Nuovo Piano del Traffico ?

Tra i miei amici, sta scattando il panico per l’introduzione di una sorta di dazio per l’accesso alla porzione di Roma compresa entro l’anello ferroviario: idea non originale, visto che il primo a tirarla fuori, usando però che limite le mura aureliane, dovrebbe essere stato un certo papa Gregorio VII…

Premesso che sino al 2017 può succedere tutto e il contrario di tutto, compresa la defenestrazione di Marino da parte del PD, che la notizia è tutt’altro che nuova e che come scelta di vita ho rinunciato alla macchina, più per mantenere la sanità mentale, provate a trovare parcheggio all’Esquilino,poi ne discutiamo, che per ecologia, ho diverse perplessità su tale scelta.

L’esperienza di Milano è poco indicativa.I problemi della soluzione ecopass, l’iniquità, perchè pesa più sul reddito dei poveri che dei ricchi, e il fatto che non elimini il traffico, ma lo concentri nelle aree periferiche, sono stati compensati sia dalla gentrificazione del centro storico, sia da una rete di trasporti efficiente.

Condizioni che non si verificano a Roma: diverse aree dentro all’anello ferroviario, come lo stesso Esquilino, hanno un reddito medio al di sotto della media romana: in più, a differenza di Milano, vi è un grosso pendolarismo di lavoratori in direzione Centro Storico, a causa della centralizzazione amministrativa.

Al contempo, le soluzioni di mobilità alternative sono veramente ridotte ai minimi termini.

Per cui, per funzionare bene, la proposta Marino Improta dovrebbe essere associata a un serio processo di decentramento degli uffici pubblici e privati e forti investimenti nell’ampliamento e razionalizzazione del trasporto pubblico: purtroppo temo che manchino tempo, idee e soldi per realizzare entrambe le cose.

Sempre sul coattismo fantascientifico

E’ interessante vedere come il dibattito sulla “fantascienza coatta” si sia concentrato sulla rappresentazione della violenza. Evidenzio l’autorevole parere di Manieri

Dunque, sul guardare a Tarantino come modello, non potrei essere meno d’accordo. Sarebbe come copiare da un amanuense e pure parecchio scadente. Ci sono esempi notevolissimi di fantascienza popolare, che poi fantascienza popolare è un pleonasmo. La fantascienza è popolare. Anche quella diciamo più, complessa, se il termine sociologica non piace, lo è. Si pensi a Hamilton, Raymond, Conan Doyle e Gibson. . Lo stesso Dick, che è forse il più frainteso degli autori”impegnati”, bilancia la riflessione e l’analisi con l’azione. Per azione non intendo raggi laser e inseguimenti ma scene in sequenza. Ci sono distanze siderali l’uno dall’altro ma nessuno ha mai inteso scassare le balle al lettore. Al cinema, potrei citare Carpenter, Cronenberg, Miller, Spielberg, Wise, Scott. Quindi, per concludere anche io con una chiosa, se perdete di vista l’idea di avventura, quale essa sia, se pensate che la vostra storia sia al servizio delle vostre elucubrazioni, e non il contrario, scrivete pure, date alle stampe ma non pretendiate pure di esser letti e peggio, apprezzati

Sottoscrivo in pieno: sulla questione Tarantino, più che come modello stilistico, che può piacere e non piacere, è utile considerarlo come riferimento intellettuale: in una società in cui la violenza è stata banalizzata è necessario recuperarne la sua forza iconica, l’irrompere del caos nel quotidiano.

Come dice il regista

La violenza fa parte di questo mondo e io sono attratto dall’irrompere della violenza nella vita reale. La violenza della vita reale è così: ti trovi in un ristorante, un uomo e sua moglie stanno litigando e all’improvviso l’uomo si infuria con lei, prende una forchetta e gliela pianta in faccia. È proprio folle e fumettistico, ma comunque succede: ecco come la vera violenza irrompe irrefrenabile e lacerante all’orizzonte della tua vita quotidiana. Sono interessato all’atto, all’esplosione e alla sua conseguenza.

E per aumentarne la forza, la capacità di staniare il lettore, per metterlo davanti alla follia del vivere, oltre a evidenziare la potenza estetica della distruzione e necessario anche fonderla con il sarcasmo.

E’ interessante evidenziare anche il parere del caro Marco Moretti

Nelle mie descrizioni truculente, orride e grottesche non prendo a modello Tarantino, che tra l’altro conosco poco: in genere l’ispirazione la traggo dalla mia fantasia, che è a questo riguardo una fonte inesauribile. Tra le tante cose, tratto argomenti che finora la fantascienza non ha nemmeno considerato o che ha a malapena sfiorato, come ad esempio coprofagia, necrofilia, cannibalismo, incesto, genocidio.

Concordo in pieno sul fatto che la fantascienza, castrata dal politicamente corretto, deve esplorare anche temi estremi e sconvolgenti per il lettore. E questo deve essere fatto con maestria: la narrazione deve scuoterlo, ma anche appassionarlo.

Perchè se fugge dalle pagine, allora il romanzo è un fallimento

Dibattito sul coattismo in fantascienza

L’ironica riflessione sulla “fantascienza coatta” ha aperto, in maniera alquanto inaspettata, un piccolo dibattito. Alcuni hanno apprezzato le miei idee, come il buon Luigi Bonaro e Marco Moretti, che pur seguendo una strada diversa dalla mia, con ottimi risultati, tra l’altro, condivide molte delle mie perplessità sulla fantascienza attuale e su come farla uscire dal vicolo cieco in cui sembra essersi infilata.

Tra i tanti contributi, do visibilità a quello del buon Max Barzaghi

Sono d’accordo quasi su tutto, meno che sul punto ” La violenza, il sesso, il sangue non devono essere censurati, ma esaltati nel loro valore catartico, ecc.
A mio avviso la violenza, il sesso ecc. ci possono stare, ma evitando minuziose descrizioni su come è stato maciullato un arto o sono esplose le cervella. A volte leggo opere del genere e mi sembrano più videogiochi che narrativa. Ci sono stati signori autori (non solo di SF) che hanno parlato di violenza in tutti i sensi senza descriverla così visivamente. E, a mio avviso, ci hanno azzeccato alla grande. Pensiamo a Bradbury o a Tolkien solo per fare due tra i tanti esempi.
Se io devo vedere scene di scotennamenti, scuoiamenti, ecc, allora mi guardo Ken il Guerriero o un film di Tarantino. Non mi leggo certo un libro. Questo è il mio parere.

Il problema è che nella cultura postmoderna la violenza è stata banalizzata: rappresentata in maniera superficiale in ogni salsa, è stata però privata della sua potenza sacrale, l’irruzione del caos nel mondo.

La fantascienza deve recuperarne la sua forza eversiva e disturbante: Tarantino potrebbe essere un esempio della strada da seguire

E’ interessante anche evidenziare il pensiero di Manieri

Mah, per primo, vorrei plaudire l’intenzione del sempre acuto Brugnoli che senza troppi giri di parole, as usual colpisce nel segno. Purtroppo, la sua analisi è tanto amara quanto necessaria e ciò, non perché la fantascienza di tipo sociologico non abbia una sua prerogativa ma perché a forza d’inseguirla ostinatamente, s’è perso il senso della fantascienza stessa che come pone in rilievo il Brugnoli, non nasce dai “massimi sistemi” ma dalla cartaccia pulp. Ciò detto, ben vengano le evoluzioni ma a patto che non se ne snaturi l’essenza se no il rischio di elaborare maldestri, quanto grossolani tentativi di elevarsi ad altro, ritenendo che la sola fantascienza non sia sufficientemente nobile, è dietro l’angolo. E non so cosa ne pensiate ma specie a queste latitudini, direi che ci riescano in parecchi

Piccola chiosa: secondo me il problema non è che la fantascienza si dedichi alla sociologia, è nella sua natura esplorare modelli immaginari di relazioni tra società e individui, ma che lo faccia purtroppo in maniera noiosa !

Appunti per una fantascienza coatta

Spesso, parlando con vari appassionati, sento lamentele di ogni tipo sullo stato attuale della fantascienza: la sentono sempre più astratta e distante, incapace di accendere entusiasmi e sogni.

Per gioco, ho buttato giù qualche riga su come, dal mio punto di vista, ridonarle cuore e sangue. Così, per gioco, sono nati questi appunti per una fantascienza coatta, perchè sono troppo pigro per scrivere un manifesto…

1) La Fantascienza non è avanguardia, ma letteratura popolare: il nostro obiettivo è divertire il lettore, non cambiare il mondo. Per cui, niente seghe mentali, contorcimenti stilistici, riflessioni sulla vita e l’universo. Se vuole questo, sbadigliasse su un saggio filosofico.

2) Per divertire il lettore, bisogna recuperare lo spirito pulp delle origini, rivisto con ironica nostalgia: stupire il lettore, creando mondi non realistici, ma coerenti. Evitare trame troppo complicate, basare la storia su idee forti e semplici che abbiano attinenza con i problemi di ogni giorno, creare personaggi che non siano vuote macchiette, ma vivano nelle pagine con le loro contraddizioni

3) La violenza, il sesso, il sangue non devono essere censurati, ma esaltati nel loro valore catartico, rappresentati in maniera tanto esagerata da rasentare la parodia, per mostrare l’aspetto grottesco e abnorme del mondo che ci circonda. Ciò avviene recuperando la potenza delle parole, evitando qualsiasi castazione politicamente corretta.

4) Non avere paura di essere sarcastici: perchè la fantascienza è sovversione di un ordine costituito, folle e innaturale; solo con la risata folle si svela il vuoto che nasconde.

5) Radicarsi nel territori, rappresentandone i tic linguistici, le superstizioni, gli orrori. Il mondo alieno, lo sprawl, non devono essere totem astratti, ma frammenti concreti del caos in cui si affoga ogni giorno

Addii…

addii

Stavo per scrivere una serie di boiate sui miei prossimi progetti editoriali, ricevo la notizia della morte di una cara amica.

Non era inaspettata: da anni lottava, con alterne fortune, contro un tumore. Tante volte ci eravamo illusi che ce l’avesse fatta, che fosse in grado di tornare alla vita normale.

E ogni volta quel bastardo di cancro ci fotteva sempre. Ma lei non si arrendeva mai. Mi tornano in mente tante cose: quando ci siamo conosciuti, le avventure che abbiamo condiviso, le vittorie e le sconfitte.

Un caledoscopio di immagini e sensazioni. Tra tutte, spicca l’ultima chiacchierata, prima di ferragosto, quando tutto mi aspettavo, tranne questo.

Prima di salutarci, mi ha detto

Non sprecare mai nemmeno un minuto della tua vita, non essere giu’ di morale, non essere triste perchè non ne vale la pena.

Sorridi sempre alla vita, perchè è la cosa piu’ preziosa che abbiamo.

Ci provo a non essere giù di morale, ma oggi è tanto, tanto difficile

Ribellarsi alle occasioni perdute

labirinto

Occasioni perdute, superficialità e solenni fregature: questi sono i termini che mi vengono in mente, appena penso al rapporto tra politica,cultura ed Esquilino.

Un panorama desolante, che salta all’occhio del grande pubblico dinanzi a idee malsane, come il trasloco del Museo d’Arte Orientale, l’ultima di una grande serie di porcate.

Penso alla buffonata di Villa Altieri, inaugurata nel 2012 in pompa magna, alla presenza di Nicola Zingaretti, Giorgio Napolitano, il Cardinal Ravasi (ministro della cultura dello Stato della Chiesa, per capirci), Vittorio Sgarbi, Gianni Letta, il ministro Paola Severino.

Spazio che sarebbe dovuto essere sede del Museo della Memoria (un archivio di video interviste realizzate da ragazzi e dedicate alla testimonianza diretta delle storie, dei ricordi e dei racconti delle persone nate prima del 1940), di un bookshop delle opere della collezione archeologica della famiglia Altieri, dell’archivio Pio Rajna e della biblioteca provinciale, specializzata nella storia di Roma…

Dopo due anni, visto che per mancanza di fondi non si riesce a trasferivi nulla, giace chiusa, in attesa del prossimo degrado

O all’ex Cinema Apollo, acquisito nel 2001 dalla giunta Veltroni per tre milioni di euro, su cui si solo millantate infinite destinazioni culturali e che è abbandonato a se stesso, utile solo a dare un tetto agli sbandati

O alla Zecca, che sarebbe potuta essere mille cose, dalla città della scienza a un museo d’arte contemporanea o sull’evoluzione urbanistica dell’Esquilino, ma che crolla lentamente a pezzi, in attesa di una dismissione e dello speculatore che la trasformerà in albergo o in centro commerciale….

Appelli, petizioni, proteste, tutto cade nel vuoto: perchè per la politica romana, qualsiasi sia il suo partito, l’Esquilino non è una ricchezza, ma un’immensa latrina e discarica….

Ma non dobbiamo arrenderci, ma stringere i denti e lottare…

Perchè come dice Marla Lombardo

I fortunati aspettano le occasioni. Gli intraprendenti se le creano

E noi dobbiamo creare le nostre occasioni, per mutare il rione.

In difesa dal Tucci

appello

Il Museo nazionale d’arte orientale “Giuseppe Tucci” è una delle tante occasioni perdute dell’Esquilino… Situato in uno dei quartieri più multietnici di Roma, la vera frontiere dell’Urbe con l’Asia, è visitato a malapena da 12.000 persone l’anno, circa 33 al giorno, nonostante gli splendidi tesori, legati per esempio all’arte del Gandhara.

Il Museo è probabilmente penalizzato da una scarsa pubblicità e soprattutto, da un allestimento penoso: la riprova si è avutoa biennale d’Oriente, tenuta alle terme di Diocleziano, realizzata per la maggior parte con reperti provenienti dal Tucci, che però, a livello di visitatori e di loro coinvolgimento, sembrava essere di un altro pianeta.

Il Mibac, invece di prendere atto di questi problemi e di risolverli, valorizzando questo patrimonio, ha deciso di seguire la strada opposta: sminuirlo ulteriormente, trasferendo il tutto dalla sede storica, Palazzo Brancaccio, all’ultimo piano dell’Archivio Centrale, ancora meno appetibile ai visitatori e con il rischio di abbassare ulteriormente la qualità dell’allestimento.

Per questo, all’Esquilino ci stiamo mobilitando: per difendere e valorizzare un bene comune dalla miopia dei politici e dall’ottusità dei burocrati.

Rapporto di Minoranza ?

Tornato dalle vacanze, mi cadono gli occhi su una notizia proveniente dall’America: un professore delle superiore è stato sospeso dal servizio, credo che sia il termine equivalente in italiano, e arrestato per avere scritto un romanzo di fantascienza e autopubblicato in cui si racconta di una sparatoria in una scuola… Peccato che l’anno sia il 2902

Il mio primo pensiero è stato un

“Fortuna che stiamo in Italia, altrimenti, leggendo alcuni mie racconti, mi avrebbero sbattuto in cella e gettato la chiave nel profondo dell’Oceano”

Poi cerco su internet e mi trovo notizie simili, alcune quasi demenziali... Ora premesso che in America il problema delle sparatorie a scuola è serio, però a me sembra di essere finito dentro “Rapporto di Minoranza”, in una società paranoica, in cui un uomo non viene giudicato per le proprie azioni, come si è fatto dai tempi di Hammurabi in poi, ma per le presunte intenzioni, definite in base a un’analisi psicologica, soggettiva e fallibile, di opere di fantasia…

Dick è stato facile profeta… E’ purtroppo, specie in questo caso, la fantascienza mostra tutta la sua capacità di prevedere e sezionare gli incubi del Presente e del Futuro