Del Sublime nella fantascienza…

Sempre per continuare il dibattito sul coattismo, cito un’approfondita riflessione di Pier Luigi Manieri sul cinema di Tarantino

A proposito di violenza, fantascienza e di Bibbia, a messo che il tema fosse la violenza, la Bibbia ci mostra come si possa immaginare una narrazione che sia rappresentazione esemplare della vita. E la vita è violenta e violenza. Grazie a Dio (così restiamo in tema) è soprattutto molte altre cose…il punto è a mio parere che il due volte Oscar alla sceneggiatura poca aggiunga in termini universali. Sia limitato a quest’epoca. Ma questo è un periodo storico che si accontenta. Negli anni 70, periodo che pure, lui insegue e anela, non avrebbe trovato spazio. Neppure come maschera. Registi di serie A come De Palma, Scorsese, Coppola, Peckinpah, Cimino, Boorman, hanno metabolizzato la violenza meglio di quanto lui possa solo intuire. Carpenter, Spielberg, Romero, Milus, Hill, la hanno iconizzata, registi di serie B come Meyer e Corman la hanno resa grottesca ma comunque tutti sono andati oltre. Lui imita. Neanche a farlo apposta, ieri sera ho rivisto Reservoir Dogs. Esattamente 20 anni fa mi esaltai nella sala cinematografica. Uscito ho pensato:”Ora vado e svaligio una banca!” , rivedendolo ora, lo trovo datato, manieristico, eccessivo, pretenzioso. Inutile.

Se invece guardi Getaway! Duel, Il Padrino, Taxi Driver, Un tranquillo week-end di paura, The Warrior, Halloween, Fuga da New York,Conan il barbaro, Lo squalo, Alien, Blade Runner, Il fantasma del palcoscenico, e aggiungete voi tutti quelli che vi vengono in mente, non potremo non riconoscere come dal punto di vista drammaturgico siano ancora intatti, attuali, evocativi.Verhoeven sì che combina tutto ciò che stiamo dicendo:idee, azione, sorpresa, forma, provocazione.

Tarantino è come quello che racconta di esserci stato ma era lì dietro a tutti in fondo alla sala o non c’era affatto. È un mitomane. Non privo di alcune intuizioni forti, questo glielo riconosco, ma è singolare che il ragionamento si stia incagliando sui canoni tarantiniani, per quanto per esser coatti lo sono come pochi altri.

Mi viene in mente che R.R.Martin, ha dichiarato che lui ha aggiunto eros e violenza al fantasy perché nessuno è solo buono o solo cattivo. Allora diciamo che avrei preferito continuare a leggerlo ignaro di talune illuminanti quanto approfondite riflessioni.

Ma se l’iconizzazione della violenza potrebbe essere insufficiente a scuotere il lettore, con che altro registro stilitistico si può agire ? Una soluzione viene proposta da Marco Moretti

E’ necessario usare un linguaggio che incanti il lettore, che possa penetrare nei suoi incubi e popolarli di visioni sconvolgenti, apocalittiche. Nulla è infatti più ipnotico dell’orrore. Mi era chiaro già da bambino, quando non riuscivo a staccare gli occhi da una gran massa di cagnotti.

Di fatto è riprendere la definizione che Burke dava del Sublime:

Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore

L’orrendo che affascina, perchè legato alle nostre pulsioni nichiliste e alle forza distruttive di una Natura matrigna e Nemica, che mostra la nostra nuta fragilità dinanzi alla Vita

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