Steampunk a destra e manca

Negli ultimi mesi, con un poco di stupore, ho trovato la definizione di steampunk affibbiata diversi romanzi fantastici

Il che mi rallegra, smentendo chi ipotizzava un rapido sgonfiarsi del fenomeno, dall’altra mi lascia perplesso, perché spesso vedo l’etichetta applicata, secondo me, a sproposito.

Lo steampunk, infatti è qualcosa di più e di diverso dal piazzare a destra e manca ingranaggi e vapore: è il confrontarsi in maniera postmoderna, cinica e disincantata, con i miti dell’Ottocento, dal positivismo all’imperialismo, dal meccanicismo al razionalismo, che vuoi o non vuoi hanno costituito il culmine massimo della cosiddetta ideologia della Modernità..

Cosa che per esempio non è applicabile all’ottimo Il Volo del Leone di Paolo Ninzatti, che, con estrema eleganza, rivisita gli stilemi culturali del Rinascimento, i quali, citando l‘analisi di Stephen Toulmin nel suo celebre saggio Cosmopolis, sono antitetici alla Modernità.

E lo stesso vale per Davide Del Popolo Riolo che si confronta con uno mondo classico, sotto certi aspetti più simile alla nostra postmodernità che alla visione del mondo ottocentesca.

Se l’etichetta steampunk può essere un buon veicolo pubblicitario, un traino per i nostri bravi autori del fantastico, però è anche un letto di Procuste.

Il pericolo è che omologando il tutto, si perda di vista la vera ricchezza dei nostri romanzieri: l’originalità creativa e visionaria.

E ciò può provocare la disaffezione, convinto a torto, di trovarsi davanti prodotti sempre uguali.

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4 thoughts on “Steampunk a destra e manca

  1. Be’, diciamo anche che la culla dello Steampunk è la narrativa videoludica. Stiamo parlando di un genere assolutamente estetico, che non “deve” avere necessariamente dei contenuti politico-morali, cosa che invece accade nel cyberpunk, che invece “deve” averli. Secondo me la denominazione di steampunk è parzialmente errata, perché in realtà vi è poco di “punk”…

  2. Però, il primo romanzo di genere è Pavana che risale al 1968, seguito da diverse opere di Morcock, dei primi anni Settanta… Per cui, parlare di narrativa videoludica è parzialmente errato… Poi, sempre considerando le opere di Di Filippo o di China Miéville o per parlare degli italiani di Forlani, di punk, intesa come anarchica contestazione al sistema, ve ne è bizzeffe… Anzi, sotto molti aspetti, prendendo come paradigma la Macchina della realtà, lo Steampunk è anche più politico del cyberpunk… Il problema è che questi aspetti, anche a causa della sottocultura cosplay, su cui il cyberpunk, almeno in Italia, ha avuto meno impatti, sono stati marginalizzati a favore della dimensione estetica e artigianale..

  3. mi sono appena letto “il Volo del Leone”, e confesso che l’ho trovato alquanto pessimo, tanto da farmi dubitare persino se acquistare “De Bello Alieno” visto che lo pubblica sempre la Delos…

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