Fantafascismo…

breda

Una delle questione della narrativa ucronica italiana è la sua riduzione al cosiddetto fantafascismo, l’insieme di romanzi basati sulla sopravvivenza del Regime oltre il 1945 a causa della vittoria italiana nella Seconda Guerra Mondiale, al fianco o contro la Germania nazista, o della sua neutralità.

E’ innegabile che questo tipo di romanzi siano diffusi, come quelli, meno numerosi, che ipotizzano un mancata Unità di Italia: altri temi, come la Prima Guerra Mondiale o gli anni Settanta, sono assai meno trattati.

Se dovessi fare un’ipotesi, questi due temi storici rappresentano la “mitologia fondativa” del nostro Stato, come il ciclo di Enea o le vicende di Romolo per l’antica Roma.

Definiamo la nostra identità, il nostro essere italiani, rapportandoci con loro: per un antropologo, non proiettiamo il Passato nel nostro quotidiano, ma al contrario, lo ricostruiamo, mappandovi i problemi e le contraddizioni del nostro Presente.

Questo rapporto dialettico, rende variegata la natura del Fantafascismo; la narrazione del mito fondativo vive nel singolo. Può essere nostalgica, per ideologia politica o per l’idea della Storia come progressiva decadenza, progressista, oppure cinica, tanto qualsiasi sia il regime, i difetti e i problemi dell’Italia rimarranno uguali

In questa ottica, dato che il fantafascismo è una rappresentazione di ciò che siamo, anche io penso di dedicare un romanzo al genere.

Immagino una linea temporale in cui Francesco Baracca è sopravvissuto, diventando Ministro dell’Aeronautica al posto di Balbo e capo della fronda antitedesca nel Fascismo.

Dove si è realizzato in Etiopia quanto previsto dal Patto Hoare-Laval e Stalin manda aiuti molto più consistenti ai Repubblicani Spagnoli, trasformando il M.M.I.S. in un pozzo senza fondo.

Che il contratto Ricciardi, con la pronta disponibilità del governo Chamberlain-Churchill ad acquistare 800 apparecchi, per 6-8 milioni disterline, duemila cannoni (6 milioni), esplosivi e strumenti ottici (3 milioni), materie prime (2 milioni), e noleggiare navi italiane (5 milioni) sia firmato.

Lo stesso per il contratto Caproni, con la vendita di 300 aerei Ca-313 e 100 aerei Ca-311, di 300 caccia Reggiane Re-2000, di 50 di motori marini Isotta Fraschini ASSO e 1.000 mitragliere da 20 mm Isotta Fraschini/ Scotti.

Tutto questo porta a un Italia stanca e neutralista, che cerca di barcamenarsi alla male e peggio tra i due contendenti e dove la Breda tenta il colpaccio, tentando di appioppare il suo fallimentare Ba 88, che in questa TL viene accolto a pernacchioni da Baracca, alla RAF…

E l’impresa impossibile di rendere presentabile e far volare quell’accrocco viene data ad Adriano Visconti di Lampugnano, che deve districarsi tra gerarchi corrotti e puttanieri, ingegneri genialoidi, meccanici socialisti finchè non si tocca il loro portafoglio, burocrati sfaticati e doppiogiochisti…

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