aver viagiato per mare e per terra e cioè: Austria, Stiria, Carpati, Ungheria, Transilvania, Croazia, Slavonia, Bosnia, Serbia, Ucraina, Russia, Siberia, Manciuria, Corea, Cina, India, Africa, e finalmente Italia. E quello di aver conosciuto tante rasse: Tedeschi, Ungheresi, Crovati, Slovachi, Cecoslovachi, Bosniaci, Serbi, Galiziani, Po- lachi, Rumeni, Dalmati, Bulgari, Ucraini, Russi, Giaponesi, Siberiani, Nanciuriani, Coreani, Cinesi, Fran- cesi, Americani, Inglesi, Olandesi, Finlandesi, Indiani, Arabi

E’ un brano citato da Antonelli ne I dimenticati della Grande Guerra, saggio che parla di uno degli argomenti poco trattati nei libri di testo, ossia dei 55.000 trentini (e con loro migliaia di giuliani), sudditi di Francesco Giuseppe che combatterono con la divisa dell’esercito austriaco, ovviamente, per evitare che prendessero strane iniziative, sul fronte russo invece che su quello italiano.

Se il ritorno a casa dei prigionieri di guerra italiani, che a differenza di quelli austriaci in Italia, se la passavano assai male, fu fantozziano, il nonno di un mio collega, dopo mesi a mangiare farina di ghiande e zuppa di cavoli, una mattina si trovò davanti una delle guardie che gli disse:

“Guerra finita, noi di nuovo amici. Italia in quella direzione. Su, camminare”

quello dei prigionieri trentin e giuliani in Russia ebbe dell’epico: accettato trasferimento in Italia, grazie ad un accordo di collaborazione militare tra Regno d’Italia e Impero russo, furono concentrati nel campo di prigionia di Kirsanov, nel 1916 vennero trasferiti nel porto di Arcangelsk e lì imbarcati per la Gran Bretagna da cui poi, attraverso la Francia, giunsero a Torino.altri 2.500 alla fine del 1917 , bloccati dai ghiacci ad Arcangelsk, vennero trasferiti attraverso la ferrovia Transiberiana nella concessione italiana Tien Tsin.

Alcuni di loro fu imbarcata dai porti dell’Estremo Oriente per gli Stati Uniti, da dove proseguì alla volta dell’Europa.

La maggior parte, invece, fu protagonista di un’altra pagina trascurata della storia d’Italia, degna di Corto Maltese: si arruolarono in massa nella Legione Redenta, guidata dal maggiore dei Carabinieri Reali Cosma Manera, componente del corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente che combatté nell’estate 1919 per mantenere attiva la ferrovia transiberiana in Manciuria, che serviva agli Alleati per approvvigionare i “Bianchi” russi contro i sovietici, sconfiggendo l’Armata Rossa a Irkutsk, Harbin e Vladivostok.

Tra questi si distinsero i membri del Battaglione degli Irridenti, o Nero, dal colore delle loro mostrine, costituito da soldati provenienti da Zara e la Brigata Savoia del ragioniere Andrea Compatangelo, commerciante di Napoli e cronista per l’Avanti a tempo perso che innamorato di una delle tante Romanov, radunò 300 prigionieri trentini sbandati, li armò saccheggiando un deposito dell’esercito zarista e con questo piccolo esercito personale, cominciò la sua anabasi per la Siberia.

Annunci

One thought on “Trentini in Siberia

  1. Pingback: Asinara e Altamura | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...