Poesia e Musica

Domenica mattina, come già accennato, parteciperò a un reading poetico in occasione dell’evento AmArte... Per descrivere lo spirito della manifestazione, do visibilità a un articolo di Marco Abbondanzieri sul rapporto tra poesia e musica

Cosa sono una musica da film, una musica di scena e un accompagnamento per una performance teatrale e una semplice litania?

Sono tutte pratiche musicali legate alle immagini, il connubio coro teatro è vecchio come il mondo, la pratica di accompagnare e sostenere la scena durante una rappresentazione era già in uso nell’antica Grecia.

Nietzsche, nella sua deriva pazzoide e lucida allo stesso momento, in gioventù ci regala un affresco sulla nascita della tragedia e sulla visione dell’arte mirabile per completezza e dovizia di particolari, ma soprattutto per la visione duale dell’arte stessa. La diatriba tra Dionisio e Apollo ancora oggi è aperta, inconsciamente ci dipaniamo tra le due sponde senza saperlo, chi siamo e quale di queste due entità ci contraddistingue, oppure ne esiste una terza? Tutte ipotesi e piccole contraddizioni che ci aiutano a superare a volte i momenti più difficili, dove pensiamo che l’arte, la cultura e tutto quello che ne segue siano inutili.

Il motore che muove il meccanismo interno alla creatività è talmente potente che ha quasi carburante inesauribile, non c’è al mondo un momento in cui il canto, il suono, la poesia, la pittura e tutte le arti non continuino a crescere e a svilupparsi, anche in un frangente come quello attuale, dove il mondo occidentale sembra arrancare. Anche all’est e al sud, dove c’è fame vera, l’arte non si arresta. La nostra noia atavica e il senso di frustrazione dovuto alla decadenza dei costumi, per qualcuno, come la falsa minaccia di contaminazione culturale, per qualcun’altro sono solo scusanti per non fermarci a pensare e per giustificare la propria aridità.
Ma l’arte no, non si ferma. Quando nel secolo scorso i primi blues man suonavano con cordofoni fatti con lo spago e un manico di scopa, i nostri grandi compositori morivano pazzi o depressi dopo aver prodotto cattedrali di suoni, con strumenti musicali di alta foggia, supportati da validi esecutori e sostenuti da un pubblico sempre attento ai vezzi e ai lazzi incoscienti dell’autore di turno, oggi quelli che erano poveri, neri e sporchi sono gli eroi della musica moderna, ai parrucconi, pur con il massimo dell’affetto e del rispetto, non rimane che essere ricordati da pochi addetti ai lavori…

L’estemporaneità dell’espressione musicale a corredo delle immagini ancora oggi è una pratica usuale e ben consolidata. A differenza delle sue sorelle strette, come la colonna sonora e la musica a programma, quella da scena vive dell’impatto visivo e sonoro prodotto appunto per uno scopo e uno o più soggetti delineati. Ma se l’improvvisazione è figlia della fantasia, e non tanto, l’estemporaneità è più articolata. La riproduzione di suoni della natura e l’imitazione da parte degli strumenti musicali non sono pratiche moderne, il famoso “Cimento dell’armonia” di Vivaldi, meglio conosciuto come “Le quattro stagioni” ne è un esempio, ma dove inizia l’estemporaneità e dove sta la differenza con l’improvvisazione?

Con una scelta molto soggettiva si parte un dato semplice, lineare: un blocco di accordi su cui, suonando alcune scale, viene costruito un sopra discorso musicale senza aver paura di “stonare”. Questa è nell’immaginario collettivo l’improvvisazione. L’estemporaneità non estremizza questo dato, lo lascia libero, libero di stonare, essere senza tempo o fare del ritmo il punto forte del discorso.
Sarà piacere mio e del del mio amico Dario Fiori condividere questa esperienza con voi, amici del MANGIAPAROLE, domenica 26 ottobre la mattina all’evento AMARTE, le vostre opere letterarie unite ai nostri suoni, non solo musica ma connubio di fonemi e vibrazioni, uno al servizio dell’altro.

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