Nuova vittoria al Premio Kipple

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Ogni tanto nella vita bisogna anche vantarsi, ogni tanto… E stavolta, ne ho l’occasione: ieri pomeriggio, mentre ero impegnato nel digerire un pranzo luculliano, ho ricevuto una splendida notizia.

Per la seconda volta, ho vinto il Premio Kipple, con Lithica, il famigerato seguito de Il Canto Oscuro…

Vittoria a pari merito con Marco Milani, il che mi riempie di orgoglio, dato che il buon Marco, oltre a essere uno scrittore di frontiera, è una pietra miliare del Connettivismo che, vuoi o non vuoi, è il movimento che ha rivoluzionato la fantascienza in Italia

Retake a Piazza Dante

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Giovedì sera, all’Esquilino, abbiamo messo su il primo evento di retake, dedicato alla pulizia dei poveri giardini di Piazza Dante, martirizzati dai bivacchi, a differenza di Piazza Vittorio, il passaggio delle forze dell’ordine e dell’Ama è da segnare come evento sul calendario, e dagli infiniti lavori per la nuova sede dei servizi segreti italiani, nell’ex palazzo CDP (secondo Li er barista, perplesso del fatto che tutti sappiano di una cosa che sarebbe dovuta essere segreta, facevano prima a buttarlo giù e ricostruirlo).

Piazza che è anche un simbolo di rinascita del rione, grazie anche alla meritoria attività del Cantiere dei Poeti, che fa tutto per valorizzare questo spazio urbano, coinvolgendo anche bambini.

Retake che è andato oltre ogni mia aspettativa, dato il mio scetticismo sulla natura umana è che stata anche una risposta a tutte le critiche ricevute nei giorni precedenti come

I problemi dell’Esquilino sono ben altri

il che può essere anche vero, ma spesso questa frase diviene una scusa per lamentarsi solo e non fare nulla. Una cosa che ho imparato nella vita è che ogni grande problema è scomponibile in tanti piccoli e per risolverli è necessario fare un passo alla volta: se mai si comincia, mai si finirà.

L’altra è con

tutte le tasse che pago de monnezza, perchè devo pulire io

testimonianza dell’italico fai fare agli altri quello che non vuoi fare tu… A cui contrappongo la frase dell’antropolga Margaret Mead

Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti non possa cambiare il mondo. In fondo è così che è sempre andata

Del Sublime nella fantascienza…

Sempre per continuare il dibattito sul coattismo, cito un’approfondita riflessione di Pier Luigi Manieri sul cinema di Tarantino

A proposito di violenza, fantascienza e di Bibbia, a messo che il tema fosse la violenza, la Bibbia ci mostra come si possa immaginare una narrazione che sia rappresentazione esemplare della vita. E la vita è violenta e violenza. Grazie a Dio (così restiamo in tema) è soprattutto molte altre cose…il punto è a mio parere che il due volte Oscar alla sceneggiatura poca aggiunga in termini universali. Sia limitato a quest’epoca. Ma questo è un periodo storico che si accontenta. Negli anni 70, periodo che pure, lui insegue e anela, non avrebbe trovato spazio. Neppure come maschera. Registi di serie A come De Palma, Scorsese, Coppola, Peckinpah, Cimino, Boorman, hanno metabolizzato la violenza meglio di quanto lui possa solo intuire. Carpenter, Spielberg, Romero, Milus, Hill, la hanno iconizzata, registi di serie B come Meyer e Corman la hanno resa grottesca ma comunque tutti sono andati oltre. Lui imita. Neanche a farlo apposta, ieri sera ho rivisto Reservoir Dogs. Esattamente 20 anni fa mi esaltai nella sala cinematografica. Uscito ho pensato:”Ora vado e svaligio una banca!” , rivedendolo ora, lo trovo datato, manieristico, eccessivo, pretenzioso. Inutile.

Se invece guardi Getaway! Duel, Il Padrino, Taxi Driver, Un tranquillo week-end di paura, The Warrior, Halloween, Fuga da New York,Conan il barbaro, Lo squalo, Alien, Blade Runner, Il fantasma del palcoscenico, e aggiungete voi tutti quelli che vi vengono in mente, non potremo non riconoscere come dal punto di vista drammaturgico siano ancora intatti, attuali, evocativi.Verhoeven sì che combina tutto ciò che stiamo dicendo:idee, azione, sorpresa, forma, provocazione.

Tarantino è come quello che racconta di esserci stato ma era lì dietro a tutti in fondo alla sala o non c’era affatto. È un mitomane. Non privo di alcune intuizioni forti, questo glielo riconosco, ma è singolare che il ragionamento si stia incagliando sui canoni tarantiniani, per quanto per esser coatti lo sono come pochi altri.

Mi viene in mente che R.R.Martin, ha dichiarato che lui ha aggiunto eros e violenza al fantasy perché nessuno è solo buono o solo cattivo. Allora diciamo che avrei preferito continuare a leggerlo ignaro di talune illuminanti quanto approfondite riflessioni.

Ma se l’iconizzazione della violenza potrebbe essere insufficiente a scuotere il lettore, con che altro registro stilitistico si può agire ? Una soluzione viene proposta da Marco Moretti

E’ necessario usare un linguaggio che incanti il lettore, che possa penetrare nei suoi incubi e popolarli di visioni sconvolgenti, apocalittiche. Nulla è infatti più ipnotico dell’orrore. Mi era chiaro già da bambino, quando non riuscivo a staccare gli occhi da una gran massa di cagnotti.

Di fatto è riprendere la definizione che Burke dava del Sublime:

Tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore

L’orrendo che affascina, perchè legato alle nostre pulsioni nichiliste e alle forza distruttive di una Natura matrigna e Nemica, che mostra la nostra nuta fragilità dinanzi alla Vita

Nuovo Piano del Traffico ?

Tra i miei amici, sta scattando il panico per l’introduzione di una sorta di dazio per l’accesso alla porzione di Roma compresa entro l’anello ferroviario: idea non originale, visto che il primo a tirarla fuori, usando però che limite le mura aureliane, dovrebbe essere stato un certo papa Gregorio VII…

Premesso che sino al 2017 può succedere tutto e il contrario di tutto, compresa la defenestrazione di Marino da parte del PD, che la notizia è tutt’altro che nuova e che come scelta di vita ho rinunciato alla macchina, più per mantenere la sanità mentale, provate a trovare parcheggio all’Esquilino,poi ne discutiamo, che per ecologia, ho diverse perplessità su tale scelta.

L’esperienza di Milano è poco indicativa.I problemi della soluzione ecopass, l’iniquità, perchè pesa più sul reddito dei poveri che dei ricchi, e il fatto che non elimini il traffico, ma lo concentri nelle aree periferiche, sono stati compensati sia dalla gentrificazione del centro storico, sia da una rete di trasporti efficiente.

Condizioni che non si verificano a Roma: diverse aree dentro all’anello ferroviario, come lo stesso Esquilino, hanno un reddito medio al di sotto della media romana: in più, a differenza di Milano, vi è un grosso pendolarismo di lavoratori in direzione Centro Storico, a causa della centralizzazione amministrativa.

Al contempo, le soluzioni di mobilità alternative sono veramente ridotte ai minimi termini.

Per cui, per funzionare bene, la proposta Marino Improta dovrebbe essere associata a un serio processo di decentramento degli uffici pubblici e privati e forti investimenti nell’ampliamento e razionalizzazione del trasporto pubblico: purtroppo temo che manchino tempo, idee e soldi per realizzare entrambe le cose.

Sempre sul coattismo fantascientifico

E’ interessante vedere come il dibattito sulla “fantascienza coatta” si sia concentrato sulla rappresentazione della violenza. Evidenzio l’autorevole parere di Manieri

Dunque, sul guardare a Tarantino come modello, non potrei essere meno d’accordo. Sarebbe come copiare da un amanuense e pure parecchio scadente. Ci sono esempi notevolissimi di fantascienza popolare, che poi fantascienza popolare è un pleonasmo. La fantascienza è popolare. Anche quella diciamo più, complessa, se il termine sociologica non piace, lo è. Si pensi a Hamilton, Raymond, Conan Doyle e Gibson. . Lo stesso Dick, che è forse il più frainteso degli autori”impegnati”, bilancia la riflessione e l’analisi con l’azione. Per azione non intendo raggi laser e inseguimenti ma scene in sequenza. Ci sono distanze siderali l’uno dall’altro ma nessuno ha mai inteso scassare le balle al lettore. Al cinema, potrei citare Carpenter, Cronenberg, Miller, Spielberg, Wise, Scott. Quindi, per concludere anche io con una chiosa, se perdete di vista l’idea di avventura, quale essa sia, se pensate che la vostra storia sia al servizio delle vostre elucubrazioni, e non il contrario, scrivete pure, date alle stampe ma non pretendiate pure di esser letti e peggio, apprezzati

Sottoscrivo in pieno: sulla questione Tarantino, più che come modello stilistico, che può piacere e non piacere, è utile considerarlo come riferimento intellettuale: in una società in cui la violenza è stata banalizzata è necessario recuperarne la sua forza iconica, l’irrompere del caos nel quotidiano.

Come dice il regista

La violenza fa parte di questo mondo e io sono attratto dall’irrompere della violenza nella vita reale. La violenza della vita reale è così: ti trovi in un ristorante, un uomo e sua moglie stanno litigando e all’improvviso l’uomo si infuria con lei, prende una forchetta e gliela pianta in faccia. È proprio folle e fumettistico, ma comunque succede: ecco come la vera violenza irrompe irrefrenabile e lacerante all’orizzonte della tua vita quotidiana. Sono interessato all’atto, all’esplosione e alla sua conseguenza.

E per aumentarne la forza, la capacità di staniare il lettore, per metterlo davanti alla follia del vivere, oltre a evidenziare la potenza estetica della distruzione e necessario anche fonderla con il sarcasmo.

E’ interessante evidenziare anche il parere del caro Marco Moretti

Nelle mie descrizioni truculente, orride e grottesche non prendo a modello Tarantino, che tra l’altro conosco poco: in genere l’ispirazione la traggo dalla mia fantasia, che è a questo riguardo una fonte inesauribile. Tra le tante cose, tratto argomenti che finora la fantascienza non ha nemmeno considerato o che ha a malapena sfiorato, come ad esempio coprofagia, necrofilia, cannibalismo, incesto, genocidio.

Concordo in pieno sul fatto che la fantascienza, castrata dal politicamente corretto, deve esplorare anche temi estremi e sconvolgenti per il lettore. E questo deve essere fatto con maestria: la narrazione deve scuoterlo, ma anche appassionarlo.

Perchè se fugge dalle pagine, allora il romanzo è un fallimento

Dibattito sul coattismo in fantascienza

L’ironica riflessione sulla “fantascienza coatta” ha aperto, in maniera alquanto inaspettata, un piccolo dibattito. Alcuni hanno apprezzato le miei idee, come il buon Luigi Bonaro e Marco Moretti, che pur seguendo una strada diversa dalla mia, con ottimi risultati, tra l’altro, condivide molte delle mie perplessità sulla fantascienza attuale e su come farla uscire dal vicolo cieco in cui sembra essersi infilata.

Tra i tanti contributi, do visibilità a quello del buon Max Barzaghi

Sono d’accordo quasi su tutto, meno che sul punto ” La violenza, il sesso, il sangue non devono essere censurati, ma esaltati nel loro valore catartico, ecc.
A mio avviso la violenza, il sesso ecc. ci possono stare, ma evitando minuziose descrizioni su come è stato maciullato un arto o sono esplose le cervella. A volte leggo opere del genere e mi sembrano più videogiochi che narrativa. Ci sono stati signori autori (non solo di SF) che hanno parlato di violenza in tutti i sensi senza descriverla così visivamente. E, a mio avviso, ci hanno azzeccato alla grande. Pensiamo a Bradbury o a Tolkien solo per fare due tra i tanti esempi.
Se io devo vedere scene di scotennamenti, scuoiamenti, ecc, allora mi guardo Ken il Guerriero o un film di Tarantino. Non mi leggo certo un libro. Questo è il mio parere.

Il problema è che nella cultura postmoderna la violenza è stata banalizzata: rappresentata in maniera superficiale in ogni salsa, è stata però privata della sua potenza sacrale, l’irruzione del caos nel mondo.

La fantascienza deve recuperarne la sua forza eversiva e disturbante: Tarantino potrebbe essere un esempio della strada da seguire

E’ interessante anche evidenziare il pensiero di Manieri

Mah, per primo, vorrei plaudire l’intenzione del sempre acuto Brugnoli che senza troppi giri di parole, as usual colpisce nel segno. Purtroppo, la sua analisi è tanto amara quanto necessaria e ciò, non perché la fantascienza di tipo sociologico non abbia una sua prerogativa ma perché a forza d’inseguirla ostinatamente, s’è perso il senso della fantascienza stessa che come pone in rilievo il Brugnoli, non nasce dai “massimi sistemi” ma dalla cartaccia pulp. Ciò detto, ben vengano le evoluzioni ma a patto che non se ne snaturi l’essenza se no il rischio di elaborare maldestri, quanto grossolani tentativi di elevarsi ad altro, ritenendo che la sola fantascienza non sia sufficientemente nobile, è dietro l’angolo. E non so cosa ne pensiate ma specie a queste latitudini, direi che ci riescano in parecchi

Piccola chiosa: secondo me il problema non è che la fantascienza si dedichi alla sociologia, è nella sua natura esplorare modelli immaginari di relazioni tra società e individui, ma che lo faccia purtroppo in maniera noiosa !

Appunti per una fantascienza coatta

Spesso, parlando con vari appassionati, sento lamentele di ogni tipo sullo stato attuale della fantascienza: la sentono sempre più astratta e distante, incapace di accendere entusiasmi e sogni.

Per gioco, ho buttato giù qualche riga su come, dal mio punto di vista, ridonarle cuore e sangue. Così, per gioco, sono nati questi appunti per una fantascienza coatta, perchè sono troppo pigro per scrivere un manifesto…

1) La Fantascienza non è avanguardia, ma letteratura popolare: il nostro obiettivo è divertire il lettore, non cambiare il mondo. Per cui, niente seghe mentali, contorcimenti stilistici, riflessioni sulla vita e l’universo. Se vuole questo, sbadigliasse su un saggio filosofico.

2) Per divertire il lettore, bisogna recuperare lo spirito pulp delle origini, rivisto con ironica nostalgia: stupire il lettore, creando mondi non realistici, ma coerenti. Evitare trame troppo complicate, basare la storia su idee forti e semplici che abbiano attinenza con i problemi di ogni giorno, creare personaggi che non siano vuote macchiette, ma vivano nelle pagine con le loro contraddizioni

3) La violenza, il sesso, il sangue non devono essere censurati, ma esaltati nel loro valore catartico, rappresentati in maniera tanto esagerata da rasentare la parodia, per mostrare l’aspetto grottesco e abnorme del mondo che ci circonda. Ciò avviene recuperando la potenza delle parole, evitando qualsiasi castazione politicamente corretta.

4) Non avere paura di essere sarcastici: perchè la fantascienza è sovversione di un ordine costituito, folle e innaturale; solo con la risata folle si svela il vuoto che nasconde.

5) Radicarsi nel territori, rappresentandone i tic linguistici, le superstizioni, gli orrori. Il mondo alieno, lo sprawl, non devono essere totem astratti, ma frammenti concreti del caos in cui si affoga ogni giorno