Dibattito sul coattismo in fantascienza

L’ironica riflessione sulla “fantascienza coatta” ha aperto, in maniera alquanto inaspettata, un piccolo dibattito. Alcuni hanno apprezzato le miei idee, come il buon Luigi Bonaro e Marco Moretti, che pur seguendo una strada diversa dalla mia, con ottimi risultati, tra l’altro, condivide molte delle mie perplessità sulla fantascienza attuale e su come farla uscire dal vicolo cieco in cui sembra essersi infilata.

Tra i tanti contributi, do visibilità a quello del buon Max Barzaghi

Sono d’accordo quasi su tutto, meno che sul punto ” La violenza, il sesso, il sangue non devono essere censurati, ma esaltati nel loro valore catartico, ecc.
A mio avviso la violenza, il sesso ecc. ci possono stare, ma evitando minuziose descrizioni su come è stato maciullato un arto o sono esplose le cervella. A volte leggo opere del genere e mi sembrano più videogiochi che narrativa. Ci sono stati signori autori (non solo di SF) che hanno parlato di violenza in tutti i sensi senza descriverla così visivamente. E, a mio avviso, ci hanno azzeccato alla grande. Pensiamo a Bradbury o a Tolkien solo per fare due tra i tanti esempi.
Se io devo vedere scene di scotennamenti, scuoiamenti, ecc, allora mi guardo Ken il Guerriero o un film di Tarantino. Non mi leggo certo un libro. Questo è il mio parere.

Il problema è che nella cultura postmoderna la violenza è stata banalizzata: rappresentata in maniera superficiale in ogni salsa, è stata però privata della sua potenza sacrale, l’irruzione del caos nel mondo.

La fantascienza deve recuperarne la sua forza eversiva e disturbante: Tarantino potrebbe essere un esempio della strada da seguire

E’ interessante anche evidenziare il pensiero di Manieri

Mah, per primo, vorrei plaudire l’intenzione del sempre acuto Brugnoli che senza troppi giri di parole, as usual colpisce nel segno. Purtroppo, la sua analisi è tanto amara quanto necessaria e ciò, non perché la fantascienza di tipo sociologico non abbia una sua prerogativa ma perché a forza d’inseguirla ostinatamente, s’è perso il senso della fantascienza stessa che come pone in rilievo il Brugnoli, non nasce dai “massimi sistemi” ma dalla cartaccia pulp. Ciò detto, ben vengano le evoluzioni ma a patto che non se ne snaturi l’essenza se no il rischio di elaborare maldestri, quanto grossolani tentativi di elevarsi ad altro, ritenendo che la sola fantascienza non sia sufficientemente nobile, è dietro l’angolo. E non so cosa ne pensiate ma specie a queste latitudini, direi che ci riescano in parecchi

Piccola chiosa: secondo me il problema non è che la fantascienza si dedichi alla sociologia, è nella sua natura esplorare modelli immaginari di relazioni tra società e individui, ma che lo faccia purtroppo in maniera noiosa !

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2 thoughts on “Dibattito sul coattismo in fantascienza

  1. Pingback: Sempre sul coattismo fantascientifico | ilcantooscuro

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