La scala di Schild

Un paio di giorni fa, ho appena finito di rileggere la La scala di Schild di Egan: ora, non voglio accodarmi alla solita lamentela, anche giustificata, di chi evidenzia come la ristampa sia troppo recente rispetto alla prima edizione.

A quanto pare, questa politica sta premiando Urania, per cui, tanto di cappello.

Invece mi piaceva evidenziare come uno stesso romanzo, in periodi diversi della vita, dia sensazioni differenti: nel 2004, non mi colpì particolarmente, anzi, mi annoiò assai.

Feci molta fatica a finirlo: invece, questa volta l’ho divorato. Ora se il testo è rimasto lo stesso, cosa è cambiato in me, per farmelo percepire in maniera diversa ?

La mia cultura scientifica è rimasta pressochè la stessa. Scrivendo, forse, ho cominciato ad apprezzare di più alcune sottigliezze di Egan.

Ma forse probabilmene, ho ricominciato a stupirmi di nuovo dinanzi all’Ignoto, più che averne paura, e a recuperare l’amore per quel misterioso luogo dello spirito che chiamiamo casa. Sono mutato, rimanendo me stesso, nella mia personale scala di Schild.

E proprio questo, forse, ha aumentato la mia empatia con il romanzo

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