Sempre sul coattismo fantascientifico

E’ interessante vedere come il dibattito sulla “fantascienza coatta” si sia concentrato sulla rappresentazione della violenza. Evidenzio l’autorevole parere di Manieri

Dunque, sul guardare a Tarantino come modello, non potrei essere meno d’accordo. Sarebbe come copiare da un amanuense e pure parecchio scadente. Ci sono esempi notevolissimi di fantascienza popolare, che poi fantascienza popolare è un pleonasmo. La fantascienza è popolare. Anche quella diciamo più, complessa, se il termine sociologica non piace, lo è. Si pensi a Hamilton, Raymond, Conan Doyle e Gibson. . Lo stesso Dick, che è forse il più frainteso degli autori”impegnati”, bilancia la riflessione e l’analisi con l’azione. Per azione non intendo raggi laser e inseguimenti ma scene in sequenza. Ci sono distanze siderali l’uno dall’altro ma nessuno ha mai inteso scassare le balle al lettore. Al cinema, potrei citare Carpenter, Cronenberg, Miller, Spielberg, Wise, Scott. Quindi, per concludere anche io con una chiosa, se perdete di vista l’idea di avventura, quale essa sia, se pensate che la vostra storia sia al servizio delle vostre elucubrazioni, e non il contrario, scrivete pure, date alle stampe ma non pretendiate pure di esser letti e peggio, apprezzati

Sottoscrivo in pieno: sulla questione Tarantino, più che come modello stilistico, che può piacere e non piacere, è utile considerarlo come riferimento intellettuale: in una società in cui la violenza è stata banalizzata è necessario recuperarne la sua forza iconica, l’irrompere del caos nel quotidiano.

Come dice il regista

La violenza fa parte di questo mondo e io sono attratto dall’irrompere della violenza nella vita reale. La violenza della vita reale è così: ti trovi in un ristorante, un uomo e sua moglie stanno litigando e all’improvviso l’uomo si infuria con lei, prende una forchetta e gliela pianta in faccia. È proprio folle e fumettistico, ma comunque succede: ecco come la vera violenza irrompe irrefrenabile e lacerante all’orizzonte della tua vita quotidiana. Sono interessato all’atto, all’esplosione e alla sua conseguenza.

E per aumentarne la forza, la capacità di staniare il lettore, per metterlo davanti alla follia del vivere, oltre a evidenziare la potenza estetica della distruzione e necessario anche fonderla con il sarcasmo.

E’ interessante evidenziare anche il parere del caro Marco Moretti

Nelle mie descrizioni truculente, orride e grottesche non prendo a modello Tarantino, che tra l’altro conosco poco: in genere l’ispirazione la traggo dalla mia fantasia, che è a questo riguardo una fonte inesauribile. Tra le tante cose, tratto argomenti che finora la fantascienza non ha nemmeno considerato o che ha a malapena sfiorato, come ad esempio coprofagia, necrofilia, cannibalismo, incesto, genocidio.

Concordo in pieno sul fatto che la fantascienza, castrata dal politicamente corretto, deve esplorare anche temi estremi e sconvolgenti per il lettore. E questo deve essere fatto con maestria: la narrazione deve scuoterlo, ma anche appassionarlo.

Perchè se fugge dalle pagine, allora il romanzo è un fallimento

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2 thoughts on “Sempre sul coattismo fantascientifico

  1. Pingback: Del Sublime nella fantascienza… | ilcantooscuro

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